Massimario

Pagine:797-815
 
ESTRATTO GRATUITO
797
Rivista penale 9/2015
I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli Archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. I titoli sono stati elaborati dalla redazione
Abuso d’ufcio
Estremi – Addetto all’ufficio urbanistica comunale –
Pratica di sanatoria edilizia.
In tema di concorso di persone nel reato, l’addetto all’ufficio
urbanistica comunale, incaricato di svolgere l’istruttoria delle
pratiche di condono edilizio, che rappresenti falsamente al re-
sponsabile del procedimento la sussistenza delle condizioni per
il rilascio del provvedimento sanante, concorre nel delitto di
cui all’art. 323 c.p. che è integrato anche da attività materiali
o comportamenti che costituiscono comunque manifestazioni
dell’attività amministrativa, indipendentemente dalla titolarità,
in capo all’autore, di poteri autoritativi, deliberativi o certifica-
tivi. F Cass. pen., sez. III, 19 febbraio 2015, n. 7384 (ud. 19 no-
vembre 2014), Santoriello e altro (c.p., art. 323; d.p.r. 6 giugno
2001, n. 380, art. 36). [RV262408]
Estremi – Assorbimento nel delitto di lesioni personali
– Esclusione.
Non si verifica l’assorbimento o la consunzione del delitto di
abuso di ufficio di cui all’art. 323 c.p. in quello di cui all’art. 582
c.p., neanche quando la condotta del pubblico agente si esauri-
sce nella mera produzione delle lesioni personali e ricorre tra i
due illeciti il nesso teleologico di cui all’art. 61 n. 2 c.p., confi-
gurandosi invece un rapporto di concorso formale tra i reati, i
quali offendono beni giuridici distinti. F Cass. pen., sez. VI, 30
gennaio 2015, n. 4584 (ud. 25 novembre 2014), P.M. in proc. Ier-
vese (c.p., art. 15; c.p., art. 61; c.p., art. 323; c.p., art. 582).
[RV262053]
Abuso dei mezzi di correzione o di disci-
plina
Elemento oggettivo – Trattamento di un minore – Uso
sistematico della violenza.
L’uso sistematico della violenza, quale ordinario trattamento
del minore, anche lì dove fosse sostenuto da "animus corrigen-
di", non può rientrare nell’ambito della fattispecie di abuso dei
mezzi di correzione, ma concretizza, sotto il profilo oggettivo e
soggettivo, gli estremi del più grave delitto di maltrattamenti.
(In applicazione del principio, la S.C. ha annullato la decisione
del giudice di merito qualificando ai sensi dell’art. 572 c.p., e
non come abuso dei mezzi di correzione, la condotta di ripetu-
to ricorso alla violenza, sia psicologica che fisica, inflitta, per
finalità educative, da una maestra di scuola materna ai bambini
a lei affidati). F Cass. pen., sez. VI, 22 dicembre 2014, n. 53425
(c.c. 22 ottobre 2014), P.M. in proc. B. (c.p., art. 571; c.p., art.
572). [RV262336]
Adulterazione e contraffazione di so-
stanze alimentari
Elemento oggettivo – Pericolo per la salute pubblica –
Accertamento.
Ai fini della configurabilità del delitto di adulterazione e con-
traffazione di sostanze alimentari, occorre accertare non solo
la modificazione in senso deteriore di queste, da parte dell’a-
gente, ma anche il concreto pericolo per la salute pubblica che
deriva da tale condotta. (Fattispecie in cui la Suprema Corte
ha annullato con rinvio la sentenza di condanna per il delitto
di cui all’art. 440 c.p., con riferimento alla condotta di sommi-
nistrazione a bovini destinati alla macellazione di quantità di
desametasone superiori ai limiti consentiti dalla legge, in assen-
za di specifici accertamenti sui pericoli per la salute pubblica
derivanti dall’assunzione della sostanza nella concentrazione
riscontrata). F Cass. pen., sez. I, 30 dicembre 2014, n. 53747 (ud.
11 novembre 2014), Gramaglia (c.p., art. 440). [RV262070]
Elemento soggettivo – Dolo generico – Fattispecie.
In tema di adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari,
il reato di cui all’art. 440 c.p. è a forma libera, potendo essere re-
alizzato anche mediante attività non occulte o fraudolente, men-
tre l’elemento soggettivo è il dolo generico, essendo sufficiente
la mera coscienza e volontà della condotta e dell’evento ad essa
ricollegabile, senza necessità di perseguire specificamente l’o-
biettivo di realizzare un attentato alla salute pubblica. (Fattispe-
cie in cui è stata ritenuta penalmente rilevante la vendita da par-
te del titolare di una macelleria di carne tritata fresca preparata
con solfito di sodio in violazione del D.M. n. 209 del 1996, la cui
consumazione aveva provocato lesioni personali gravissime ad
un cliente). F Cass. pen., sez. I, 30 maggio 2014, n. 22618 (ud. 8
maggio 2014), Russo (c.p., art. 440; d.m. 27 febbraio 1996 art.
209). [RV262255]
Appropriazione indebita
Elemento oggettivo del reato – Primo acquirente nel si-
stema delle cosiddette quote latte – Mancato pagamento
del prelievo supplementare.
Non configura il delitto di appropriazione indebita, né quello
di peculato, il mancato pagamento del "prelievo supplementa-
re" da parte del primo acquirente nel sistema delle cosiddette
"quote latte", sia perchè trattasi di condotta non costituente
fatto di impossessamento, in quanto ipotesi di inadempimento
di un obbligo nei confronti della P.A. e non già di omesso versa-
mento di denaro già "ab origine" di pertinenza di quest’ultima,
sia perchè in assenza di ulteriori elementi specializzanti, la fat-
tispecie è esaurientemente sussumibile nell’illecito amministra-
tivo di cui all’art. 5 del D.L. 28 marzo 2003, n. 49, convertito con
modifiche dalla legge 30 maggio 2003, n. 119. F Cass. pen., sez.
VI, 12 gennaio 2015, n. 897 (ud. 16 ottobre 2014), P.C., Barberis
e altri (c.p., art. 314; c.p., art. 646; d.l. 28 marzo 2003, n. 49,
art. 5). [RV262051]
Elemento oggettivo del reato – Utili approvati in bilan-
cio – Socio che preleva somme spettanti ad altro socio, di
diritto o di fatto.
Risponde del delitto di appropriazione indebita il socio che, una
volta iscritti gli utili al bilancio e che questo sia stato approvato,
prelevi, appropriandosene, le somme spettanti, sulla base del
rapporto societario, ad altro socio sia esso di diritto o di fatto. F
Cass. pen., sez. II, 5 febbraio 2015, n. 5362 (ud. 22 gennaio 2015),
P.G. in proc. Caruso e altro (c.p., art. 646). [RV262291]
Armi e munizioni
Detenzione abusiva – Elemento psicologico – Erronei
convincimenti del detentore circa l’obbligo della denun-
cia.
Non esclude il dolo del delitto di detenzione illegale di arma
l’erroneo convincimento dell’agente circa l’obbligo di denuncia-
re il possesso dell’arma all’autorità competente, trattandosi di
errore su norme che integrano il precetto penale e non possono
quindi essere ricondotte alla disciplina di cui all’art. 47, terzo
Massimario
798
mas
9/2015 Rivista penale
MASSIMARIO
comma, c.p.. F Cass. pen., sez. VI, 31 luglio 2014, n. 33875 (ud.
26 marzo 2014), Gasparro e altro (c.p., art. 5; c.p., art. 47; l. 2
ottobre 1967, n. 895, art. 1; l. 2 ottobre 1967, n. 895, art. 2; l.
14 ottobre 1974, n. 497, art. 10). [RV262073]
Associazione per delinquere
Associati – Faida fra famiglie contrapposte – Ravvisabi-
lità dell’associazione.
Un’associazione a delinquere può avere origine nei vincoli di pa-
rentela, amicizia e "clientela" che normalmente intercorrono fra
i membri di una medesima famiglia e che diventano patologici
quando li inducono ad ingaggiare faide sanguinarie con famiglie
antagoniste, destinate a protrarsi per un tempo indeterminato,
dovendosi distinguere fra la vendetta, intesa quale movente di un
singolo delitto contro la persona, e la programmazione di una se-
rie indeterminata di delitti contro la persona, da commettere in-
discriminatamente in danno di appartenenti all’opposta famiglia,
ciascuno dei quali collegato ad un precedente delitto attribuito
alla famiglia avversaria. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto corretta
la sentenza impugnata nella parte in cui aveva ravvisato la sus-
sistenza della fattispecie associativa di stampo mafioso in rela-
zione ad una contrapposizione violenta fra due nuclei familiari,
concretatasi in diversi eventi omicidiari reciproci in contesti af-
faristici di illiceità, onore e prestigio criminale). F Cass. pen., sez.
VI, 19 dicembre 2014, n. 53118 (ud. 8 ottobre 2014), Colorisi e
altri (c.p., art. 416; c.p., art. 416 bis; c.p., art. 418). [RV262293]
Associazione di tipo mafioso – Aggravanti – Applicabili-
tà agli associati anche per i reati fine.
La circostanza aggravante prevista dall’art. 7 D.L. 13 Maggio 1991
n. 152, convertito nella legge 12 luglio 1991 n. 203, nelle due diffe-
renti forme dell’impiego del metodo mafioso nella commissione
dei singoli reati e della finalità di agevolare, con il delitto posto in
essere, l’attività dell’associazione a delinquere di stampo mafio-
so, è configurabile anche con riferimento ai reati fine commessi
dagli appartenenti al sodalizio criminoso. F Cass. pen., sez. I, 22
gennaio 2015, n. 3137 (c.c. 19 dicembre 2014), Terracchio (d.l. 13
maggio 1991, n. 152, art. 7; c.p., art. 416). [RV262486]
Associazione di tipo mafioso – Aggravanti – Fine com-
messi dagli associati.
La circostanza aggravante prevista dall’art. 7 D.L. 13 maggio 1991,
n. 152, convertita nella legge 12 luglio 1991, n. 203, nelle due diffe-
renti forme dell’impiego del metodo mafioso nella commissione
dei singoli reati e della finalità di agevolare, con il delitto posto in
essere, l’attività dell’associazione per delinquere di stampo mafio-
so, è configurabile anche con riferimento ai reati-fine commessi
dagli appartenenti al sodalizio criminoso. F Cass. pen., sez. I, 12
giugno 2014, n. 24919 (ud. 23 aprile 2014), Attanasio (d.l. 13 mag-
gio 1991, n. 152, art. 7; c.p., art. 416 bis). [RV262304]
Associazione di tipo mafioso – Attenuante per la disso-
ciazione – Ambito di applicabilità.
La mancanza di una formale contestazione dell’aggravante di
cui all’art. 7 del D.L. 13 maggio 1991 n. 152 (conv. in legge n.
203 del 1991) contemplata per i delitti, punibili con pena diversa
dall’ergastolo, commessi avvalendosi delle condizioni previste
dall’art. 416 bis c.p. ovvero al fine di agevolare le attività mafio-
se - è ostativa all’applicabilità della speciale attenuante, di cui al
successivo art. 8 stessa legge, prevista a favore di chi, nei reati
di tipo mafioso nonché nei delitti commessi al fine di agevolare
l’attività delle associazioni di tipo mafioso, si adopera per evita-
re che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori. F
Cass. pen., sez. III, 25 febbraio 2015, n. 8353 (ud. 23 settembre
2014), Trimarco (d.l. 13 maggio 1991, n. 152, art. 7; d.l. 13
maggio 1991, n. 152, art. 8; c.p., art. 416 bis). [RV262513]
Associazione di tipo mafioso – Operante in aree geogra-
fiche diverse da quella dell’organizzazione di derivazione
– Metodo mafioso.
È configurabile il reato di cui all’art. 416 bis c.p. laddove l’as-
sociazione per delinquere si sia radicata "in loco" mutuando
dai clan operanti in altre aree geografiche i ruoli, i rituali di
affiliazione e il livello organizzativo, e risulti agire in concreto,
nell’ambiente in cui opera, con metodo mafioso, esteriorizzando
cioè un’effettiva forza intimidatrice rivolta verso i propri soda-
li e verso i terzi vittime dei reati-fine, che si traduce in omer-
tà e assoggettamento. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto
immune da vizi la sentenza impugnata che aveva ravvisato la
sussistenza di una organizzazione qualificabile a norma dell’art.
416 bis c.p. con riferimento ai cosiddetti "locali" lombardi della
‘ndrangheta non soltanto per la sicura connessione di esso con
l’associazione attiva in Calabria, ma anche per la realizzazione
in Lombardia di reati-fine attuativi del programma criminoso,
compiuti mediante utilizzo del metodo mafioso). F Cass. pen.,
sez. VI, 9 luglio 2014, n. 30059 (ud. 5 giugno 2014), P.G. in proc.
Bertucca e altri (c.p., art. 416 bis). [RV262398]
Associazione di tipo mafioso – Partecipazione – Singolo
atto.
Il reato di partecipazione ad associazione mafiosa è di natura
permanente ma ciascun atto di partecipazione è da solo suffi-
ciente ad integrarlo. (In applicazione del principio, la S.C. ha
ritenuto che correttamente la sentenza impugnata avesse repu-
tato rilevante per la configurabilità del reato di cui all’art. 416
bis c.p., il compimento di un viaggio effettuato con armi e de-
naro all’estero al fine di sovvenire alle difficoltà di membri del
sodalizio criminoso in stato di pericolo e bisogno). F Cass. pen.,
sez. VI, 19 dicembre 2014, n. 53118 (ud. 8 ottobre 2014), Colorisi
e altri (c.p., art. 416 bis). [RV262294]
Associazione di tipo mafioso – Qualifica di capo, pro-
motore od organizzatore – Effettivo esercizio del ruolo
di vertice.
In tema di associazione per delinquere di tipo mafioso, ai fini
della configurabilità del reato di promozione, di regime od orga-
nizzazione del gruppo criminale è necessario che un ruolo api-
cale o una posizione dirigenziale, risultino in concreto esercita-
ti. F Cass. pen., sez. I, 22 gennaio 2015, n. 3137 (c.c. 19 dicembre
2014), Terracchio (c.p., art. 416 bis). [RV262487]
Atti contrari alla pubblica decenza
Nozione di pubblica decenza – Condotta consistente
nell’indossare un abbigliamento trasgressivo e spinto –
Configurabilità.
Ai fini della integrazione del reato di cui all’art. 726 c.p. non è
sufficiente che l’agente indossi un abbigliamento trasgressivo e
spinto per arrecare offesa alla pubblica decenza, occorrendo in-
vece che lo stesso accompagni all’uso di tali forme di vestiario
comportamenti idonei ad offendere concretamente il bene giu-
ridico tutelato, in modo da suscitare nell’uomo medio del tempo
presente e in relazione al contesto spazio-temporale della con-
dotta, un senso di riprovazione, disgusto o disagio. (Fattispecie in
cui la Corte ha escluso la configurabilità del reato nella condotta
delle imputate che, verosimilmente per esercitare il meretricio,
sostavano sulla pubblica strada ricoperte da un abbigliamento
succinto in modo da consentire ai passanti la visione dei glutei
parzialmente scoperti). F Cass. pen., sez. III, 26 settembre 2014,
n. 39860 (ud. 23 aprile 2014), N. e altro (c.p., art. 726). [RV262490]
Atti persecutori
Differenza con i reati di molestie e minacce – Elemento
oggettivo – Reato abituale.
Il delitto di atti persecutori è reato abituale che differisce dai reati
di molestie e di minacce, che pure ne possono rappresentare un
elemento costitutivo, per la produzione di un evento di "danno"
consistente nell’alterazione delle proprie abitudini di vita o in un
perdurante e grave stato di ansia o di paura, o, in alternativa, di
un evento di "pericolo", consistente nel fondato timore per l’inco-
lumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al mede-
simo legata da relazione affettiva. F Cass. pen., sez. III, 3 marzo
2015, n. 9222 (ud. 16 gennaio 2015), P.C. in proc. G. (c.p., art. 610;
c.p., art. 612; c.p., art. 612 bis; c.p., art. 660). [RV262517]

Per continuare a leggere

RICHIEDI UNA PROVA