Affrontare differenze e conflitti in maniera costruttiva e in modo nonviolento: tutti possono scegliere di farlo!

Autore:Pat Patfoort
Pagine:99-114
RIEPILOGO

Il modo distruttivo per affrontare le differenze - L’aggressione è insita alla natura umana? - Il modo costruttivo per affrontare differenze e conflitti - Risolvere un conflitto - Trasformazione verso la gestione nonviolenta dei conflitti: tre casi su tre diversi livelli

 
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Molti conflitti violenti e molte guerre nel mondo accadono in situazioni dove due o più gruppi, con differenti background etnici e culturali, si trovano a confrontarsi l'uno di fronte all'altro. Anche a un livello individuale notiamo che spesso le persone sono soggette ad ansie, litigi, scontri, quando devono affrontare punti di vista, interessi, abitudini, valori, sentimenti differenti. Questo accade anche in famiglia, sul posto di lavoro, nelle riunioni, nei rapporti di vicinato, in strada. In genere sembra difficile trovare il modo di affrontare le differenze senza stress, senza provare rabbia, usare violenza, accusare dolore o sofferenza.

Ci sono diversi modi di comportarsi per affrontare le differenze. In via generale possiamo distinguere fra una modalità distruttiva, o violenta, e una costruttiva, o nonviolenta. La maggior parte delle persone non conosce questa distinzione, e ancor meno sa rendere concreto il modo costruttivo, o nonviolento.

Troppo spesso le persone si mostrano interessate a saperne di più solo quando si trovano nel bel mezzo di una crisi, sia a livello personale sia a livello sociale. Sebbene sia ancora possibile farlo, conoscere e rendere concreta la trasformazione dei conflitti attraverso il metodo nonviolento durante una crisi, è ovviamente molto difficile.

@Il modo distruttivo per affrontare le differenze

La situazione di partenza - sia per il modo distruttivo che per il modo costruttivo - è la presenza di almeno due diverse posizioni: queste sono costituite dalle diverse caratteristiche, o comportamenti, o punti di vista di due persone o di due gruppi di persone. Questa situazione di partenza di per sé non contiene alcun problema.

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La via ordinaria per procedere oltre questo punto di partenza è basata sul modello Maggiore-minore (o modello M-m). Ciascuno prova a presentare la propria caratteristica o il proprio comportamento come migliore rispetto a quello degli altri. Ciascuno prova ad aver ragione, a dominare, a vincere. Tenta insomma di mettersi in posizione M collocando l'altra persona, o l'altro gruppo, in posizione m.

Ne derivano tre meccanismi di violenza:

- la violenza contro la persona che per prima si è collocata nella posizione M, ossia l'escalazione della violenza;

- la violenza nei confronti di un terzo, ossia la catena della violenza;

- la violenza contro se stessi, ossia l'internalizzazione della violenza, dell'aggressione.

Il modello M-m è alla base della violenza. È la radice della violenza (vedi fig. 1).

differenze:

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Figura 1. La radice e i meccanismi della violenza.

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@L'aggressione è insita alla natura umana?

Comportarsi secondo il modello M-m è così usuale, sembra così normale, che la gente spesso ha l'impressione che sia l'unica soluzione possibile. Perlo più la gente pensa che ciò sia coerente con gli impulsi naturali dell'essere umano, con gli istinti dell'uomo. Ora, ciò che è inerente all'essere umano è certamente alla base della transizione dalla situazione di partenza di due differenti punti di vista al modello M-m. È l'istinto di autoprotezione o istinto di sopravvivenza che ci spinge a voler uscire fuori dalla posizione minore. La necessità di proteggere e difendere se stessi è certamente connaturata (inerente) agli esseri umani. Ma fare questo seguendo il modello Mm non è assolutamente connaturato all'essere umano. Questa via è soltanto una delle possibili vie per ottenere ciò. È la via che a prima vista sembra essere la più facile, e appare, quindi, anche l'unica che nella maggior parte delle umane società viene appreso fin dalla fanciullezza, e che dopo continua a essere sviluppata e alimentata in tutti i modi possibili.

Un altro modo per uscire da una situazione di partenza con due differenti punti di vista è il modello Equivalenza o Modello E (fig. 2). Questo modello risponde egualmente all'istinto di autoprotezione dell'essere umano. Il modello E, la nonviolenza, certamente ci permette di uscire fuori dalla posizione minore, di difendere e proteggere noi stessi, ma non a spese altrui, non contro qualcuno, non attaccando, come è nel caso del modello M-m.

Così, non è l'aggressività che è connaturata agli esseri umani, ma ciò che sta alla base di ciò.

@Il modo costruttivo per affrontare differenze e conflitti

Ora dobbiamo trattare la questione in cui le due differenti posizioni della situazione di partenza sono due diversi punti di vista. Quando due (o più) parti hanno diversi punti di vista, sono in disaccordo. Quando si utilizza il modello M-m questa situazione si definisce «conflitto».

Per capire come sviluppare il modello Equivalenza, vediamo come sono i suoi strumenti e confrontiamoli con quelli utilizzati nel modello Maggiore-minore. Nel modello M-m vengono adoperati gli argomenti. Essi sono portati per cercare di aver ragione, per vincere.

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Figura 2. Violenza e Nonviolenza.

A questo proposito distinguiamo tre tipi di argomenti:

  1. gli argomenti positivi: si presentano gli aspetti positivi del proprio punto di vista per muoversi verso la posizione M;

  2. gli argomenti negativi: si citano gli aspetti negativi dell'altro punto di vista per spingerlo verso il basso, nella posizione m;

  3. gli argomenti distruttivi: si denunciano gli aspetti negativi dell'altra persona per spingerla ancora più in basso nella posizione m. Gli argomenti utilizzati in questo caso possono essere la razza, l'età, il sesso. Il colore della pelle, essere giovani o anziani, uomini o donne, è presentato come negativo e utilizzato per svalutare il punto di vista dell'altro, che in linea di principio è neutrale rispetto a questi elementi.

Usando gli argomenti si ha una visione superficiale della situazione. Essi stimolano un'escalation del conflitto, alimentano il fuoco, per così dire.

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Entrambe le parti cercano ogni volta tutto ciò che possono trovare per rafforzare il proprio punto di vista in opposizione a quello dell'altra e per sopravanzarlo. Così il conflitto si espande e si aggiunge combustibile al fuoco.

Al contrario, il modello Equivalenza opera con i fondamenti, non con gli argomenti. Come indica la parola, i fondamenti sono i fattori sottostanti entrambi i punti di vista (fig. 3). Essi sono le ragioni per cui entrambe le parti hanno i rispettivi punti di vista: motivazioni, bisogni, sentimenti, interessi, obiettivi, valori. Questi elementi possono essere sia intellettuali-razionali sia emotivi. Si rivelano attraverso domande di «Perché». «Perché io ho questo punto di vista?», «Perché quell'altro o quell'altra ha il suo punto di vista?». Attraverso l'esplorazione dei fondamenti nel modello E si ottiene la possibilità di capire il conflitto in profondità piuttosto che limitarsi a gestire la superficie, bloccati nel modello M-m. I fondamenti dei differenti punti di vista spesso non vengono espressi. La gente può non esserne consapevole. Tuttavia sono presenti: identificarli è essenziale.

Risolvere un conflitto

Il disaccordo viene risolto in modi totalmente differenti col modello Maggiore-minore e col modello Equivalenza di soluzione del conflitto. Col modello M-m, esistono solo due possibilità. La ragione sta dalla mia parte o dall'altra. Ci troviamo in un sistema bidimensionale e ogni soluzione proposta o raggiunta provoca lo stesso tipo di reazione: «Vedi? Ho ragione io!» o «Chi ha vinto alla fine?». Ma spesso il modello M-m non offre alcuna via d'uscita: ogni volta che difendiamo noi stessi lo facciamo attaccando, perciò l'altro è...

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