Il diritto del lavoro liberalizzato all'alba del XXI secolo

Autore:Lorenzo Gaeta
Pagine:87-95
 
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IL DIRITTO DEL LAVORO ED IL LIBERISMO
ECONOMICO ALL’ALBA DEL XXI SECOLO
Ogni inizio di secolo porta quasi automaticamente nuove speran-
ze e fiducia nel futuro; il 2001, che non è più data da fantascienza,
coincide, poi, addirittura, con l’inizio di un millennio, e le profezie
su una nuova era di pace si sprecano. Il brusco risveglio avviene l’11
settembre di quel l’anno, con l’attacco alle Torri gemelle di New York:
il mondo ripiomba in un’atmosfera di paura e di panico contro un av-
versario spesso indecifrabile, che non è soltanto il terrorismo islamico
integralista. Per il resto, tutti sono ormai connessi in rete e vivono
molto più virtualmente che realmente, tra internet e social network,
con tablet e smart phone. Da noi, l’occupa zione dei nuovi miti è pra-
ticamente completata: l’ideale è apparire, cercare successo, fama e
soldi facili; tra le voci ormai poco trendy, insieme ad impegno, critica,
etica, c’è anche ‘lavoro’.
Il lavoro di inizio secolo (e millennio) è profondamente diverso
rispetto al passato: il settore terziario è in forte espansione, mentre
l’agricoltura è sempre più marginale e in molti casi arretrata e assog-
gettata a ricatti malavitosi1; dal canto suo, si fa strada un’industria
di punta, ipertecnologica, dove la fabbrica è ormai un luogo asettico e
pulito in cui, quasi come in una sala operatoria, operai in camice bian-
co lavorano su sofisticati apparati elettronici. I lavori ‘pesanti’ esisto-
no sempre, ovviamente, nell’industria, nell’agricoltura e nei servizi;
ma li svolgono sempre meno gli italiani.
Nel 2002, le Nuove brigate rosse uccidono spietatamente Marco
Biagi, giuslavorista, collaboratore del governo di centrodestra, indivi-
duando in lui il simbolo della mediazione, concertazione e dialogo tra
capitale e lavoro, forieri, questa volta, di liberalizzazioni contestate del
1 Nel 2001, il terziario occupa il 61% dei lavoratori, l’industria il 33,5%, l’agricoltura il 5,5%.

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