La ricostruzione e la Costituzione 'di carta'

AutoreLorenzo Gaeta
Pagine49-53
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LA RICOSTRUZIONE
E LA COSTITUZIONE ‘DI CARTA’
I Cinquanta sono anni difficili. La ricostruzione vive nel clima
della ‘guerra fredda’ tra gli Stati Uniti (e i loro alleati) ed il blocco
comunista; e l’equilibrio del terrore, la paura della catastrofe atomica,
genera tragici mostri: ‘caccia alle streghe’ e purghe staliniane. Da noi,
i contrasti tra democristiani e socialcomunisti non sono certo bonari
come quelli tra don Camillo e Peppone, ma alla fine qualche soluzione
viene trovata: all’inizio degli anni Sessanta l’Italia diventerà un paese
completamente diverso da quello di quindici anni prima.
A partire dagli anni Cinquanta il diritto del lavoro dell’Italia repub-
blicana comincia dunque la sua marcia, illuminato dai principi della
Costituzione. Dal punto di vista normativo, l’ossatura della materia,
nella parte relativa alla disciplina dei rapporti individuali di lavoro,
continua ad essere quella degli anni del fascismo (e dunque le norme
del codice civile, alle quali si aggiungono quelle delle leggi speciali
relative ad istituti specifici del rapporto di lavoro), ovviamente depurata
dei non molti elementi più intimamente legati all’ideologia corporativa.
Poco alla volta, peraltro, anche il legislatore repubblicano si impegna
in interventi di tutela del lavoro che gradualmente costruiscono una rete
di protezioni tutt’altro che da sottovalutare: è il tessuto di leggi speciali
che, dando attuazione al programma costituzionale, accompagna lo svi-
luppo economico e sociale del nostro paese.
Nel periodo immediatamente post-bellico, sono da notare una legge
del 1949, che accentra in strutture pubbliche il collocamento dei lavo-
ratori1 (e che così disattende in parte le aspettative del sindacato, che
voleva riservarsene la gestione); una serie infinita di decreti – e poi un
1 L. 264/1949.

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