Massimario di legittimità

Autore:Casa Editrice La Tribuna
Pagine:1087-1137
RIEPILOGO

Abuso d'ufficio - Altrui danno ingiusto - Plurioffensività del reato - Sussistenza - Elemento oggettivo - Vantaggio patrimoniale - Nozione (...)

 
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    I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli Archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. I titoli sono stati elaborati dalla redazione.


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@Abuso d'ufficio - Altrui danno ingiusto - Plurioffensività del reato - Sussistenza

Il reato di abuso d'ufficio ha natura necessariamente plurioffensiva quando è commesso arrecando ad altri un danno ingiusto, nel senso, cioè, che devono essere lesi sia gli interessi costituzionalmente tutelati del buon andamento e dell'imparzialità della P.A. (art. 97 Cost.), sia quelli di un extraneus o anche di un dipendente dell'amministrazione stessa, purché sia toccato nella sua personale condizione giuridica derivante dal rapporto di impiego. (Nella specie la Corte ha escluso la sussistenza del reato in quanto l'effetto dannoso si era prodotto esclusivamente sulla pubblica amministrazione).

    Cass. pen., sez. VI, 25 ottobre 2005, n. 39259 (c.c. 20 settembre 2005), P.M. in proc. della Monica. (C.p., art. 323). [RV232581]


@Abuso d'ufficio - Elemento oggettivo - Vantaggio patrimoniale - Nozione

In tema di abuso di ufficio, il vantaggio patrimoniale considerato tra gli elementi essenziali della fattispecie di cui all'art. 323 c.p., deve determinare di per sé un beneficio economicamente apprezzabile, nel senso che deve avere un connotato di intrinseca patrimonialità oppure deve derivare dalla creazione di una condizione più favorevole sotto il profilo economico, non potendosi considerare sufficiente il determinarsi di una situazione solo indirettamente o potenzialmente valutabile economicamente. (Fattispecie in cui era stata contestata ad un magistrato l'ingerenza sull'esito dei procedimenti penali e disciplinari a suo carico).

    Cass. pen., sez. VI, 25 ottobre 2005, n. 39259 (c.c. 20 settembre 2005), P.M. in proc. della Monica. (C.p., art. 323). [RV232582]


@Acque pubbliche e private - Inquinamento - Scarichi - Autorizzazione

Lo scarico dei liquami derivanti dalla molitura delle olive, effettuato senza la prevista autorizzazione, configura il reato attualmente previsto dall'art. 59 D.L.vo n. 152 del 1999, atteso che i frantoi oleari costituiscono installazioni in cui si svolgono attività di produzione di beni e che le acque di scarico sono diverse da quelle domestiche, salvo ricorrano le particolari condizioni di cui all'art. 28, comma settimo, lettera c) del citato D.L.vo, ossia si tratti di imprese dedite esclusivamente alla coltivazione del fondo o alla silvicoltura.

    Cass. pen., sez. III, 23 settembre 2005, n. 34141 (c.c. 5 luglio 2005), Martino. (D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152, art. 28; D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152, art. 59). [RV232470]


@Acque pubbliche e private - Inquinamento - Scarichi - Materiale inerte

Lo scarico di materiale refluo proveniente dal lavaggio di inerti di un impianto di frantumazione necessita del preventivo rilascio dell'autorizzazione allo scarico, attesa la natura di insediamento produttivo dell'impianto, configurandosi in difetto il reato di cui all'art. 59 del D.L.vo 11 maggio 1999 n. 152.

    Cass. pen., sez. III, 30 novembre 2005, n. 43633 (ud. 30 settembre 2005), Mendolia. (D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152, art. 59). [RV232647]


@Acque pubbliche e private - Uso - Acqua prelevata da pozzi esterni e sottratta al demanio regionale - Insussistenza di responsabilità penale

Il prelievo abusivo di acque sottratte al demanio regionale - in virtù dell'art. 23 del D.L.vo n. 152 del 1999, che ha sostituito l'art. 17 del R.D. n. 1775 del 1933 - integra esclusivamente un illecito amministrativo ed è attualmente punito solo con la sanzione amministrativa di cui al predetto art. 23 e non anche a titolo di furto, ex art. 624 c.p. Tra le norme in considerazione (art. 23 D.L.vo n. 152 del 1999 e 624 c.p.) sussiste, infatti, un'ipotesi di concorso apparente - a fronte dell'omogeneità della materia regolata (sottrazione e impossessamento di un bene altrui per proprio vantaggio), il predetto art. 23 presenta carattere speciale rispetto alla disposizione codicistica - disciplinata dall'art. 9 della L. n. 689 del 1981, che afferma anche nell'ipotesi di concorso tra norme penali ed amministrative il principio per il quale la norma speciale prevale su quella generale.

    Cass. pen., sez. V, 3 novembre 2005, n. 39977 (ud. 11 ottobre 2005), La Rocca. (C.p., art. 15; c.p., art. 624; L. 11 dicembre 1933, n. 1775, art. 17; L. 11 maggio 1999, n. 152, art. 23). [RV232341]


@Appello penale - Cognizione del giudice di appello - Benefici - Motivazione da parte del giudice di appello circa l'esercizio del potere

Sussistono la legittimazione e l'interesse dell'imputato a dolersi, in sede di legittimità, del mancato esercizio del potere-dovere da parte del giudice d'appello,attribuitogli dall'art. 597, comma quinto, c.p.p., a condizione che siano indicati dal ricorrente gli elementi di fatto in base ai quali il giudice avrebbe potuto ragionevolmente e fondatamente esercitarlo.

    Cass. pen., sez. V, 14 ottobre 2005, n. 37461 (ud. 20 settembre 2005), Zoffoli. (C.p.p., art. 597; c.p.p., art. 606). [RV232323]


@Appello penale - Cognizione del giudice di appello - Benefici - Sostituzione della pena a norma dell'art. 53 della L. 24 novembre 1981 n. 689

In tema di sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi, il giudice di appello, non investito con i motivi di impugnazione della censura relativa alla mancata applicazione della pena sostitutiva, non può concederla d'ufficio, pur quando ne sia stata fatta richiesta dalla parte nel corso o al termine del giudizio d'appello.

    Cass. pen., sez. V, 2 dicembre 2005, n. 44029 (ud. 10 ottobre 2005), Della Cerra. (C.p.p., art. 597; L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 53). [RV232536]


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@Appello penale - Decisioni in camera di consiglioPoteri del giudice - Pena richiesta dalle parti

È illegittima la decisione del giudice di appello che si limiti ad applicare la pena nella misura concordata (art. 599, comma quarto, c.p.p.), senza statuire sulla richiesta del beneficio della sospensione condizionale della pena cui sia subordinato l'accordo delle parti; né tale omissione può essere interpretata come rifiuto del beneficio, in quanto, in tal caso, il giudice di appello deve procedere nelle forme ordinarie, senza dare luogo al concordato.

    Cass. pen., sez. V, 11 ottobre 2005, n. 36638 (ud. 5 aprile 2005), Bianco. (C.p., art. 163; c.p.p., art. 599). [RV232375]


@Appello penale - Decisioni in camera di consiglio - Rinuncia - Richiesta del P.M. di conferma della sentenza di assoluzione appellata

In tema di giudizio di appello, qualora il P.M., all'esito della discussione, chieda la conferma della sentenza assolutoria di primo grado, tale richiesta non costituisce rinunzia all'impugnazione avendo l'organo dell'accusa concluso nel merito.

    Cass. pen., sez. V, 30 novembre 2005, n. 43363 (ud. 5 ottobre 2005), Aragona. (C.p.p., art. 589). [RV232454]


@Appello penale - Dibattimento - Richiesta di rinvio per impedimento dell'imputato - Produzione di certificato medico non indicante il luogo di degenza

È legittimo il rigetto dell'istanza dell'imputato di rinvio del dibattimento senza che sia eseguita la visita fiscale, se la detta istanza si basa su un certificato medico che attesta l'impedimento a comparire ma non indica il luogo di degenza, non potendo ipotizzarsi per il giudice, una volta che abbia disposto la visita fiscale di controllo per il luogo di abitazione, l'obbligo di svolgere d'ufficio ulteriori ricerche per rintracciare l'imputato sulla base delle informazioni fornite in loco da un familiare.

    Cass. pen., sez. II, 27 settembre 2005, n. 34651 (ud. 22 settembre 2005), Caprioli. (C.p.p., art. 420; c.p.p., art. 602). [RV232500]


@Appello penale - Dibattimento - Rinnovazione dell'istruzione - Condizioni

L'art. 603, comma quarto, cod.proc. pen. prevede un'ipotesi speciale, in quanto «obbligata» di rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale basata sul presupposto che l'imputato, contumace in primo grado, provi in appello la riconducibilità della sua mancata comparizione a caso fortuito o forza maggiore o alla mancata incolpevole conoscenza del decreto di citazione. (Fattispecie nella quale la Corte, in assenza della detta dimostrazione, ha ritenuto che la condizione stessa di contumacia protratta in secondo grado può ritenersi significativa della mancanza di una concreta volontà dell'imputato di coltivare la prova e, contemporaneamente, di un intento meramente dilatorio sotteso alla richiesta di rinnovazione della istruttoria).

    Cass. pen., sez. V, 14 ottobre 2005, n. 37456 (ud. 20 settembre 2005), Cascino. (C.p.p., art. 603). [RV232321]


@Applicazione della pena su richiesta delle parti - Richiesta - Formulazione dopo la notifica del decreto di giudizio immediato - Competenza del Gip

La competenza a decidere sulla richiesta di applicazione della pena (art. 444 c.p.p.), proposta dopo la notifica del decreto di giudizio immediato, è del giudice per le indagini preliminari che ha la disponibilità del fascicolo processuale (artt. 446, comma primo, 457, comma primo e 458, comma primo, c.p.p.) e, come tale, è da considerare «giudice procedente» anche dopo la notifica del decreto. (In motivazione la Corte ha affermato che nell'individuare tale competenza non si realizza una regressione del procedimento ad una fase antecedente, ma una ultrattività delle funzioni del G.I.P. già prevista per la celebrazione del giudizio abbreviato).

    Cass. pen., sez. un., 25 gennaio 2006, n. 3088 (c.c. 17 gennaio 2006), Confl. comp. in proc. Bergamasco. (C.p.p., art. 444; c.p.p., art. 446; c.p.p., art. 457; c.p.p., art. 458). [RV232560]


@Applicazione della pena su richiesta delle parti - Richiesta - Termine - Differimento dell'udienza

La disposizione transitoria contenuta nell'art. 5, comma secondo, della L. n. 134 del 2003, concernente la richiesta di differimento dell'udienza in funzione della possibilità di sollecitare l'applicazione...

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