Informatica e Diritto

Editore:
ITTIG
Data di pubblicazione:
2007-01-01
ISBN:
0390-0975

Descrizione:

Si tratta di una rivista generale d'informatica giuridica e di diritto dell'informatica, sorta nel 1975 per iniziativa del Consiglio nazionale delle ricerche e pubblicata all'Istituto per la documentazione giuridica di Firenze con la casa editrice Le Monnier. Dato il carattere scientifico della pubblicazione e l'ampia partecipazione di collaboratori internazionali, gli articoli sono redatti oltre che in lingua italiana, anche nelle principali lingue europee.

Documenti più recenti

  • Presentazione
  • La tracciabilità nelle reti sociali degli autori di contenuti: limiti operativi, giuridico-normativi, e possibili approcci

    La crescente diffusione di servizi che consentono a utenti di tutto il pianeta di pubblicare e gestire in autonomia contenuti sulla rete Internet, avendo solo l’obbligo di accettare dei termini di servizio, e potendo operare spesso e facilmente in totale anonimato, favorisce nuove, e a tratti allarmanti, modalità di compimento di alcune fattispecie di reato già riconosciute nel nostro ordinamento (dal terrorismo ai traffici illeciti, sino alla diffamazione, o al cosiddetto cyberbullismo o ancora alle fake news). Questo complesso contesto pone nuove sfide e numerosi problemi a chi si occupa di indagare e di contrastare questi fenomeni, a livello nazionale e transnazionale. Nel contributo sono illustrati i risultati di un ampio approfondimento, svolto attraverso le audizioni pubbliche tenute in occasione della discussione del disegno di legge n. S.2575 presso la Commissione "Lavori pubblici, comunicazioni" del Senato della Repubblica durante la XVII legislatura. In quell’occasione sono emersi, da un lato, numerosi limiti tecnici, normativi o giurisdizionali che riducono di fatto la possibilità di successo della ricerca dei soggetti responsabili dell’inserimento di contenuti sulla Rete; dall’altro, sono state avanzate alcune proposte concrete volte al superamento di detti limiti, attraverso azioni tecniche e amministrative indirizzate sia ai soggetti istituzionali, sia agli operatori privati nazionali e internazionali. L’applicazione delle proposte si tradurrebbe in un sistema in grado di soddisfare, almeno in parte, i requisiti di tracciabilità delle connessioni, permettendo almeno l’identificazione degli autori dei contenuti pubblicati sul web.

  • Prospettive de iure condendo sulla responsabilizzazione dei content provider

    Il preoccupante fenomeno dell’odio on line non soggiace ancora, a livello internazionale, a un impianto disciplinare uniforme e condiviso. Tali incertezze normative riguardano lo stesso ordinamento giuridico italiano, sprovvisto di un puntuale e tipico inquadramento delle fattispecie cui potrebbero essere ricondotti i fenomeni dell’hate speech o delle molestie on line e, per quanto riguarda la responsabilità degli Internet Service Provider, ancorato a un sistema normativo ormai obsoleto, risalente al 2001. Al tempo stesso la Rete non aiuta, ingigantendo l’impatto e i danni che le sempre più numerose condotte persecutorie producono sulle vittime. Risultando pertanto necessaria una soluzione al contempo giuridica e tecnologica per contenere e sanzionare il fenomeno dell’odio on line, l’articolo valuta l’opportunità di rendere attivo e giuridicamente qualificato il ruolo dei provider della Rete (con particolare attenzione alla categoria dei content provider), attraverso l’ipotesi di nuove, trasparenti e certificate procedure di notice and takedown, supportabili da soluzioni tecnologiche di intelligenza artificiale basate sull’apprendimento automatico e sulla rilevazione e segnalazione di contenuti illeciti.

  • Social media e fenomeni intimidatori nei confronti degli amministratori locali

    A partire dai lavori di una Commissione parlamentare di inchiesta e da un recente intervento legislativo (la l. 105/2017) che ne traduce le risultanze, il contributo rappresenta un primo tentativo di esaminare la relazione tra social media e comportamenti intimidatori nei confronti degli amministratori locali. Si tratta di aspetti a lungo sottovalutati e su cui molto è ancora da fare, ma l’intervento legislativo pone le premesse per un approfondimento che, se accompagnato da opportune opzioni metodologiche, potrebbe consentire di fare maggiormente luce sul fenomeno e su come i nuovi media possano incidere su di esso.

  • La prima giurisprudenza sul rapporto tra pubblico impiego e social media

    I social network sono entrati prepotentemente nelle dinamiche personali e sociali e oggi le pubbliche amministrazioni sono sempre più consapevoli del loro potenziale in termini di efficacia, efficienza ed economicità dell’azione amministrativa. Con questo contributo si analizza l’impatto dei social media sul lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, svolgendo in particolare un’analisi ragionata di alcuni recenti pronunciamenti della Cassazione e della giustizia amministrativa. Questi giudici, infatti, hanno approfondito specifici temi salienti quali, ad esempio, il social network come strumento di comunicazione tra la pubblica amministrazione e i propri dipendenti; il diritto di critica del lavoratore via social; i controlli occulti mediante social media ad opera del datore di lavoro. L’obiettivo del saggio è quello di definire alcune best practice per le pubbliche amministrazioni italiane: istituzionalizzare la propria presenza sui social; realizzare specifici percorsi di formazione dei propri dipendenti sui termini di servizio dei social network; infine, valutare se dettare specifiche policy d’uso.

  • Social media e consulto medico: tra opportunità e rischi per i pazienti

    La rivoluzione tecnologica si sta inesorabilmente diffondendo anche in ambito sanitario e anche attraverso i social media, che favoriscono la creazione e lo scambio di contenuti generati direttamente dai pazienti con lo scopo di accedere a una second opinion medica. Si è instaurato di fatto un nuovo modello di accesso alle cure in cui lo storico rapporto di fiducia tra medico e paziente viene profondamente trasformato attraverso l’uso di queste nuove comunità virtuali. Nonostante i vantaggi, soprattutto in termini di abbattimento di tempi e confini geografici, emergono anche molte criticità legate alla sicurezza e alla protezione dei dati personali e sensibili dei pazienti. Il contributo intende investigare quindi proprio le nuove occasioni di scambio offerte dalle piattaforme social per il consulto medico, specie alla luce dei principi del regolamento europeo sulla protezione dei dati personali.

  • La Rete, i populismi e i partiti politici 2.0

    Il contributo analizza l’impatto delle nuove tecnologie digitali sui metodi di comunicazione dei partiti politici, avendo determinato anche un significativo cambiamento nel rapporto con i cittadini. In particolare, l’avvento di Internet ha consentito, da un lato, ai partiti di trasmettere in via immediata e diretta il proprio messaggio politico ai cittadini e, dall’altro, alla cittadinanza di dialogare direttamente con i propri rappresentanti. È evidente, alla luce del panorama politico attuale, che la Rete è stata utilizzata in particolare dai leader politici per raccogliere il consenso elettorale attraverso un meccanismo di personalizzazione del programma di partito. Il web d’altra parte è divenuto anche il mezzo attraverso cui veicolare la protesta contro le istituzioni e l’establishment da parte di formazioni politiche c.d. antisistema, il cui fine principale è quello di farsi portatrici del malcontento dei cittadini nei confronti della precedente classe politica. La Rete facilita oggi l’instaurarsi di un dialogo diretto tra rappresentanti e rappresentati, in apparente competizione con le aule parlamentari, luogo di sintesi delle plurali istanze sociali. È necessario, però, che queste supposte forme di democrazia diretta, esercitabili attraverso i social media e la Rete, concorrano con il Parlamento nella comprensione e nella soddisfazione delle esigenze dei cittadini.

  • I social media, data analytics, amministrazioni pubbliche: come le amministrazioni usano i dati provenienti dal social media?

    I social media sono oramai parte integrante della vita di tutti e sono diventati, nel tempo, uno degli strumenti più utilizzati degli ultimi anni. Anche le amministrazioni pubbliche, così come le imprese e i singoli cittadini, stanno cominciando a utilizzarli, in maniera sempre più costante, principalmente per adempiere in maniera più efficace ai propri compiti di comunicazione pubblica e istituzionale. Nell’ultimo periodo, però, con la rivoluzione dei big data, le amministrazioni pubbliche hanno iniziato a utilizzare i social media anche come fonte di produzione di un ricco bacino di dati per condurre analisi ed elaborazioni utili alla comprensione della realtà che amministrano e delle prestazioni che erogano ai cittadini. I dati ricavabili dai social media, in effetti, rientrano, per loro natura, all’interno del fenomeno dei big data e si prestano a essere utilizzati nella logica della big data analytics. Secondo la letteratura scientifica internazionale, infatti, i dati estraibili dai social media possono essere utilizzati dalle amministrazioni come elemento conoscitivo per prendere decisioni e costruire il proprio indirizzo programmatico e politico, ma anche all’interno di varie funzioni amministrative. Questo "nuovo" uso dei dati risulta essere molto utile per le amministrazioni, ma risente di alcuni limiti strutturali legati alla natura dello strumento e produce conseguenti criticità da risolvere o quantomeno da prendere in considerazione. I dati provenienti dai social media e più in generale i big data, dunque, possono essere una risorsa conoscitiva nuova e originale per le amministrazioni pubbliche, certamente con limiti e criticità rilevanti. Questa risorsa avrebbe il merito di permettere di ritornare a mettere al centro del dibattito scientifico la capacità delle amministrazioni di conoscere e di ricostruire la realtà che amministrano e l’utilizzo di queste conoscenze all’interno del procedimento amministrativo.

  • Minori e social media: tutela dei dati personali, autoregolamentazione e privacy

    L’articolo offre un’analisi delle implicazioni giuridiche, in termini di privacy e protezione dei dati personali, derivanti dalle interazioni dei minori sui social media. L’attenzione verso il trattamento dei dati dei minori rappresenta una delle novità più importanti contenute nella nuova disciplina europea in materia (GDPR - General Data Protection Regulation), che introduce una specifica disposizione sull’età del consenso. Ulteriori strumenti contenuti nel GDPR direttamente incidenti sulla posizione del minore riguardano la trasparenza nelle informative, il diritto all’oblio, l’autoregolamentazione e i codici di condotta. Il contributo intende mostrare come, nel contesto dei servizi della società dell’informazione, permettere che la privacy dei bambini sia barattata per ottenere dei servizi gratuiti rappresenti non soltanto un male minore, bensì il male del minore.

  • Riassunti - Abstracts

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