Massimario di legittimità

Autore:Casa Editrice La Tribuna
Pagine:603-641
RIEPILOGO

Abusivo esercizio di una professione - Professione sanitaria - Svolgimento dell’attività di psicoterapeuta - Mancanza dei titoli di legge. (...)

 
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I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli Archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. I titoli sono stati elaborati dalla redazione.

@Abusivo esercizio di una professione - Professione sanitaria - Svolgimento dell’attività di psicoterapeuta - Mancanza dei titoli di legge

Integra il reato di esercizio abusivo della professione lo svolgimento, in assenza dei necessari titoli, dell’attività di psicoterapeuta, essendo lo stesso subordinato ad una specifica formazione professionale e all’inserimento negli albi degli psicologi o dei medici.

    Cass. pen., sez. III, 4 giugno 2008, n. 22268 (ud. 24 aprile 2008), Caleffi. (C.p., art. 348). [RV240257]

@Abuso d’ufficio - Elemento oggettivo - Evento - Ingiusto vantaggio patrimoniale quale conseguenza diretta della condotta abusiva

Non integra il delitto d’abuso d’ufficio la condotta posta in essere da un professore universitario a contratto che indebitamente favorisca il superamento di un esame universitario attraverso la preventiva rivelazione degli argomenti sui quali l’esaminando verrà interrogato, dovendosi escludere la sussistenza dell’evento dell’ingiusto vantaggio patrimoniale, rappresentato dalla determinazione di un effettivo e concreto incremento economico del patrimonio del beneficiato quale conseguenza diretta della condotta abusiva. (In motivazione, peraltro, la Corte ha precisato che diversa deve essere la valutazione in ordine al favoritismo per il superamento di un esame di concorso funzionale al conseguimento di un posto di lavoro o all’esercizio di una professione, ipotesi queste incidenti direttamente sulle prospettive di lavoro e sui connessi vantaggi economici).

    Cass. pen., sez. VI, 17 giugno 2008, n. 24663 (c.c. 5 febbraio 2008), P.M. in proc. Ceglie e altro. (C.p., art. 323; D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, art. 13; D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, art. 15). [RV240522]

@Acque pubbliche e private - Inquinamento - Scarichi - Acque reflue provenienti da attività d’allevamento del bestiame

In tema di tutela delle acque dall’inquinamento, anche a seguito della depenalizzazione della condotta di scarico senza autorizzazione di reflui provenienti da attività d’allevamento del bestiame per effetto delle modifiche introdotte dal D.L.vo 16 gennaio 2008, n. 4 all’art. 101, comma settimo, lett. b) del D.L.vo 3 aprile 2006, n. 152, l’utilizzazione agronomica dei reflui medesimi, al di fuori dei casi o dei limiti consentiti, continua ad integrare il reato previsto dall’art. 137, comma quattordicesimo, del D.L.vo n. 152 del 2006.

    Cass. pen., sez. III, 2 luglio 2008, n. 26532 (ud. 21 maggio 2008), Calderone. (D.L.vo 3 aprile 2006, n. 152, art. 101; D.L.vo 3 aprile 2006, n. 152, art. 112; D.L.vo 3 aprile 2006, n. 152, art. 137). [RV240553]

@Acque pubbliche e private - Inquinamento - Scarichi - Provenienti da un autolavaggio

In tema di tutela penale delle acque dall’inquinamento, anche dopo le modifiche alla nozione di «scarico» apportate dal D.L.vo 16 gennaio 2008, n. 4, gli scarichi provenienti dall’attività di autolavaggio devono essere autorizzati in quanto assimilabili agli scarichi d’acque reflue industriali. (In motivazione la Corte, nell’enunciare il predetto principio, ha precisato che la modifica apportata alla nozione di «scarico» è strumentale unicamente a riaffermare la nozione di scarico «diretto» riproponendo in forma più chiara e netta la distinzione esistente tra la nozione di acque di scarico e quella di rifiuti liquidi).

    Cass. pen., sez. III, 2 luglio 2008, n. 26543 (c.c. 21 maggio 2008), Erg Petroli Spa e altro. (D.L.vo 3 aprile 2006, n. 152, art. 74; D.L.vo 3 aprile 2006, n. 152, art. 137). [RV240537]

@Acque pubbliche e private - Inquinamento - Scarichi - Reflui derivanti dalla molitura delle olive

In tema di tutela delle acque dall’inquinamento, anche dopo l’entrata in vigore del D.L.vo 3 aprile 2006, n. 152, lo scarico senza autorizzazione di acque reflue derivanti dall’attività di molitura delle olive integra il reato di cui all’art. 137 del medesimo decreto (prima previsto dall’art. 59, D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152), non essendo tali reflui assimilabili alle acque reflue urbane in base al disposto dell’art. 101, comma settimo, lett. c) del D.L.vo n. 152 del 2006.

    Cass. pen., sez. III, 2 luglio 2008, n. 26524 (ud. 20 maggio 2008), De Gregoris. (D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152, art. 28; D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152, art. 59; D.L.vo 3 aprile 2006, n. 152, art. 101). [RV240549]

@Acque pubbliche e private - Inquinamento - Scarichi - Scarico senza autorizzazione di reflui provenienti da attività d’allevamento del bestiame

In tema di tutela delle acque dall’inquinamento, a seguito delle modifiche introdotte dal D.L.vo 16 gennaio 2008, n. 4, lo scarico senza autorizzazione degli effluenti d’allevamento non è più previsto dalla legge come reato, ma integra l’illecito amministrativo previsto dall’art. 133, comma secondo, del D.L.vo 3 aprile 2006, n. 152.

    Cass. pen., sez. III, 2 luglio 2008, n. 26532 (ud. 21 maggio 2008), Calderone. (D.L.vo 3 aprile 2006, n. 152, art. 101; D.L.vo 3 aprile 2006, n. 152, art. 112; D.L.vo 3 aprile 2006, n. 152, art. 133; D.L.vo 3 aprile 2006, n. 152, art. 137). [RV240552]

@Amnistia, indulto e grazia - Indulto - Delitti di cui agli artt. 519 e 521 c.p. - Esclusione

I reati di cui agli artt. 519 e 521 c.p. sono esclusi dal beneficio dell’indulto concesso con legge n. 241 del 2006 essendo posti in rapporto di continuità normativa con la fattispecie dell’art. 609 bis c.p., espressamente menzionata tra i reati per i quali il predetto beneficio non opera.

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    Cass. pen., sez. III, 3 luglio 2008, n. 26740 (ud. 22 maggio 2008), Mennillo. (C.p., art. 519; c.p., art. 521; c.p., art. 609 bis). [RV240266]

@Appello penale - Cognizione del giudice di appello - Impugnazione sul punto della responsabilità penale - Cognizione sulla sussistenza degli elementi accessori del reato

In tema di appello, l’impugnazione della sentenza di primo grado sul punto della sussistenza della responsabilità penale comporta la devoluzione al giudice del gravame altresì della verifica della sussistenza degli elementi accessori del reato. (Nella specie il giudice d’appello, sia pure in assenza di specifica doglianza dell’imputato, limitatosi a contestare l’affermazione di responsabilità, aveva escluso la circostanza aggravante di cui all’art. 600 sexies, comma primo, c.p.).

    Cass. pen., sez. III, 3 luglio 2008, n. 26762 (ud. 3 giugno 2008), P.G. in proc. Volpari. (C.p.p., art. 597). [RV240268]

@Appello penale - Cognizione del giudice di appello - Reformatio in peius - Fattispecie

Nel caso d’unico reato di bancarotta composto di una pluralità di fatti, qualora dall’accoglimento dell’appello dell’imputato derivi una pronuncia d’assoluzione o di non doversi procedere per intervenuta prescrizione relativamente a taluno dei fatti stessi, trova applicazione il disposto dell’art. 597, comma quarto, c.p.p., con il conseguente obbligo del giudice d’appello di ridurre in misura corrispondente la pena complessiva irrogata.

    Cass. pen., sez. I, 5 maggio 2008, n. 17777 (ud. 27 marzo 2008), Caprioglio e altri. (C.p.p., art. 597; R.D. 16 marzo 1942, n. 267, art. 216; R.D. 16 marzo 1942, n. 267, art. 219). [RV240279]

@Appello penale - Provvedimenti appellabili e inappellabili - Appello del pubblico ministero - Appello contro sentenza d’assoluzione

Il giudice d’appello che, investito d’impugnazione del P.M. avverso sentenza d’assoluzione emessa all’esito di giudizio abbreviato, non ne abbia ancora pronunciato l’inammissibilità ai sensi della Legge n. 46 del 2006, legittimamente decide su di essa a seguito della sopravvenuta sentenza n. 320 del 2007 della Corte cost., dichiarativa dell’illegittimità costituzionale dell’art. 443 c.p.p., nella parte in cui esclude la facoltà del P.M. di appellare le sentenze di proscioglimento emesse all’esito di giudizio abbreviato.

    Cass. pen., sez. I, 27 giugno 2008, n. 25938 (ud. 27 maggio 2008), Cosoleto e altri. (C.p.p., art. 443; c.p.p., art. 594). [RV240514]

@Applicazione della pena su richiesta delle parti - Pena - Applicazione di pena detentiva superiore ai due anni - Applicazione delle pene accessorie e condanna alle spese processuali

In caso di patteggiamento di una pena detentiva superiore ai due anni all’imputato devono essere necessariamente applicate le pene accessorie obbligatorie per legge e lo stesso deve essere altresì condannato al pagamento delle spese processuali.

    Cass. pen., sez. IV, 10 giugno 2008, n. 23134 (c.c. 14 maggio 2008), P.G. in proc. Di Girolamo. (C.p.p., art. 444; c.p.p., art. 445). [RV240304]

@Applicazione della pena su richiesta delle parti - Presupposti - Accordo con il P.M. - Dissenso del pubblico ministero

Il giudice non può delibare sulla richiesta di patteggiamento, rinnovata entro la dichiarazione di apertura del dibattimento per il dissenso espresso dal pubblico ministero, se non all’esito del giudizio, disponendo allora degli elementi per valutare se il dissenso sia giustificato o meno. (V. Corte cost., n. 426 del 2001 e n. 100 del 2003).

    Cass. pen., sez. II, 5 giugno 2008, n. 22695 (ud. 13 maggio 2008), Rea. (C.p.p., art. 448). [RV240415]

@Applicazione della pena su richiesta delle parti - Sentenza - Reati edilizi e paesaggistici - Ordine di demolizione

In tema di patteggiamento, pur in difetto d’accordo tra le parti, il giudice ha l’obbligo di disporre sia l’ordine di demolizione delle opere abusive, previsto per il reato edilizio, sia l’ordine di rimessione in pristino dello stato dei luoghi a spese del condannato, previsto per il reato paesaggistico, in quanto si tratta di statuizioni obbligatorie e sottratte alla disponibilità delle parti.

    Cass. pen., sez. III, 13 giugno 2008, n. 24087 (ud. 7 marzo 2008), Caccioppoli. (D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 31; L. 28 febbraio 1985, n. 47, art. 7; L. 8 agosto 1985, n. 431, art. 1 sexies; D.L.vo 29 ottobre 1999, n. 490,...

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