Prospettive di riforma della tassazione sul lavoro dipendente nel contesto dell'economia globale

Autore:Antonio Uricchio
Pagine:215-239
 
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CAPITOLO SESTO
PROSPETTIVE DI RIFORMA DELLA TASSAZIONE
SUL LAVORO DIPENDENTE NEL CONTESTO
DELL’ECONOMIA GLOBALE
SOMMARIO: 1. Trasformazione dei modelli di produzione della ricchezza (globaliz-
zazione economica e delocalizzazione delle imprese) e aumento della pressione
fiscale sul lavoro dipendente. - 2. La tassazione del lavoro tra esperienze del
passato e attuali assetti normativi. - 3. La scomparsa del favor legis per il
lavoro nella legislazione tributaria e le esigenze di riforma dell’imposizione
personale sul reddito.
1. Trasformazione dei modelli di produzione della ricchezza (glo-
balizzazione economica e delocalizzazione delle imprese) e
aumento della pressione fiscale sul lavoro dipendente
Come evidenziato nel capitolo introduttivo, se, nel passato, le
modalità di produzione della società industriale ruotavano preva-
lentemente attorno a due fattori produttivi fondamentali come
l’opificio e la manodopera, quelle tipiche della società dell’informa-
zione prescindono da tali elementi impiegando solo infrastrutture di
telecomunicazioni e reti. A fronte dell’economia reale, caratterizzata
da produzione di beni materiali e dal loro scambio fisico, tende ad af-
fermarsi l’economia finanziaria e virtuale nella quale grandi ricchezze
si formano e si spostano senza bisogno di movimentare fisicamente
merci ma solo denaro in tempi rapidissimi (con un clic sul compu-
ter). Le grandi ricchezze dell’economia finanziaria, oltre a formarsi
(e semmai a dissolversi) con grande velocità, tendono a muoversi
rapidamente, orientandosi su paesi che garantiscono larghe esen-
zioni, tassazioni di carattere forfetario o comunque di minima entità
ovvero che quanto meno garantiscano il segreto bancario.
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Dinanzi ai profondi mutamenti dell’economia finanziaria
(sempre più virtuale ed aleatoria, come tale soggetta anche a gravi
rischi, sempre più mobile e capace di far perdere le proprie tracce),
l’economia reale, vale a dire quella che ancora impiega nella pro-
duzione beni strumentali e forza lavoro, resta esposta alle conse-
guenze della concorrenza fiscale dannosa. L’inasprimento della pres-
sione fiscale sui redditi di lavoro dipendente e sui redditi di impresa,
ispirata dall’esigenza di far fronte alle maggiori spese dello Stato so-
ciale, ha comportato fenomeni di delocalizzazione produttiva in Paesi
a bassa fiscalità, favoriti dalla globalizzazione dell’economia. In tale
modo molte imprese che hanno spostato impianti di produzione e ca-
pitali in paesi emergenti (come Cina o India) con manodopera a basso
costo o in Paesi a fiscalità ridotta (si pensi ai tanti paesi dell’est euro-
peo che utilizzano imposte sul reddito ad aliquota piatta – c.d flat rate
– non superiore al 15/20%) sono riuscite a contenere i costi (carico
fiscale e costo del lavoro) e così a fronteggiare anche la concorren-
za di imprese ubicate in tali Stati1, restando competitive sul mercato.
1 Nel terzo rapporto “Paying Taxes” 2009, predisposto da Price Waterhouse
Coopers e da World Bank Ifc riguardante i sistemi tributari di 181 paesi è stato
esaminato il total tax rates vale a dire l’incidenza effettiva del carico fiscale e
previdenziale sugli utili delle imprese. Oltre alla pressione tributaria, il dato tiene
conto del peso della “oppressione fiscale”, vale a dire dell’insieme dei costi per
gli adempimenti formali che gravano sulle imprese (libri contabili, ritenute fisca-
li, dichiarazioni, emissione di fatture, ricevute fiscali e scontrini, ecc.). Come ri-
cordava Adam Smith, il costo del tributo non è solo l’ammontare della prestazio-
ne patrimoniale dovuta al fisco ma anche quello sopportato per assolvere tale
prestazione. Secondo il rapporto in esame, occorrono, in media, 334 ore all’anno,
per far fronte agli obblighi formali che assecondano l’applicazione del prelievo
fiscale. In molti casi poi, i costi di adempimento, tra i quali vanno considerati
anche quelli per i propri consulenti fiscali, risultano addirittura più pesanti rispet-
to alle imposte dovute. Il costo della complessità va poi anche valutato sotto un
altro profilo, invero estraneo rispetto all’indagine Paying Taxes 2009: i costi che
le amministrazioni finanziarie sopportano per i controlli di tipo formale e che so-
no semmai sottratti all’attività di contrasto dell’evasione.
I risultati dello studio evidenziano come l’Italia si collochi all’ultimo posto
tra gli Stati dell’Unione europea e 166esima su 181 paesi nel mondo per l’inci-
denza del carico fiscale e previdenziale sugli utili di impresa (73,3 per cento).
L’Italia è poi 128esima nella speciale classifica della semplicità degli adempimenti
fiscali e contributivi e 133esima in quella delle ore necessarie a ottemperarvi. Scor-
rendo le classifiche, in Europa troviamo al primo posto il Lussemburgo (21% di

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