Il lavoro nella Costituzione

Autore:Lorenzo Gaeta
Pagine:45-48
 
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IL LAVORO NELLA COSTITUZIONE
La seconda guerra mondiale lascia un mondo ridotto in macerie;
la povertà è diffusa, ma è tanta la voglia di rimboccarsi le maniche e
ricostruire. L’Italia nel 1946 ha cacciato i Savoia, nel 1948 ha scelto di
stare nel blocco americano, e cerca faticosamente di rimettersi in piedi
e far dimenticare al mondo la ‘parentesi’ fascista. E la Costituzione
che si dà è davvero degna di un paese moderno.
La Costituzione – alla quale contribuiscono armoniosamente, con
qualche compromesso, tutte e tre le correnti politiche presenti nel pae-
se: cattolici, laico-liberali, socialcomunisti – entra in vigore il 1° genna-
io 1948. Grande è l’attenzio ne che essa dedica al lavoro, a partire dalla
stessa definizione iniziale, secondo la quale «l’Italia è un Repubblica
fondata sul lavoro» (art. 1). Qui, con ogni probabilità, il ‘lavoro’ è
considerato in via generale, comprensivo sia di quello alle dipendenze
altrui sia di quello prestato in autonomia sia di quello imprenditoriale1.
La vera previsione ‘rivoluzionaria’ è però quella dell’art. 3, nel qua-
le, dopo la ‘tradizionale’ affermazione del principio di eguaglianza for-
male tra tutti i cittadini «senza distinzione di sesso, di razza, di lingua,
di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali»,
al secondo comma si prende atto che nella concreta realtà storica l’e-
guaglianza non esiste ma è, piuttosto, un obiettivo cui devono tendere
lo Stato e le forze politiche e sociali, eliminando gli ostacoli che di
fatto la impediscono. Il principio dell’eguaglianza sostanziale permea
di sé l’intera Costituzione, riconoscendo le diseguaglianze di fatto e
fornendo nuova legittimazione a tutte le azioni volte a parificare questa
1 Per appena 12 voti non passa la versione, patrocinata dalle sinistre, dell’Italia come
repubblica «di lavoratori», che avrebbe certo portato a conclusioni diverse. La formulazione
adottata è dovuta all’abile mediazione del democristiano Amintore Fanfani.

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