Prospettive di tassazione della rete tra categorie tradizionali e nuovi modelli di tributo

Autore:Antonio Uricchio
Pagine:43-84
 
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CAPITOLO SECONDO
PROSPETTIVE DI TASSAZIONE DELLA RETE
TRA CATEGORIE TRADIZIONALI
E NUOVI MODELLI DI TRIBUTO
Sommario: 1. Il cyberspazio quale ambiente giuridico nel quale si forma e mo-
vimenta ricchezza. - 2. Il dibattito sulla fiscalità della rete tra Iva e imposte
sul reddito. - 3. Le nuove frontiere dell’imposizione della rete: la proposta
di istituzione della bit tax. - 4. Prospettive di riforma della fiscalità di Inter-
net: a) il tributo sulla registrazione dei domini. - 5. b) la tassa di concessione
degli indirizzi ip. - 6. c) l’imposizione sulla pubblicità on line. - 7. d) la Hit
tax (l’imposizione sugli accessi).
1. Il cyberspazio quale ambiente giuridico nel quale si forma e
movimenta ricchezza
Il continuo e frenetico processo di evoluzione tecnologica e
della scienza informatica comportano inevitabilmente profonde
modificazioni negli assetti giuridici1, in quelli economici, nella vita
1 Per approfondimenti di carattere generale V. FROSINI, Cibernetica, diritto
e società, Milano, 1964; ID., Telematica e informatica giuridica, in Enc. dir.,
vol. XLIV, Milano, 1992, pag. 60, G. PASCUZZI, Il diritto dell’era digitale,
Tecnologie informative e regole privatistiche, Bologna, 2002; A. G. OROFINO,
Forme elettroniche e procedimenti amministrativi, Bari, 2008, pag. 10, secondo
cui “l’evoluzione tecnologica da sempre influenza ed orienta quella giuridica. Il
rapporto tra tecnica e diritto è simbiotico ed ha una duplice connotazione: da un
lato quest’ultimo è costretto ad inseguire gli sviluppi scientifici, fornendo una
disciplina che sia utile alla tutela dei beni minacciati dal progresso e alla regola-
mentazione delle nuove situazioni che il progresso crea; dall’altro, però, è la tec-
nica a porsi in posizione servente rispetto al diritto, offrendo una serie di mezzi
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quotidiana di relazione2. In particolare, l’information technology
influenza significativamente forme e modalità di produzione e di
circolazione della ricchezza, dando un notevole impulso alla sua
dematerializzazione intesa nel senso di perdita della tangibilità del-
la stessa3. È noto, infatti, che Internet costituisce non solo un siste-
ma di comunicazione di massa, ma rappresenta un modello di or-
ganizzazione socio economica nel quale si realizza una forte inte-
rattività tra soggetti (privati e operatori economici) anche distanti i
quali scambiano, tra loro, parole, immagini, suoni ma anche capita-
li, beni o servizi.
Come evidenziato dapprima dal “rapporto sulla tecnologia, la
produttività e la creazione di lavoro” dell’Oecd e poi da quello
building the european information society for us all”, predisposto
da una commissione di esperti indipendenti della Commissione eu-
ropea4, dinanzi ad un’economia caratterizzata sempre più marcata-
idonei al soddisfacimento di esigenze che da sempre connotano il mondo giuridi-
co e che trovano, con l’evoluzione dei sistemi comunicativi, nuove forme di ap-
pagamento.”
2 U. GALIMBERTI, Psiche e tecne - L’uomo nell’età de lla tecnica, Milano,
1999, secondo cui “noi continuiamo a pensare la tecnica come uno strumento a
nostra disposizione, mentre la tecnica è diventata l’ambiente che ci circonda e ci
costituisce secondo quelle regole di razionalità che, misurandosi sui soli criteri
della f unzionalità ed efficienza, non esitano a subordinare le esigenze dell’uomo alle
esigenze dell’apparato tecnico”. Ne risultano così rivisti “i concetti di individuo,
identità, libertà, spazio, tempo di cui si nutriva l’età umanistica e che ora, nell’età del-
la tecnica, dovranno essere riconsiderati, dismessi o rifondati alle radici”.
3 Si veda, al riguardo, S. CIPOLLINA, I confini giuridici del tempo presente.
Il caso del diritto fiscale, cit. pag. 286, la quale, dopo aver precisato che l’uso
della locuzione “ricchezza dematerializzata” ha una finalità descrittiva empirica
e senza alcuna pretesa di categorizzazione, osserva che la privazione della mate-
rialità non coincide, dunque, con l’immaterialità, nel senso giuridico del termine,
ma con una più generica “intangibilità”. Su un piano più generale, si veda
l’ampio saggio di M. PIERRO, Beni e servizi nel diritto tributario, Padova, 2003,
dedicato ai riflessi fiscali dei processi di trasformazione della ricchezza e del-
l’affermazione delle c.d. new properties. Cfr. M.V. SERRANÒ, “Beni” e “cose” nel-
la fattispecie dell’e-commerce, in Boll. trib., 2007, pag. 606.
4 Come evidenziato da Luc Soete e da Karin Kamp, University of Maastricht,
<The “BIT TAX”: the case for further research> (nella traduzione italiana curata
da Sergio Minni), nel rapporto presentato il 12 agosto 1996, “storicamente, i beni
da noi consumati erano fisici, e perciò la produzione, la distribuzione e il consu-
mo di questi beni risultava facilmente tassabile. Gli input necessari per la produ-
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mente dalla produzione, dalla distribuzione e dal consumo di beni
intangibili e virtuali, oltre che dallo scambio e dalla circolazione di
conoscenze e di informazioni5, occorre chiedersi se sia il caso di
immaginare nuove forme di prelievo6 ovvero limitarsi ad adeguare
quelle esistenti7.
zione potevano essere facilmente misurati, il valore aggiunto generato dall’intero
processo di produzione industriale e di distribuzione poteva essere facilmente de-
terminato e il consumo finale facilmente localizzato. Oggi, man mano che le attivi-
tà economiche divengono crescentemente concentrate in transazioni immateriali di
informazioni, una grande parte di queste concatenazioni di valore diventa invisibi-
le, così invisibile che una sostanziale parte di esse evapora, incorporata in beni e
servizi materiali, occultata in un accresciuto surplus non misurato”.
5 Cfr. P. VALENTE - F. ROCCATAGLIATA, Internet, aspetti giuridici e fiscali del
commercio elettronico, Roma, 2001, pag. 5 i quali osservano come “le nuove tecno-
logie dell’informazione e della comunicazione stanno profondamente trasformando i
metodi di lavoro, l’organizzazione delle imprese, la formazione e le stesse relazioni
interpersonali. Sul piano meramente industriale, queste tecniche permettono di mi-
gliorare considerevolmente la produttività e la qualità dei servizi. Sta emergendo una
società in cui gestione, qualità e rapidità dell’informazione sono divenuti fattori
chiave della concorrenza, la cosiddetta società dell’informazione”.
6 Sul tema, cfr. ancora, S. CIPOLLINA, I confini giuridici del tempo presente,
pag. 287 la quale, nell’affrontare il problema di come disegnare la fiscalità del
mondo virtuale, segnala due diverse posizioni, definite “revolutionary approach
e status quo approach”. Secondo l’A., “l’approccio rivoluzionario si prefigge
l’obiettivo di individuare nuove regole per un mondo nuovo, delineando un re-
gime fiscale ad hoc per il ciberspazio. In specie, un regime che comprende solu-
zioni estreme: dalla non imposizione, alle forme impositive create ex novo”.
L’approccio tradizionale, invece, “mostra la propria intenzione di non considera-
re il ciberspazio un world apart, con regole a sé, ma una propaggine del mondo
fisico, sulla quale le regole di quest’ultimo possono essere «calate» con qualche
adattamento”. Sottolinea anche le diverse prospettive da cui può essere vista la
questione della fiscalità di Internet. E. Marello, Le categorie tradizionali del di-
ritto tributario ed il commercio elettronico, in Riv. dir. trib., 1999, I, pag. 595,
per il quale “un approccio metodologico rassicurante, perché tendente a mante-
nere i caratteri della continuità, potrebbe consistere nel ritenere le nuove forme
informatiche irrilevanti nella evoluzione del pensiero giuridico tributario. Questa
via interpretativa è però smentita dall’evidenza dei fatti e dagli accesi dibattiti
che accompagnano lo sviluppo della società informatica. Le reti informatiche...
non forniscono solo la possibilità di manifestare il proprio consenso a distanza,
non solo sono una forma più evoluta di commercio per corrispondenza, costitui-
scono, invece, una realtà di dinamiche giuridiche nuove su cui è necessario con-
frontarsi alla ricerca di stabili razionalizzazioni”.
7 Sulla questione, si veda anche V. FICARI, Regime fiscale delle transazioni
telematiche in Rass. trib., 2003, pag. 870, per il quale “un’indagine sui profili

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