Il riciclaggio, in particolare il fenomeno del riciclaggio nei reati tributari

Autore:Cristina Colombo - Vincenzo Tescione
Pagine:972-981
 
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972
dott
11/2014 Rivista penale
DOTTRINA
il riciclaggio,
in Particolare
il fenomeno del riciclaggio
nei reati tributari
di Cristina Colombo, Vincenzo Tescione
SOMMARIO
1. Premessa. 2. Il riciclaggio: evoluzione e diffusione. 3. La
fattispecie; 3-1) Confronto tra norme; 3-1-1) I reati tribu-
tari come reati presupposto del riciclaggio. 4. Riciclaggio e
criminalità economica.
1. Premessa
Il fenomeno del riciclaggio risulta collegato ad un
complesso scenario di fattori tra i quali prevale la globa-
lizzazione insieme ad un proliferare eterogeneo di norme,
causa fisiologica della diffusione capillare della fattispecie
nei diversi circuiti economico-finanziari ‘interessati’ all’il-
lecito.
In effetti, il mondo “globalizzato” ha permesso di libera-
lizzare i mercati finanziari e i settori afferenti all’economia
imprenditoriale, consentendo manovre di ingenti capitali
in tempi brevi ed evitando anche controlli eccessivi, bu-
rocraticamente dispendiosi. Tuttavia, se l’abbattimento
di alcune fasi effettivamente complesse, per chi investe
o gestisce somme di danaro in giro per il mondo, da un
lato ha incentivato le varie economie e razionalizzato
l’utilizzo delle singole risorse, dall’altro ha causato una
maggiore diffusione della criminalità organizzata e delle
associazioni di stampo mafioso, da sempre protagoniste
dei principali traffici delle economie illegali. Il riferimen-
to va al traffico delle sostanze stupefacenti e psicotrope,
al finanziamento del terrorismo, al commercio di organi
umani, alle estorsioni e ai reati economici, come per esem-
pio l’usura, l’esercizio abusivo delle attività creditizie, il
reimpiego dei capitali “sporchi” in attività legali, ecc.
Pur ritenendo impossibile debellare completamente
tali fenomeni, anche in considerazione dei continui mu-
tamenti associativi e delle dinamiche interne alle stes-
se organizzazioni criminali, che oramai operano ad alto
livello, è possibile controllare e in qualche caso prevenire
l’inquinamento del mercato monitorando e bloccando le
operazioni sospette. In particolare, per quanto riguarda il
riciclaggio si evidenzia, da subito, la necessità di affronta-
re specifiche problematiche, legate, come vedremo, oltre
che all’esame della struttura stessa della fattispecie, pro-
prio alle diverse tipologie di criminalità. In particolare, la
criminalità organizzata ha reso il fenomeno, oltre che dif-
fuso, fortemente redditizio soprattutto grazie all’utilizzo di
competenze professionali, fornite da soggetti compiacenti,
volte per lo più allo sfruttamento di normative straniere
“favorevoli”. Per esempio, l’impresa mafiosa ha subito, nel
corso del tempo, profonde trasformazioni, passando da im-
presa mafiosa “originaria” a quella “di proprietà mafiosa”
fino a giungere ad un’impresa “a partecipazione mafiosa”.
Il passaggio dall’impresa mafiosa a quella partecipativa
è da ricondurre alla necessità di occultare le proprietà
criminali delle cosche al fine di sottrarle a sequestri e
confische. È così che il mafioso si spoglia della titolarità
formale e dei compiti di gestione dell’impresa per affidarli
ad insospettabili prestanome. L’impresa di proprietà ma-
fiosa è, così, formalmente ‘pulita’ e ‘legale’ pur apparte-
nendo ad un clan, è quindi una realtà economica che si
sviluppa come impresa sorta nel rispetto della legalità,
ma che ha instaurato rapporti di compartecipazione con
esponenti della criminalità. La presenza degli interessi
mafiosi resta celata all’esterno e l’imprenditore legale è
apparentemente pulito pur conservando una connivenza
con “finanziatori occulti”. I soldi della criminalità diventa-
no il credito per (ri)finanziare progetti economici e l’im-
presa finisce per entrare nell’orbita del sistema criminale
e per essere condizionata dalla sua forza di intimidazione
e dai suoi progetti anche quando continua a presentare
un capitale misto, legale ed illegale. È evidente che que-
sto tipo di gestione - di attività economiche formalmente
lecite - permette al mafioso di mantenere sempre più saldo
il controllo sul territorio (1).
Quindi, l’evoluzione disomogenea della materia penale,
l’assenza su scala internazionale di univoci parametri di
diritto sostanziale e, in alcuni casi, la debolezza dei singoli
quadri normativo-istituzionali hanno dato l’opportunità
alla criminalità di ricorrere ai c.d. vuoti di tutela, in par-
ticolare con riferimento ai fatti di riciclaggio transnazio-
nale (2). Le organizzazioni criminali traggono, in effetti,
vantaggio dalle diversità ordinamentali per collocare le
varie fasi di questa attività illecita nel luogo che offre le
condizioni più favorevoli per impunità e profitto.
Gli ambiti operativi del riciclaggio non riguardano, però,
solo gli “ambienti criminali”, ma anche quelli commerciali,
finanziari e imprenditoriali. Le violazioni spaziano dall’am-
bito penalistico, a quello commerciale, tributario, fiscale,
individuando tipologie di soggetti criminali differenti,
passando dal pubblico funzionario, all’usuraio, all’evaso-
re fiscale, ai grandi speculatori finanziari internazionali,
bancari, ecc. È, allora, evidente come tutti questi fattori
rendano il fenomeno del riciclaggio particolarmente com-
plesso, tanto che ogni qualvolta ci si accinge a descriverlo
viene visualizzato attraverso un’ottica d’insieme alquanto
intrecciata perché estesa a “ragnatela” su temi ed aspetti
differenti. Le difficoltà, poi, aumentano quando l’analisi
del fenomeno intende abbracciare non solo il riciclaggio,
ma le problematiche legate al fatturato delle attività de-
littuose e all’accumulo dei proventi riciclati e reimpiegati.
Ulteriori rischi sono, infine, legati all’attività d’indagine
in questo settore e riguardano la ‘sopravvalutazione’ delle
metodologie criminali o al contrario il problema della ‘sot-

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