Nota introduttiva

Autore:Pasquale Chieco
Pagine:11-17
 
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Nota introduttiva
Pasquale Chieco
I. L’introduzione al nostro “Flessibilità e tutele nel lavoro. Commentario
della legge 28 giugno 2012, n. 92” assume i tratti rapidi della presentazione
delle caratteristiche dell’opera, piuttosto che i contenuti sistemici dell’analisi
della riforma Monti-Fornero, perché funge da apertura a un volume colletta-
neo nel quale l’analisi di ciascuno dei molti istituti nei quali si articola la leg-
ge 92 affianca, al lavoro di stretta esegesi, una prima lettura sistematica delle
nuove discipline.
La struttura del volume riflette, ricomponendoli, gli snodi sistematici
della riforma e si sviluppa entro un percorso ricompreso tra il primo capitolo
– nel quale l’esame delle disposizioni di apertura della legge 92 in tema di
finalità (EDOARDO GHERA) e di monitoraggio e valutazione (SILVANA SCIARRA)
è accompagnato dalla verifica della congruità economica della scelte della
riforma, specie in tema di flessibilità (ELENA FABRIZI, VITO PERAGINE e
MICHELE RAITANO) – e l’ultimo capitolo – che saggia la tenuta della legge 92
sotto il profilo dei conti pubblici (ANTONIO URICCHIO e MARIO AULENTA),
ma anche in relazione alla scelta di tenere fuori dalla riforma il lavoro con le
pubbliche amministrazioni (CARLA SPINELLI).
Entro questa cornice, il commentario si articola nell’analisi dei due fuo-
chi attorno ai quali ruota la legge 92, perlomeno nell’intendimento dei rifor-
matori (EDOARDO GHERA).
II. Il primo fuoco, imperniato sul rapporto di continuità e di reciproca in-
fluenza tra flessibilità in entrata e in uscita, è oggetto del secondo capitolo e
propone, anzitutto (sez. I, II, e III), l’analisi delle diverse tipologie contrat-
tuali toccate dalla riforma1 nell’intento di alzare l’asticella della loro conve-
nienza, per renderla meno vantaggiosa in termini normativi ed economici.
In realtà, il percorso della regolazione è tutt’altro che lineare perché, fat-
ta eccezione per il contratto di inserimento, non vi è un disboscamento ma
una conferma delle diverse tipologie di contratti “flessibili”, la cui manuten-
zione normativa non sempre riflette con pienezza l’intento (dichiarato dai ri-
formatori) di diminuirne il tasso di convenienza. Infatti, la lettura dei com-
menti di questa parte della riforma ci consegna, dentro un quadro di ‘stretta’
complessiva della flessibilità in entrata (ancorché non sempre sufficiente o
1 ROBERTO VOZA (Contratto di lavoro a tempo determinato), VITO LECCESE (Lavoro a tempo
parziale e intermittente), LUCIA VALENTE (Lavoro accessorio) ANGELICA RICCARDI (Contratto di
somministrazione di lavoro e associazione in partecipazione), MADIA D’ONGHIA E MARCO
BARBIERI (Contratto di apprendistato e tirocini formativi), VITO PINTO (Collaborazioni a progetto).

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