Sentenza Nº 50035 della Corte Suprema di Cassazione, 06-11-2018

Data di Resoluzione:06 Novembre 2018
 
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SENTENZA
sul ricorso proposto da
1.
GENTILUOMO EUGENIO, nato il 17/10/1954;
2.
DE MAIO ROCCO, nato il 09/11/1970;
3.
RISO CARLO, nato il 06/03/1978;
4.
PARDEA DOMENICO, nato il 09/06/1967;
5.
VACATELLO ANTONIO, nato il 16/03/1964;
6.
PATAMIA MASSIMO, nato il 29/03/1970.
contro la sentenza del 10/11/2016 della Corte di Appello di Catanzaro;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere dott. G. Rago;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Sante
Spinaci, che ha concluso chiedendo annullamento con rinvio della sentenza;
uditi i difensori, avv.ti Putrino Domenico (per Gentiluomo, De Maio, Riso e
Patamia), Scalamogna Gaetano (per Pardea), Muzzopappa Francesco (per
Pardea e Vacatello) i quali tutti hanno concluso chiedendo l'accoglimento dei
rispettivi ricorsi.
RITENUTO IN FATTO
1. Gentiluomo Eugenio, Patamia Massimo, De Maio Rocco, Riso Carlo,
Pardea Domenico e Vacatello Antonio, venivano tratti a giudizio davanti il
Penale Sent. Sez. 2 Num. 50035 Anno 2018
Presidente: PRESTIPINO ANTONIO
Relatore: RAGO GEPPINO
Data Udienza: 19/09/2018
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
Tribunale di Vibo Valentia per rispondere rispettivamente, dei seguenti reati:
Gentiluomo, Pardea, Vacatello, De Maio e Riso del reato sub a) di tentata
estorsione aggravata dall'art. 7 D.I. 152/1991 in danno di Vinci Francesco Maria;
De Maio, Gentiluomo e Patamia del reato sub b) di rapina di un computer di
proprietà del Vinci, aggravata dall'art. 7 cit.; De Maio, Gentiluomo e Patamia del
reato sub c) di lesioni in danno del Vinci aggravate dall'art. 7 cit.
2. «In data 23.5.2013 Vinci Francesco Maria, marittimo, testimone di
giustizia per essere stato in passato vittima di usura ed estorsione da parte di
soggetti appartenenti alla criminalità organizzata del vibonese, presentava,
presso la Questura di Catanzaro una denuncia nella quale riferiva di numerose
minacce che stava subendo da parte di Gentiluomo Eugenio e di altri soggetti.
Spiegava che l'intera vicenda aveva avuto origine circa tre mesi prima, quando
un suo conoscente, Dalì Francesco, gli aveva chiesto se avesse qualche
conoscenza alla scuola TST di Taranto, città in cui il Vinci aveva prestato attività
lavorativa, relativamente ai corsi che tale scuola teneva per conseguire le
abilitazioni necessarie per l'imbarco in mare, poiché vi erano una decina di suoi
colleghi di Gioia Tauro (tra cui il Gentiluomo) che avevano bisogno di rinnovare
le qualifiche necessarie a svolgere l'attività di marittimi. Il Vinci, che
effettivamente conosceva l'istituto, aveva indicato la signora Donatella,
responsabile dell'Ufficio nonché la signora Maria (poi identificata hl De Lisi
Maria), per il disbrigo delle pratiche burocratiche relative a tali corsi, fornendo al
Dalì anche il recapito telefonico di quest'ultima. Dopo circa un mese, incontrava
casualmente il Gentiluomo nei pressi del Tribunale di Vibo Valentia, il quale,
dopo essersi lamentato per il ritardo nel disbrigo delle pratiche, gli avanzava la
richiesta di dazione di 6.000,00 euro, somma che sosteneva avesse dato alla
signora Maria di Taranto e di cui pretendeva la restituzione»: pag. 8 sentenza di
primo grado.
Da quel momento in poi si verificava un crescendo di minacce e violenze nei
confronti della vittima, che escusso a sommarie informazioni varie volte dava la
sua versione dei suddetti fatti: le suddette dichiarazioni si trovano trascritte a
pag. 8 ss della sentenza di primo grado.
Sentito come teste all'udienza del 17/12/2014, il Vinci si mostrava, da
subito, poco propenso a rispondere in modo coerente ed attendibile, tant'è che il
Tribunale, preso atto delle intimidazioni effettuate dall'imputato Vacatello,
acquisiva, ex art. 500/4 cod. proc. pen. tutte le dichiarazioni rese nel corso delle
indagini preliminari (pag. 15 ss).
All'esito del dibattimento, il fatto veniva ricostruito nei seguenti termini: «Da
tali risultanze si trae agevolmente che, indipendentemente dal ruolo svolto dalla
De Lisi nella vicenda in esame, verosimilmente di supporto al Vinci (ciò che
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