Massimario

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I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli Archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. I titoli sono stati elaborati dalla redazione
Rivista penale 5/2014
Massimario
Abusivo esercizio di una professione
Ambito di applicazione – Attività svolta senza essere
l’esclusiva fonte di reddito – Configurabilità del reato.
È configurabile il delitto di cui all’art. 348 c.p. anche quando l’at-
tività professionale svolta abusivamente non rappresenti l’unica
ed esclusiva fonte di produzione del reddito. (Fattispecie in cui
la Corte ha ritenuto configurabile il delitto nei confronti di un
dipendente comunale che svolgeva, con continuità ed onerosità
attività contabile, sia pure per un numero ristretto di clienti,
senza essere iscritto all’albo dei commercialisti). F Cass. pen.,
sez. VI, 3 luglio 2013, n. 28614 (ud. 5 giugno 2013), Fratangelo
(c.p., art. 348; c.c., art. 2229). [RV256462]
Abuso d`ufcio
Estremi – Realizzato mediante vantaggio ingiusto – Plu-
rioffensività.
Il reato di abuso di ufficio finalizzato a procurare un ingiusto
vantaggio, ha natura monoffensiva, tutelando soltanto l’interes-
se al buon andamento, alla imparzialità ed alla trasparenza del
comportamento dei pubblici ufficiali, con la conseguenza che
il privato eventualmente danneggiato, non può essere conside-
rato persona offesa dal reato e non è quindi titolare dei diritti
processuali di cui agli artt. 408, 409 e 410 c.p.p.. F Cass. pen., sez.
VI, 22 maggio 2013, n. 21989 (ud. 16 maggio 2013), P.O. in proc.
c. Ignoti (c.p., art. 323; c.p.p., art. 408; c.p.p., art. 409; c.p.p.,
art. 410). [RV256552]
Estremi – Riconducibilità alla sfera delle funzioni –
Rapporto di occasionalità con le funzioni medesime.
Non sussiste il reato di abuso di ufficio quando il pubblico uf-
ficiale o l’incaricato di pubblico servizio agisca al di fuori del-
l’esercizio delle sue funzioni anche se la condotta posta in essere
sia occasionata dallo svolgimento delle stesse. (Nella specie la
Corte ha escluso l’esistenza del reato nei confronti di un vigile
urbano che si era appropriato di un pass per disabili rilasciato ad
una persona poi deceduta). F Cass. pen., sez. VI, 18 ottobre 2013,
n. 42836 (ud. 2 ottobre 2013), Sgroi (c.p., art. 323). [RV256687]
Estremi – Violazione di legge – Motivazione consapevo-
lemente di stile.
In tema di abuso di ufficio, la violazione di legge può consistere
nell’adozione di un atto amministrativo caratterizzato da una
motivazione di mero stile, attraverso l’impiego di locuzioni che
costituiscano una consapevole “non motivazione”. (Fattispecie
nella quale il Consiglio di una Facoltà aveva deliberato la “non
chiamata” del vincitore di un concorso per il posto di profes-
sore universitario limitandosi ad indicare che la sua figura non
rispondeva alle specifiche esigenze per il quale il posto era stato
bandito, dopo un’ordinanza del TAR che aveva imposto di pro-
cedere a “rigorosa ed ampia motivazione di non chiamata”). F
Cass. pen., sez. VI, 22 maggio 2013, n. 21976 (ud. 5 aprile 2013),
Paiardini e altri (c.p., art. 323). [RV256549]
Appello penale
Cognizione del giudice di appello – Benefici – Mancata
concessione della sospensione condizionale della pena.
Il giudice d’appello ha l’obbligo di motivare sulla mancata con-
cessione, ai sensi dell’art. 597, quinto comma, c.p.p., della so-
spensione condizionale della pena solo se il beneficio sia stato
espressamente richiesto da una delle parti almeno in sede di
conclusioni, ovvero se la sentenza d’appello abbia condannato
l’imputato in riforma della decisione assolutoria di primo grado,
sempre che la sospensione condizionale fosse stata richiesta, in
via subordinata, dinanzi al giudice “a quo”. F Cass. pen., sez. VI,
28 luglio 2011, n. 30201 (ud. 27 giugno 2011), Ferrante (c.p., art.
163; c.p.p., art. 597). [RV256560]
Cognizione del giudice di appello – Riduzione della
pena detentiva – Rideterminazione in aumento della pena
pecuniaria.
Non viola il divieto di “reformatio in peius” la sentenza del giudice
d’appello quando riduce la pena detentiva inflitta in primo grado
ed aumenta quella pecuniaria se, operato il ragguaglio di quest’ul-
tima ai sensi dell’art. 135 c.p., l’entità finale della pena non risulti
superiore a quella complessivamente irrogata dal giudice di primo
grado. F Cass. pen., sez. VI, 24 giugno 2013, n. 27723 (ud. 5 marzo
2013), Carandente (c.p.p., art. 597; c.p., art. 135). [RV256801]
Applicazione della pena su richiesta
delle parti
Richiesta – Consenso delle parti – Poteri del procura-
tore generale.
In tema di patteggiamento, l’accordo delle parti sulla pena non
può essere oggetto di recesso ed è, pertanto, inammissibile l’im-
pugnazione del procuratore generale fondata su censure che
si risolvono in un recesso dall’accordo, non potendosi ricono-
scere ad altro ufficio del pubblico ministero, nonostante la so-
vraordinazione gerarchica e la titolarità di un autonomo potere
di impugnazione, un potere che non spetta alle parti. (Nella
specie il Procuratore generale aveva presentato ricorso per cas-
sazione lamentando l’applicazione delle circostanze attenuanti
generiche e di quella di cui all’art. 73, comma quinto, d.p.r. 309
del 1990). F Cass. pen., sez. VI, 1 luglio 2013, n. 28427 (ud. 12
marzo 2013), P.g. in proc. Ennaciri (c.p.p., art. 444; c.p., art. 62;
d.p.r. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73). [RV256455]
Appropriazione indebita
Elemento oggettivo del reato – Società per azioni –
Erogazioni effettuate da dirigenti della società a terzi
quale corrispettivo di servizi informativi.
Non integra il delitto di appropriazione indebita in danno di una
società per azioni l’erogazione di somme di denaro effettuata
dai suoi dirigenti in favore di soggetti terzi, nel rispetto delle
regole contabili e di spesa interne, quale corrispettivo di servizi
informativi e di sicurezza effettivamente resi e funzionali, diret-
tamente o indirettamente, alla tutela di interessi della società,
a nulla rilevando che i predetti servizi siano stati espletati me-
diante condotte delittuose. F Cass. pen., sez. VI, 3 maggio 2012,
n. 16362 (ud. 20 settembre 2011), P.M., P.G., P.C. e Canta (c.p.,
art. 61 undecies; c.p., art. 646). [RV256618]
Elemento oggettivo del reato – Vettore proprietario
del mezzo di trasporto – Appropriazione delle cose tra-
sportate.
Il vettore proprietario del mezzo di trasporto che disponga
illecitamente delle cose affidategli commette il reato di appro-
priazione indebita e non quello di furto. F Cass. pen., sez. V, 10
ottobre 2013, n. 41875 (ud. 31 maggio 2013), Condorelli e altri
(c.p., art. 624; c.p., art. 646). [RV256710]
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mas
5/2014 Rivista penale
MASSIMARIO
Elemento soggettivo – Volontà di procurarsi un ingiu-
sto profitto – Compatibilità con l’intento di perseguire un
interesse societario.
In tema di appropriazione indebita in danno di una società, il
dolo specifico consistente nella finalità di procurarsi un ingiu-
sto profitto attraverso condotte dispositive “uti dominus” del
patrimonio sociale è incompatibile con il perseguimento (in via
diretta o indiretta, o anche solo putativa) di un interesse socie-
tario da parte dell’agente. F Cass. pen., sez. VI, 3 maggio 2012, n.
16362 (ud. 20 settembre 2011), P.M., P.G., P.C. e Canta (c.p., art.
646). [RV256619]
Associazione per delinquere
Associazione del tipo mafioso – Vincolo associativo –
Gravità indiziaria.
Sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di par-
tecipazione ad associazione di tipo mafioso denominata ‘ndran-
gheta ove, nel corso di una conversazione riservata tra affiliati
con ruoli anche di vertice, oggetto di captazione ambientale,
uno degli interlocutori indichi il proprio figlio come soggetto
intraneo al sodalizio specificando che questi era “attivo” in una
“’ndrina minore” ancorchè non ancora dotato della “santa”. F
Cass. pen., sez. I, 20 giugno 2013, n. 27171 (ud. 21 marzo 2013),
Commisso (c.p., art. 416 bis). [RV256704]
Associazione di tipo mafioso – Concorso esterno nel
reato – Imprenditore colluso.
In tema di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, deve
ritenersi “colluso” l’imprenditore che, senza essere inserito nella
struttura organizzativa del sodalizio criminale e privo della “af-
fectio societatis”, instauri con la cosca un rapporto di reciproci
vantaggi, consistenti, per l’imprenditore, nell’imporsi sul territo-
rio in posizione dominante e, per l’organizzazione mafiosa, nell’ot-
tenere risorse, servizi o utilità. (Nel caso di specie, l’imprenditore
operava nell’ambito del sistema di gestione e spartizione degli
appalti pubblici attraverso un’attività di illecita interferenza, che
comportava, a suo vantaggio, il conseguimento di commesse e, in
favore del sodalizio, il rafforzamento della propria capacità di in-
fluenza nel settore economico, con appalti ad imprese contigue).
F Cass. pen., sez. VI, 15 luglio 2013, n. 30346 (ud. 18 aprile 2013),
Orobello (c.p., art. 110; c.p., art. 416 bis). [RV256740]
Atti processuali penali
Lingua italiana – Querela presentata oralmente da
cittadino straniero – Assistenza di persona non iscritta
nell’albo degli interpreti.
È valida la querela presentata oralmente dal cittadino straniero
che non conosca la lingua italiana e che, all’uopo, si sia fatto
assistere da persona in grado di tradurne le espressioni, non oc-
correndo che quest’ultima sia iscritta nell’albo degli interpreti. F
Cass. pen., sez. V, 19 aprile 2013, n. 17967 (ud. 22 gennaio 2013),
Pg in proc. Ennassiri e altro (c.p.p., art. 109; c.p.p., art. 143;
c.p.p., art. 177; c.p., art. 120). [RV256888]
Azione penale
Querela – Integrazione del contenuto della querela suc-
cessiva alla proposizione dell’atto – Condizioni.
Il contenuto della querela può essere integrato successivamente
alla presentazione dell’atto a condizione che l’istanza di puni-
zione, relativa ai reati commessi in danno del querelante, suffi-
cientemente specificati nei loro elementi costitutivi, risulti pre-
sentata completa nei suoi elementi essenziali entro il termine
che la legge prescrive per la sua presentazione. (Fattispecie in
cui nella querela, concernente ingiurie di un datore di lavoro ad
un dipendente, presentata entro il termine di legge erano indi-
cati tutti i fatti avvenuti mentre il successivo atto era finalizzato
esclusivamente a specificare il giorno in cui per la prima volta
erano state proferite le espressioni ingiuriose). F Cass. pen., sez.
V, 9 luglio 2013, n. 29378 (ud. 8 febbraio 2013), Alfano (c.p., art.
124; c.p.p., art. 337). [RV256521]
Querela – Termine – Tardività della querela.
La tardività della querela può essere rilevata in sede di legitti-
mità se risulta dalla sentenza impugnata, ovvero da atti da cui
sia desumibile immediatamente ed inequivocabilmente il vizio
denunciato, senza necessità di una specifica indagine fattuale
che, comportando l’accesso agli atti, non sarebbe consentita
al giudice di legittimità. F Cass. pen., sez. II, 30 luglio 2013, n.
32985 (ud. 9 luglio 2013), Giangreco (c.p., art. 120; c.p., art.
124; c.p.p., art. 336). [RV256845]
Banche
Attività bancaria – Indebita utilizzazione a fine di pro-
fitto di carta di credito e altri analoghi strumenti – Reato
di truffa.
L’indebita utilizzazione, a fine di profitto proprio o altrui, da
parte di chi non ne sia titolare, di carte di credito o analoghi
strumenti di prelievo o pagamento, integra il reato previsto
dall’art. 55, comma nono, d.l.vo n. 231 del 2007 e non quello di
truffa, che resta assorbito. F Cass. pen., sez. II, 20 giugno 2013,
n. 26865 (ud. 4 giugno 2013), Devoto (c.p., art. 15; c.p., art. 640;
d.l. 3 maggio 1991, n. 143, art. 12; d.l.vo 21 novembre 2007,
n. 231, art. 55). [RV256612]
Calunnia e autocalunnia
Calunnia – Elemento soggettivo – Erroneo convinci-
mento della colpevolezza dell’accusato.
In tema di calunnia, non può ritenersi integrato il dolo quando
la falsa incolpazione consegua ad un errore dell’agente circa
profili essenzialmente valutativi della condotta denunciata,
sempre che tale valutazione soggettiva non risulti fraudolenta e
consapevolmente forzata. F Cass. pen., sez. VI, 27 maggio 2013,
n. 22922 (ud. 23 maggio 2013), Pg e pc in proc. Zanardi (c.p., art.
368). [RV256628]
Calunnia – Falsa incolpazione di persona già deceduta
– Configurabilità.
Non integra il delitto di calunnia la falsa accusa a carico di per-
sona non vivente all’epoca in cui é stata presentata la denuncia,
o l’atto a questa equipollente, perché presupposti della fatti-
specie sono l’attribuzione di un reato a persona determinata e la
possibilità di inizio di un procedimento penale nei confronti di
un innocente. F Cass. pen., sez. VI, 27 maggio 2013, n. 22926 (ud.
23 maggio 2013), Bogazzi (c.p., art. 368). [RV256629]
Calunnia – Narrazione artatamente omissiva su alcuni
elementi – Configurabilità del reato.
In tema di calunnia, la falsa accusa può essere realizzata sot-
tacendo artatamente alcuni elementi della fattispecie, così da
fornire una rappresentazione del fatto diversa dalla realtà e
connotare di illiceità comportamenti effettivamente tenuti dal-
l’accusato ma in un contesto che li rendeva leciti. F Cass. pen.,
sez. VI, 15 luglio 2013, n. 30350 (ud. 11 luglio 2013), Stragapede
(c.p., art. 368). [RV256748]
Calunnia – Silenzio artatamente serbato su alcuni ele-
menti della fattispecie – Configurabilità del reato.
Ai fini della configurabilità del reato di calunnia, la falsa accusa
può anche realizzarsi tacendo artatamente alcuni elementi della
fattispecie, così da fornire una rappresentazione del fatto fuori
del suo contesto e far apparire quindi come illeciti i comporta-
menti realmente tenuti dall’accusato. (Fattispecie in cui l’impu-
tato aveva denunciato un avvocato per avere incassato un asse-
gno relativo ad un credito della sua ditta, omettendo di riferire,
però, di essere stato preventivamente informato dall’avvocato
che l’assegno sarebbe stato trattenuto a compensazione di cre-
diti professionali). F Cass. pen., sez. VI, 27 maggio 2013, n. 22928
(ud. 23 maggio 2013), Rimbano (c.p., art. 368). [RV256630]

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