Fra storicismo romantico ed evoluzionismo tardo ottocentesco.Un affresco di Luigi Capogrossi Colognesi

AutoreVenanzia Giodice Sabbatelli
Pagine139-154
DISCUSSIONI CRITICHE
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I
Fra storicismo romantico ed evoluzionismo tardo ottocentesco.
Un affresco di Luigi Capogrossi Colognesi*
SOMMARIO: - 1. Metodi, prospettive, itinerari culturali. - 2. Niebuhr e Savigny. - 3.
La storiografia tedesca sull’organizzazione fondiaria romana. - 4. Rudolph von
Jhering e l’eredità della scuola storica. - 5. Bachofen. - 6. L’Ancient Law di
Maine. - 7. La Cité antique di Fustel de Coulanges. - 8. «… Il passato non emerge
quasi per incanto ‘dal mare del tempo’». - 9. Conclusioni.
1. Metodi, prospettive, itinerari culturali
Le ragioni che muovono, giustificandola, la ricerca di Luigi
Capogrossi Colognesi sul dibattito ottocentesco svoltosi intorno
alla storia più remota delle società umane sono indicate dallo
stesso studioso in apertura di libro: esplorare, nel campo della
storiografia di Roma antica e del suo diritto, l’effettiva portata
delle innovazioni e dei radicali mutamenti prodottisi nella storia
delle idee in quella stagione, particolarmente feconda, che va
dallo storicismo romantico di primo Ottocento alla temperie
evoluzionista del periodo successivo. Un progetto complesso,
* Luigi Capogrossi Colognesi, Dalla storia di Roma alle origini della società
civile. Un dibattito ottocentesco, Bologna 2008, 296. Il testo che qui propongo
si allontana sensibilmente sia da una mia rapidissima nota al volume, pubblica-
ta in Belfagor 64, 4, 2009, 501-504, sia dalla presentazione dell’opera in occa-
sione di un incontro con l’autore organizzato a Trani, nell’Auditorium di san
Luigi dei Francesi, dal Dipartimento barese di diritto romano, storia e teoria del
diritto.
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non contenibile in spazi limitati. «Difficile il mio percorso, incerti
alcuni dei miei risultati», scrive Capogrossi in apertura di libro,
specie per quell’‘idea’, «sfuggente», ‘del progresso’ e per le sue
«possibili, ma non sempre effettive, radici settecentesche»1. Pro-
tagonista di questa storia è quella generazione di studiosi che nel
corso del XIX secolo aspirò a una compiuta rifondazione di me-
todi e contenuti nello studio dell’antichità, convinta di poter
fornire risposte razionali, o almeno (razionalmente) verificabili,
alle molte questioni relative all’origine delle istituzioni umane,
alla struttura della società antica, alla genesi e alle prime forme
della proprietà, al carattere degli ordinamenti familiari e alla loro
evoluzione. Si profila così un affresco suggestivo, di grande ric-
chezza e fascino, ma anche estremamente problematico. Solo per
fare un esempio, si pensi al costante tentativo di ricondurre la
storia delle società umane all’interno di paradigmi precostituiti.
L’operazione portava con sé, avverte lo studioso, il rischio di una
perdita della profondità storica, di un appiattimento, che non di
rado svelava tutta la «dipendenza» degli autori considerati «dal
loro stesso presente, con i suoi valori, i suoi interessi e le sue
preoccupazioni»; e tutto questo, nonostante la comune convin-
zione, «seppure con orientamenti tra loro affatto diversi e contra-
stanti, … di avere recuperato la pienezza della conoscenza storica
dalle secche delle astrattezze e degli apriorismi dei loro predeces-
sori settecenteschi»2.
Vengono così enucleate le linee di tendenza di un itinerario
culturale «troppo facilmente dimenticato», e che a Capogrossi
appare invece «condizione necessaria a evitare il pericolo d’im-
prigionarsi all’interno di una storiografia senza memoria»3. «In
questa vicenda, la tradizione di studio dei testi venerabili, ma un
po’ impolverati e usurati, dei giuristi romani svolse un ruolo non
secondario. Infatti, questi antichi saperi conobbero anch’essi un
profondo rinnovamento in direzione di una più incisiva cono-
1 Capogrossi Colognesi 2008, 14.
2 Le frasi virgolettate appartengono alla premessa di Capogrossi Colognesi al
volume che qui discuto (9-14).
3 Così Capogrossi Colognesi 2008, 269.

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