Una cornice teorica per la gestione e trasformazione dei conflitti interculturali ed interreligiosi

Autore:Andrea Valdambrini
Pagine:158-184
RIEPILOGO

Storie di conflitti interculturali - Conflitto e diversità - Un’idea di conflitto - Stili conflittuali - Puzzle Scacchi Tangram

 
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Sembra essere un tratto centrale della seconda moder-nità che i diritti politici di libertà, originariamente concepiti come forme di partecipazione solo nell'ambito ristretto dell'azione politica, vengono fatti valere sempre più spesso in tutti gli altri campi dell'agire sociale.

Non siamo forse veri e propri analfabeti nella lingua e nell'arte necessarie per creare, tessere e conservare liberamente connessioni e legami?

(Ulrich Beck)

Inizio1 con tre brevi aneddoti. Il primo riguarda i problemi che sorgono nel prendere delle decisioni «democratiche» in una famiglia postmoderna. Il secondo è un tipico racconto sapienziale delle culture orali; lo si trova con poche varianti nel patrimonio narrativo dei popoli dei cinque continenti. Il terzo è tratto da uno dei testi che hanno contribuito a fondare il campo di studi sulla gestione creativa dei conflitti. Hanno alcuni punti in comune, i quali costituiscono il tema e filo conduttore di questo articolo.

@Primo racconto. La famiglia aperta e i suoi nemici.

Due giovani genitori trattano la loro prima bambina, praticamente da quando è nata, come una co-protagonista di ogni decisione importante da prendere nel nucleo famigliare. Lo fanno bene, giocosamente, e la bambina non solo si diverte, ma considera questo essere consultata, essere membro di un ensemble che dà spazio e voce ad ognuno, un fatto del tutto scontato, parte intrinseca delle reciproche identità e delle forme di autorità accettabili. Succede tuttavia che man mano che la bambina cresce, i motivi di dissenso e di incomprensione diventano più nettiPage 134e si polarizzano intorno a scelte alternative relative per esempio a come passare il tempo libero, chi va con chi e quando o anche in scontri di gusti e opinioni. I genitori di fronte a questi conflitti si comportano come se avessero letto e assunto come manuale La Società aperta e i suoi nemici di Popper; cioè rivolgendo alla figlia l'invito di discutere democraticamente i pro e i contro di ognuna delle opposte posizioni. Ma, come mi hanno raccontato fra il divertito e lo sgomento gli stessi genitori, tutta questa bella e lodevole impalcatura ha incominciato a scricchiolare un giorno quando la bambina, allora di quattro anni, di fronte all'invito ad avvicinarsi per discutere con calma i pro e i contro di una sua pretesa, ha risposto: 'No. Non vengo, se no tu mi convinci'.

Al di là del diletto che questa battuta può provocare, emergono le seguenti domande di approfondimento. Possiamo sostenere o no che la figlia «ha ragione»? Per gestire questo conflitto vi viene in mente un modo diverso sia da quello argomentativo che da quello impositivo dell'autorità tradizionale? Come avreste reagito alla figlia che si rifiuta di discutere i pro e i contro?

@Secondo racconto. La saggezza del mediatore.

Viveva in un villaggio un uomo molto povero e devoto, assieme alla madre cieca e a una moglie triste e amareggiata per la mancanza di prole. Ogni giorno questo uomo pio si alzava all'alba e andava al tempio a chiedere al Signore di far qualcosa per lenire le sofferenze sue e dei suoi cari. Dopo dodici anni di preghiere sentì la voce di Dio: 'Esprimi un desiderio e sarà realizzato'. 'Mi prendi alla sprovvista' rispose il pover’uomo, 'posso consultarmi con mia madre e mia moglie prima di rispondere?'. Ottenuto il permesso, corre a casa dove incontra per prima la madre. 'Figlio mio, se chiederai al Signore di ridarmi la vista, ti sarò grata e ti benedirò finché vivo'. Poi andò dalla moglie, la quale messa al corrente di tutto, esclamò: 'Lascia perdere tua madre che è vecchia e destinata a chiudere definitivamente gli occhi nel giro di qualche anno! Quello che devi chiedere è un figlio che un giorno si prenda cura di noi e che ci porti un po' di fortuna anche economica'. La madre, che stava ascoltando, prese una canna e si mise a picchiare la nuora chiamandola egoista, la moglie reagì e ne nacque un terribile corpo a corpo. Il pover’uomo, sentendosi completamente impotente di fronte a tanta ira, scappò di casa e si recò da un suo conoscente il quale era considerato un mediatore dei conflitti nel villaggio. 'Mia madre vuole la vista, mia moglie un figlio ed io desidero più di tutto un certo benessere economico in modo da non dover pensare ogni giorno se si mangia o no'. L'uomo, dopo un atti-Page 135mo di meditazione, rispose: 'Figlio mio, tu non devi scegliere fra le richieste dell'uno o l'altro membro della tua famiglia, sono tutte giuste. Domani mattina devi dire: Oh Signore, non chiedo nulla per me stesso, anche mia moglie non chiede nulla per sé, ma mia madre è vecchia e cieca e il suo ultimo desiderio prima di morire è riuscire a vedere un nipotino sano e vispo, che mangia cibo abbondante da una tazza tutta d'oro'.2

Provate a mettervi nei panni dei singoli protagonisti di questa storia e ad argomentare i pro e i contro delle loro richieste. Qual è la differenza fra le soluzioni che con questo approccio siete in grado di immaginare e quella indicata dal mediatore? Siete in grado di individuare delle ragioni per cui discutere i pro e i contro impedisce di inventare una soluzione capace di accontentare tutti, o comunque di immaginare una nuova soluzione che tutti vedono come «la migliore»? In quali casi e a quali condizioni la modalità di pensiero giudicante e argomentativa risulta adeguata ed efficace?

@Terzo racconto. La bibliotecaria esperta di ascolto attivo.

In una biblioteca due utenti stanno litigando fra loro: uno vuole aprire la finestra perché gli manca l'aria e l'altro vuole che rimanga chiusa perché ha i reumatismi e teme la corrente. Alzano la voce e disturbano gli altri lettori. Arriva una prima bibliotecaria: 'Silenzio! Se non vi sedete e state zitti, vi faccio uscire entrambi!'. Si siedono, ma dopo un po' ricominciano a litigare. Arriva una seconda bibliotecaria la quale ascolta attentamente entrambi e poi, dopo una breve riflessione, propone: 'Che ne dite se apriamo la finestra della stanza accanto, in modo che l'aria circoli senza provocare correnti?'3

Abbiano qui in poche righe, tre modi di procedere: il primo è argomentativo (perché la finestra deve rimanere aperta o chiusa, o aperta a metà, ecc.), il secondo è procedurale (il regolamento impone il silenzio e deve essere rispettato) e il terzo è basato sull'ascolto attivo, cioè sull'assumere che entrambi i contendenti hanno ragione e cercare una soluzione creativa che venga incontro a entrambi. Chiediamoci ora che riflessioni suscita il fatto che una bibliotecaria postmoderna assomigli di più al mediatore del villaggioPage 136premoderno che non alla sua collega la cui formazione è rimasta bloccata ai tempi della modernità imperante.

In questo saggio elencherò alcuni dei principali e conclamati difetti della postmodernità, interpretati come conseguenza del fatto che in un contesto radicalmente nuovo e con esigenze e comportamenti radicalmente nuovi (rispetto alla modernità) continuiamo ad affidarci ad abitudini di pensiero, forme di autorità e modalità decisionali largamente obsolete. In particolare contrapporrò l'approccio «argomentativo» divenuto dominante nel corso della prima modernità (centrato - come vedremo - sull'ascolto passivo) all'approccio che la letteratura chiama «esplorativo» (o «di indagine creativa» o «consensus building» centrato - come vedremo - sull'ascolto attivo).

La scaletta è la seguente: 1. i caratteri della post-modernità (la discussione sociologica); 2. ascolto attivo e ascolto passivo (fenomenologia e il modello della buona comunicazione interculturale); 3. argomentazione vs esplorazione (in generale); 4. argomentazione vs esplorazione (nelle decisioni pubbliche); 5. elogio del coffee break.

@I caratteri della post modernità

C'è un accordo di fondo, fra gli studiosi e scienziati sociali che si occupano della seconda modernità (o postmodernità, o modernità riflessiva), sul fatto che uno dei principali tratti che la contraddistinguono è il dilagare in tutti i campi della vita sociale di quelle che Anthony Giddens ha chiamato «relazioni pure». L'odierna «relazione pura»:

Non è, com'era invece un tempo il matrimonio, una 'condizione naturale' la cui durabilità può essere data per scontata a meno di circostanze estreme. Una delle caratteristiche della relazione pura è che può essere troncata, più o meno a proprio piacimento e in qualsiasi momento, da ciascuno dei due partner. Perché una relazione abbia una chance di durare è necessario l'impegno; ma chiunque si impegni senza riserve rischia di soffrire molto in futuro qualora la relazione dovesse dissolversi4.

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Sono d'accordo con questa descrizione, con alcune riserve. Avverto infatti una certa acrimonia nel modo in cui è formulata. Sarei più propensa a descrivere lo stesso fenomeno in termini più neutrali. Per esempio facendo ricorso ai termini "voice" ed "exit" proposti in altro contesto da Albert Hirshman, che consentono di asserire che le relazioni anche più impegnative oggi possono essere troncate in quanto ognuno chiede e pretende di essere ascoltato (voice) e se questo non avviene, ritiene proprio diritto andarsene, cioè rompere la relazione (exit). L'espressione usata da Giddens «a proprio piacimento» mi pare indichi una superficialità che può esserci ma anche no, così come la motivazione di «non voler soffrire» non è detto che debba essere quella prevalente. E non vedo perché un «impegno senza riserve» sia incompatibile con il legittimo emergere di riserve in una fase seguente5.

Quello che in Giddens è acrimonia, in un altro sociologo (famoso fra l'altro per aver inventato l'espressione «modernità liquida» per indicare la postmodernità) Zygmunt Bauman, è puro moralismo. Ossia: uso di giudizi di valore che se non condivisi implicano non la comprensione, ma la condanna dell'interlocutore. Quando Bauman sostiene che oggigiorno «un impegno incondizionato assomiglia sempre più a una trappola da scansare ad ogni costo», rimango sorpresa dalla sua indignazione, perché anch'io personalmente vivo...

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