Massimario

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I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli Archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. I titoli sono stati elaborati dalla redazione
Rivista penale 2/2015
Massimario
Abitualità e professionalità nel reato
Ritenuta dal giudice – Condizioni – Computo tra le pre-
gresse condanne anche delle sentenze di applicazione di
pena.
Ai fini della dichiarazione di abitualità nel reato prevista dall’art.
103 c.p. il giudice deve tenere conto anche delle pregresse sen-
tenze di applicazione della pena. F Cass. pen., sez. I, 14 maggio
2014, n. 20004 (c.c. 9 aprile 2014), Lucarelli (c.p., art. 103; c.p.p.,
art. 444; c.p.p., art. 445). [RV259524]
Abusivo esercizio di una professione
Ambito di applicazione – Gratuità della prestazione
abusiva – Irrilevanza.
Ai fini della configurabilità del delitto di esercizio abusivo della
professione, non assume rilievo la gratuità della prestazione
professionale e non produce effetto esimente il consenso del
destinatario della prestazione, poiché i risvolti patrimoniali
dell’abusiva attività professionale sono estranei alla struttura
della fattispecie e l’interesse collettivo tutelato (incentrato sul
controllo preventivo dei requisiti per l’esercizio di professioni
connotate da più o meno elevato spessore tecnico) è indisponi-
bile dal privato. (Fattispecie relativa al patrocinio abusivamente
esercitato dalla ricorrente, a titolo gratuito, in una causa civile
promossa dalla madre). F Cass. pen., sez. VI, 10 marzo 2014, n.
11493 (ud. 21 ottobre 2013), Tosto (c.p., art. 50; c.p., art. 348).
[RV259492]
Professione forense – Compimento di un solo atto tipi-
co della professione – Sufficienza.
Il delitto previsto dall’art. 348 c.p., avendo natura istantanea,
non esige un’attività continuativa od organizzata ma si perfe-
ziona con il compimento anche di un solo atto tipico o proprio
della professione abusivamente esercitata. (Fattispecie in tema
di esercizio abusivo della professione di avvocato, nella quale
la Corte ha ritenuto irrilevante la circostanza che la ricorrente
avesse trattato un’unica pratica giudiziaria). F Cass. pen., sez.
VI, 10 marzo 2014, n. 11493 (ud. 21 ottobre 2013), Tosto (c.p.,
art. 348). [RV259490]
Professione forense – Praticante – Fattispecie.
Integra il delitto di esercizio abusivo della professione la con-
dotta del praticante avvocato che, essendo abilitato al patroci-
nio nelle cause civili entro determinati limiti di valore, eserciti la
propria attività in una controversia di valore superiore. F Cass.
pen., sez. VI, 10 marzo 2014, n. 11493 (ud. 21 ottobre 2013), To-
sto (c.p., art. 348). [RV259491]
Appello penale
Cognizione del giudice di appello – Reformatio in peius
– Diversa e più grave definizione giuridica del fatto quali-
ficato in primo grado.
Non sussiste la violazione del divieto di “reformatio in peius”
qualora, ancorché sia proposta impugnazione da parte del solo
imputato, il giudice di appello, senza aggravare la pena inflitta,
attribuisca al fatto una diversa e più grave qualificazione giu-
ridica (nella specie concorso esterno in associazione mafiosa
anziché favoreggiamento personale aggravato dall’art. 7 del D.L.
13 maggio 1991, n. 152, convertito in legge 12 luglio 1991, n. 203,
come ritenuto in primo grado), a condizione che si tratti di punto
della decisione al quale si riferiscono i motivi di gravame. (Fatti-
specie in cui la Corte ha precisato che la questione attinente alla
definizione giuridica del fatto rientra senz’altro nella cognizione
del giudice d’appello, ove sia stata contestata in generale la sus-
sistenza del fatto). F Cass. pen., sez. II, 24 giugno 2014, n. 27460
(ud. 13 giugno 2014), Manzo e altro (c.p.p., art. 597; c.p., art.
110; c.p., art. 378; c.p., art. 416 bis). [RV259567]
Applicazione della pena su richiesta
delle parti
Ambito di applicazione – Sospensione condizionale
della pena – Subordinazione del beneficio alla pubblica-
zione della sentenza a titolo di risarcimento del danno.
In tema di patteggiamento, l’illegittimità della subordinazione
della sospensione condizionale della pena alla pubblicazione
della sentenza ai sensi dell’art. 185 c.p., conseguente alla vio-
lazione della preclusione per il giudice che pronuncia sentenza
ex art. 444 c.p.p. di adottare statuizioni implicanti una decisione
sul rapporto civile o inerenti al titolo risarcitorio, può essere
dedotta solo nel giudizio di cognizione, per mezzo della impu-
gnazione della sentenza viziata, ma non anche in sede di esecu-
zione, ostando in tale ultimo caso l’intangibilità del giudicato. F
Cass. pen., sez. I, 23 aprile 2014, n. 17662 (c.c. 22 gennaio 2014),
De Nittis (c.p.p., art. 444; c.p.p., art. 445; c.p., art. 168; c.p.,
art. 186). [RV259628]
Sentenza – Richiesta di nuova concessione della so-
spensione condizionale della pena – Implicito consenso
ad adempiere uno degli obblighi di cui all’art. 165, comma
secondo, c.p..
In tema di patteggiamento, la richiesta di concessione della
sospensione condizionale della pena, avanzata dall’imputato
che ha già usufruito del beneficio in relazione a precedente
condanna, implica il consenso alla subordinazione della misu-
ra all’adempimento di uno degli obblighi previsti dall’art. 165,
comma primo, c.p., trattandosi di prescrizione che il giudice
deve necessariamente disporre a norma del secondo comma
del medesimo articolo. (In applicazione del principio, la Corte
ha affermato che l’imputato, formulando istanza di applicazione
della pena con una nuova richiesta di sospensione della sua ese-
cuzione, aveva implicitamente espresso la sua non opposizione
allo svolgimento di attività non retribuita in favore della colletti-
vità). F Cass. pen., sez. VI, 24 marzo 2014, n. 13894 (c.c. 4 marzo
2014), Rosiello (c.p., art. 165; c.p.p., art. 444). [RV259460]
Armi e munizioni
Armi proprie e armi improprie – Coltello a serramanico
con sistema del blocco della lama – Porto.
Il coltello a serramanico dotato di sistema di blocco della lama è
qualificabile come arma impropria, il cui porto è punito dall’art.
4 della l. n. 110 del 1975, o, in alternativa, come arma propria,
il cui porto è, invece, punito dall’art. 699 c.p. in relazione alla
presenza o all’assenza della punta acuta e della lama a due tagli,
essendo, questi, elementi che costituiscono caratteristica tipica
delle armi bianche corte, mentre a nulla rilevano, a tal fine, le
particolarità di costruzione dello strumento. F Cass. pen., sez. I,
14 maggio 2014, n. 19927 (ud. 9 aprile 2014), Teti (c.p., art. 699;
l. 18 aprile 1975, n. 110, art. 4). [RV259539]
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2/2015 Rivista penale
MASSIMARIO
Detenzione abusiva – Concorso di persone nel reato –
Configurabilità.
Ai fini della configurabilità del concorso in detenzione o porto
illegale di armi, è necessario che ciascuno dei compartecipi
abbia la disponibilità materiale di esse e si trovi pertanto in una
situazione di fatto, tale per cui possa comunque, in qualsiasi mo-
mento, disporne. F Cass. pen., sez. VI, 20 marzo 2014, n. 13085
(ud. 3 ottobre 2013), Amato e altri (c.p., art. 110). [RV259479]
Munizioni da guerra – Cartucce calibro 7,62 in dotazio-
ne alla Nato – Rilevanza penale.
È penalmente rilevante la detenzione di cartucce calibro 7,62
in dotazione alla Nato, posto che non è necessario, ai fini della
configurabilità del reato di detenzione abusiva di munizioni da
guerra, che queste siano atte all’impiego, dovendosi considera-
re sufficiente la loro originaria e normale destinazione. F Cass.
pen., sez. I, 5 giugno 2014, n. 23613 (ud. 9 aprile 2014), Palumbo
(l. 2 ottobre 1967, n. 895, art. 2; c.p., art. 697). [RV259619]
Porto abusivo – Coltello a serramanico dotato di si-
stema manuale di blocco della lama – Reato.
Integra il reato di cui all’art. 699, comma secondo, c.p. e non
quello di cui all’art. 4, comma secondo, e 3 legge n. 110 del 1975,
il porto di un coltello a serramanico dotato di un sistema di bloc-
co della lama, anche se manuale, irrilevante essendo, invece, a
tal fine, che la lama sia o meno a doppio filo tagliente. (Fatti-
specie riguardante il porto di un cosiddetto coltello a farfalla o
“butterfly” tipo “balisong”). F Cass. pen., sez. I, 21 maggio 2014,
n. 20705 (ud. 2 aprile 2014), Lavore (c.p., art. 699; l. 18 aprile
1975, n. 110, art. 4). [RV259615]
Porto abusivo – Munizioni per arma comune da sparo
– Reato.
In tema di munizioni per armi comuni da sparo, la condotta di
porto non è sanzionata da alcuna previsione incriminatrice. F
Cass. pen., sez. I, 19 marzo 2014, n. 12941 (ud. 29 gennaio 2014),
Mucaj (c.p., art. 697; l. 2 ottobre 1967, n. 895, art. 7; l. 14
ottobre 1974, n. 497, art. 14). [RV259545]
Associazione per delinquere
Associati – Estraneità dell’agente al sodalizio criminale
– Partecipazione ad associazione di tipo mafioso.
La fattispecie delittuosa di cui all’art. 418 c.p. presuppone, come
reso palese dalla locuzione “fuori dei casi di concorso nel reato”,
una condotta favoreggiatrice, specialmente qualificata come
“assistenza agli associati”, posta in essere da persona estranea
al sodalizio mafioso, condotta che resta assorbita dall’art. 416
bis c.p. quando sia invece prestata da un aderente a vantaggio
dell’intera consorteria, nell’ambito dei “doveri” solidaristici
incombenti sui compartecipi, secondo il “pactum sceleris”. F
Cass. pen., sez. VI, 20 marzo 2014, n. 13085 (ud. 3 ottobre 2013),
Amato e altri (c.p., art. 15; c.p., art. 416; c.p., art. 416 bis; c.p.,
art. 418). [RV259484]
Associati – Rapporti con il delitto di favoreggiamento
personale – Criterio di distinzione.
Il delitto di assistenza agli associati previsto dall’art. 418 c.p.
presuppone l’estraneità dell’agente rispetto al sodalizio crimi-
nale e la coincidenza temporale dell’attività di assistenza con
l’operatività dell’associazione criminale; mentre la fornitura di
vitto o rifugio compiuta in favore dei singoli associati dopo la
cessazione del sodalizio può integrare eventualmente il delitto
di favoreggiamento personale di cui all’art. 378 c.p.. F Cass. pen.,
sez. VI, 20 marzo 2014, n. 13085 (ud. 3 ottobre 2013), Amato e
altri (c.p., art. 378; c.p., art. 416; c.p., art. 416 bis; c.p., art.
418). [RV259483]
Associazione di tipo mafioso – Aggravanti – Finanzia-
mento di attività illecite.
L’aggravante prevista dall’art. 416 bis, comma sesto, c.p. è con-
figurabile nei confronti dell’associato autore del delitto che ha
generato i proventi oggetto di successivo reimpiego da parte
sua. (In motivazione la Corte ha precisato che la “ratio” dell’ag-
gravante in parola è da ravvisarsi nella necessità di sanzionare
più efficacemente l’inserimento delle associazioni mafiose nei
circuiti dell’economia legale, in quanto espressione di una “pro-
gressione-criminosa” rispetto al reato-base che denota la mag-
giore pericolosità dell’organizzazione). F Cass. pen., sez. un., 13
giugno 2014, n. 25191 (c.c. 27 febbraio 2014), Iavarazzo (c.p.,
art. 416 bis). [RV259588]
Associazione di tipo mafioso – Aggravanti – Finanzia-
mento di attività illecite.
L’aggravante prevista dall’art. 416 bis, comma sesto, c.p. ha na-
tura oggettiva e va riferita all’attività dell’associazione in quanto
tale e non necessariamente alla condotta del singolo partecipe,
sicchè essa è valutabile a carico di tutti i componenti del sodalizio
di tipo mafioso, sempre che essi siano stati a conoscenza dell’av-
venuto reimpiego di profitti delittuosi, ovvero l’abbiano ignorato
per colpa o per errore determinato da colpa. F Cass. pen., sez.
un., 13 giugno 2014, n. 25191 (c.c. 27 febbraio 2014), Iavarazzo
(c.p., art. 59; c.p., art. 70; c.p., art. 416 bis). [RV259589]
Associazione di tipo mafioso – Concorso esterno – Ap-
partenenti a forze di polizia.
Integra il concorso esterno in associazione mafiosa la condotta
di un appartenente alle forze di polizia giudiziaria che fornisce
ripetutamente agli esponenti apicali di una cosca notizie in or-
dine ad indagini in corso, ad operazioni preventive in prepara-
zione e ad iniziative di polizia in danno degli affiliati, in tal modo
rendendo più sicuri i piani criminali del sodalizio e favorendone
l’ideazione e l’esecuzione. (In motivazione, la S.C. ha precisato
che tale sistematica attività non poteva essere ricondotta nell’al-
veo del delitto di favoreggiamento, che ricorre invece nell’ipote-
si di episodico aiuto ad eludere le investigazioni o sottrarsi alle
ricerche in favore del singolo associato, che abbia commesso
un reato eventualmente compreso nel programma associativo).
F Cass. pen., sez. VI, 12 marzo 2014, n. 11898 (ud. 13 novembre
2013), Argenziano (c.p., art. 110; c.p., art. 378; c.p., art. 416
bis). [RV259442]
Estremi – Programma criminoso relativo alla commis-
sione di un numero indeterminato di delitti contro la p.a.
– Apposita creazione di un’organizzazione.
Ai fini della configurabilità di un’associazione per delinquere
finalizzata alla commissione di delitti contro la P.A., non si ri-
chiede l’apposita creazione di un’organizzazione, sia pure rudi-
mentale, ma è sufficiente l’attivazione di una struttura che può
essere anche preesistente all’ideazione criminosa e già dedita a
finalità lecita; né è necessario che il vincolo associativo assuma
carattere di stabilità, essendo sufficiente che esso, a prescinde-
re dalla sua durata nel tempo, non sia “a priori” circoscritto alla
consumazione di uno o più reati predeterminati. (Fattispecie
relativa alla strumentalizzazione della struttura organica di un
Istituto di vendite giudiziarie, infiltrata da uomini di fiducia del
soggetto promotore, per la commissione di una pluralità di reati
di turbativa d’asta, peculato, falso documentale e corruzione in
atti giudiziari). F Cass. pen., sez. VI, 6 marzo 2014, n. 10886 (ud.
28 novembre 2013), Grasso (c.p., art. 416). [RV259493]
Estremi – Reato permanente – Momento di cessazione
della permanenza in caso di contestazione aperta.
In tema di reato associativo, laddove la contestazione sia for-
mulata senza specificazione del termine finale della condotta, la
pronuncia della sentenza di primo grado segna il termine ultimo
e invalicabile della protrazione della permanenza del reato, in
quanto la condotta futura dell’imputato trascende necessaria-
mente l’oggetto del giudizio. (In applicazione del principio, la
Corte ha ritenuto corretta l’applicazione agli imputati, giudicati
in primo grado con il rito abbreviato nell’anno 2010, del trat-
tamento sanzionatorio previsto dall’art. 416 bis c.p. così come
novellato dalla legge n. 125 del 2008). F Cass. pen., sez. VI, 20
marzo 2014, n. 13085 (ud. 3 ottobre 2013), Amato e altri (c.p.,
art. 416 bis; c.p.p., art. 649). [RV259482]

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