Un libro di Lucetta Desanti fra storia e sistema

AutoreVenanzia Giodice Sabbatelli
Pagine155-181
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II
Un libro di Lucetta Desanti
fra storia e sistema*
SOMMARIO: 1. Premesse. - 2. L’oggetto dell’indagine. - 3. Cum moriar, cum morieris,
cum morietur. - 4. I fedecommessi sottoposti a condizioni sospensive. - 5. Il
cosiddetto fedecommesso de residuo. - 6. Il fedecommesso di famiglia. - 7. La
‘sostituzione fedecommissaria’. – 8. Considerazioni conclusive.
1. Premesse
Una discussione critica della monografia di Lucetta Desanti
dedicata ai fedecommessi, d’eredità o di singoli beni, da restituir-
si dopo la morte dell’onerato1 esige, e non solo per l’ampiezza del
volume, un impegno non lieve.
Lo scritto, tagliato su modelli tradizionali, presenta nei con-
tenuti molti aspetti di novità, che di volta in volta proverò a met-
tere in luce. Va subito detto che l’autrice sembra preferire a un
* È il testo ampliato e in più luoghi modificato di una mia recenzione scritta
per Iura 56, 2006-2007, 206-226.
1 Desanti L., Restitutionis post mortem onus. I fedecommessi da restituirsi dopo
la morte dellonerato, Milano, Giuffrè, 2003, X + 493. La precedono altri lavori
monografici: Sileat omnibus perpetuo divinandi curiositas, Milano 1990, 245, che
si occupa di repressione criminale nelle pratiche divinatorie; De confirmando
tutore vel curatore, Milano 1995, 371, in tema di tutela e cura irregolarmente
deferite con atto di ultima volontà e sanate mediante decreto magistratuale di
conferma; e soprattutto, e per quanto ci riguarda, La sostituzione fedecommissaria.
Per un corso di Esegesi delle fonti del diritto romano, Torino 1999, 213.
DISCUSSIONI CRITICHE
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impianto squisitamente dogmatico un atteggiamento orientato a
una marcata storicizzazione, indulgendo, solo se necessario, a
ricostruzioni complessive e sistematizzanti. Sul piano del me-
todo, la ricerca è condotta con misura e rigore logico; si avan-
zano ipotesi, si propongono tesi, si prospettano soluzioni sem-
pre con ordine e chiarezza. Rendere conto dell’intero percorso
scelto dalla studiosa, seguirne minutamente gli svolgimenti va,
a mio parere, ben oltre i limiti di una nota critica. Si trattereb-
be del resto di un impegno non meno gravoso di quello assolto
dalla stessa autrice, e che chi scrive, pur avendo avuto in passa-
to qualche frequentazione con i fedecommessi, non sarebbe in
grado di assumersi a cuor leggero. Mi sottrarrò quindi al com-
pito di valutare analiticamente il fondamento di tutte le conget-
ture prospettate, come a quello di azzardare giudizi puntuali
su ogni scelta interpretativa, consentendomi solo osservazioni
su punti talvolta anche marginali, ma vicini ai miei interessi
scientifici.
Non tutte le parti di cui il libro si compone sono inedite. Mi
riferisco, in particolare, ai paragrafi finali dell’ampia sezione
dedicata al cosiddetto fedecommesso di famiglia e all’intero capi-
tolo quinto sulla sostituzione fedecommissaria2. «Figura ben
nota», precisa Lucetta Desanti3, «all’età di mezzo e trapassata
nelle moderne codificazioni; la cui emersione può plausibilmente
collocarsi nell’esperienza giuridica romana». Un capitolo che
sostanzialmente ripropone in chiusura del volume gran parte del
contenuto di una precedente monografia, espressamente destina-
ta alla didattica specialistica. Il che, ben s’intende, nulla toglie
all’opera qui recensita, della quale non è in discussione l’interna
coerenza.
2 I paragrafi del capitolo sul fedecommesso di famiglia relativi alla Novel-
la 159 sono apparsi in Desanti 2002, 459 ss.; il quinto capitolo attinge in larga
misura allo scritto appena citato sulla sostituzione fedecommissaria.
3 Così Desanti 2003, 364.

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