Le matrici romanistiche di arbitrato, mediazione e conciliazione

Autore:Alessandro Tedesco
Pagine:665-675
RIEPILOGO

1. Origini. - 2. Arbitratum, fides e bona fides. - 3. Requisiti ed età dell’arbiter. - 4. L’arbitrato ai giorni nostri. - 5. L’arbitrato e la mediazione. - 6. Arbitrato e mediazione analogie e differenze . - 7. Le controversie soggette a mediazione obbligatoria. - 8. L’obbligo di informativa da parte dell’avvocato. - 9. Il ruolo del mediatore.

 
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Alessandro Tedesco
Le matrici romanistiche di arbitrato, mediazione e conciliazione
ALESSANDRO TEDESCO
LE MATRICI ROMANISTICHE DI ARBITRATO,
MEDIAZIONE E CONCILIAZIONE
S: 1. Origini. – 2. Arbitratum, fides e bona fides. – 3. Requisiti ed età
dell’arbiter. – 4. L’arbitrato ai giorni nostri. - 5. L’arbitrato e la mediazione. - 6.
Arbitrato e mediazione analogie e differenze . – 7. Le controversie soggette a
mediazione obbligatoria. – 8. L’obbligo di informativa da parte dell’avvocato.
– 9. Il ruolo del mediatore.
1. La prassi di affidare la decisione di controversie ad arbitri, al di fuori
dei processi controllati dagli organi della collettività, fu certamente a Roma
molto risalente1.
È ragionevolmente congetturabile che “il pretore abbia modellato il pro-
cesso formulare che andava sorgendo per suo impulso su un tipo di arbitrato
che non conosciamo”2.
L’attività del pretore avrebbe trovato ulteriore disciplina nella Lex Aebutia
del 130 a.C3. Ma anche se la particolare struttura del processo romano delle
Legis actiones e delle formulae, che prevedeva la divisione in due fasi in iure
ed apud iudicem, potrebbe far pensare ad un certo parallelismo tra processo
1 “La vecchia idea che le vetuste Legis actiones abbiano avuto le loro lontane radici in una prassi
arbitrale privata” come sottolinea M. M, Sull’arbitrato privato nell’esperienza giuridica
romana, in Rivista dell’Arbitrato VI.I, 1996, “non riceve più credito”.
Tuttavia le XII Tavole conoscevano la gura dell’arbiter distinta da quella del Iudex, Tab. 9,3
(Gell. N.A. 20,1,7 … quem iudicem arbitrumve iure datum…) e specialmente Tab. 2,1b a proposito
della legis actio per iudicis arbitrive postulationem, per la quale Gaio in Iust. 4,17 lascia intendere
che si ricoresse all’arbiter e non al iudex quando si trattava di actio familiae erciscunde e di actio -
nitum refundorum. E a proposito di quest’actio il V, Etihmologisches Worterbuch der latein
Sprache, 1887, Vol. I p. 47, volle trovare l’etimologia di arbiter da “ad e betere o bitere = andar per
luoghi: il che suggerirebbe l’idea dell’esperto che si reca sui luoghi controversi.
2 M. M, op. cit. (nt. 1), p. 1.
3 Secondo quanto indicato nelle Istituzioni di Gaio, il passaggio dalle Legis actiones alla proce-
dura formulare sarebbe stato determinato da una Lex Aebutia e da due Leges Iuliae, la prima presu-
mibilmente datata verso la ne del II secolo a.C., delle quali una sola peraltro sicuramente relativa
ai giudizi privati, l’altra ai giudizi pubblici.

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