Sentenza Nº 32579 della Corte Suprema di Cassazione, 17-12-2018

Data di Resoluzione:17 Dicembre 2018
 
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2018
2401
Civile Sent. Sez. 2 Num. 32579 Anno 2018
Presidente: PETITTI STEFANO
Relatore: SESSO MARCHEIS CHIARA
Data pubblicazione: 17/12/2018
SENTENZA
sul
ricorso
,65-2014
proposto
da:
KERSCHBAUMER fLRDINAND,
elettivamente
domiciliato
in
G.MAZZINI
27,
presso
lo
studio
dell'
avvccaL,
lXCIO
NICOLAIS,
che
lo
rappresenta
e
difer1de
uniL:'tente
sll'avvCJcato
OSWAlD PERA'!'HONER;
-
ricorrente
-
contro
KERSCH3ACMES
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'..,
.,.,
_)
I,_;Jl'__,t
f
elettivamente
domiciliato
in
ROMA,
VIA
DI PORTA
2I~CIANA
4 STUDIO PERNO,
presso
lo
studio
dell'avvcc::atu
GIAN
LUCA
MARUCCHI,
che
lo
rappresenta
e
difende
unit'31\e:-l~e
agli
avvocati
DIETI'1AR WILD, STEFAN
.t
PITTRACHER;
-
controricorrente
-
avverso
la
scr1tenza
n.
7212013
della
CORTE
D'APPELLO
DI
TEENTO,
~:
~z:..one
distaccata
di
BOLZANO,
aepositata
i l l 9 l O 4 l 2 O
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·
udita
la
re
L
.zlone
della
causa
svolta
nella
pubblica
udienza
::lel
1210612018
dal
Consigliere
CHIARA BESSO
MARCHEIS;
udito
il
P.~.
~n
persona
del
Sostituto
Procuratore
Generale
Dot
CORRADO
MISTRI
che
ha
concluso
per
parziale
inarmissibilità
del
ricorso
in
sub
rlgetto
ricorso;
udito
l'
Avvoc:ato
MARUCCHI
Gian
Luca,
difensore
del
resistente
cL2
ha
chiesto
l'inammissibilità
in
sub
rigetto
del
r.corso.
RG
2565-2014
FATTI
DI
CAUSA
1. Nel 2006 Josef Kerschbaumer citava in giudizio
il
fratello
Ferdinand Kerschbaumer davanti
al
Tribunale di Bolzano chiedendo
-
per
quanto rileva in questo giudizio di
legittimità
-di accertare
che l'area gravata
da
una servitù di parcheggio (costituita con
contratto
datato 2 aprile 1987)
in
favore del fondo di proprietà del
convenuto era in gran parte occupata dall'allargamento di una
strada comunale e che
il
convenuto non aveva
diritto
di
parcheggiare sulla restante area del fondo
dell'attore
e
conseguentemente di inibire
al
convenuto
di
parcheggiare veicoli
sulla predetta area, nonché di condannare
il
convenuto
al
risarcimento dei danni.
Il
convenuto costituendosi resisteva alle
domande dell'attore -deduceva che l'allargamento della strada
concerneva solo parte dell'area del parcheggio e non impediva
di
parcheggiare mezzi quali biciclette o motociclette - e faceva valere
domande riconvenzionali, in particolare chiedendo di condannare
l'attore
a risarcire i danni causatigli
da
atti
illeciti dal medesimo
posti i n essere.
Il
Tribunale di Bolzano rigettava
la
domanda dell'attore (il
convenuto aveva sempre utilizzato quale parcheggio un'area
diversa
da
quella individuata dal contratto, o meglio dalla piantina
ad esso allegata,
istitutivo
della servitù, che non era quindi stata
interessata dall'allargamento della strada) e condannava,
accogliendo
la
riconvenzionale del convenuto,
l'attore
a pagare
2.000 euro a
titolo
di risarcimento del danno
2.
La
sentenza è stata impugnata dall'attore.
La
Corte d'appello
di Trento, sezione di Bolzano -con sentenza 19 aprile 2013,
n.
72
-
ha
accolto
il
primo e
il
quarto
motivo
di
appello e, in riforma della
sentenza di
primo
grado,
ha
ritenuto
che l'appellato utilizzava
senza
titolo
l'area restante della particella di proprietà
dell'appellante e
ha
così ordinato all'appellato di astenersi
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dall'utilizzo dell'area non gravata dalla servitù di parcheggio;
ha
inoltre ritenuto che le condotte illecite
attribuite
all'appellante
erano state poste
in
essere dal figlio maggiorenne Andreas
Kerschbaumer e
ha
pertanto annullato
il
capo della sentenza che
condannava l'appellante
al
pagamento di 2.000 euro, rigettando
la
domanda riconvenzionale di risarcimento del danno fatta valere dal
convenuto.
3. Ferdinand Kerschbaumer ricorre per cassazione.
Josef Kerschbaumer resiste con controricorso, con cui chiede
di
dichiarare inammissibile e comunque rigettare
il
ricorso.
Il
ricorrente
ha
depositato memoria
in
prossimità dell'udienza.
RAGIONI
DELLA
DECISIONE
I.
Il
ricorso è articolato in sei motivi.
l.
I primi
tre
motivi sono tra loro
strettamente
connessi:
a)
Il
primo
motivo
denuncia nullità della sentenza per violazione
degli
artt.
132, 156, 112, 161 c.p.c.:
il
dispositivo e
la
parte
motiva della sentenza non contengono un accertamento,
ossia l'individuazione specifica del bene oggetto della
controversia, così rendendo
la
relativa pronuncia priva di una
qualsiasi efficacia.
b)
Il
secondo motivo contesta violazione e falsa applicazione
degli
artt.
115, 116, 191 e
ss.
c.p.c., 2729 e 2697 c.c.: sia
in
primo che in secondo grado non è stata assunta alcuna prova
idonea a determinare
la
consistenza
e/o
l'esatta collocazione
della servitù.
c)
Il
terzo motivo
fa
valere violazione e falsa applicazione degli
artt.
115, 116, 191 c.p.c., 2721 e 2729 c.c.: prova idonea
non può essere considerata il disegno della servitù contenuto
nel progetto di divisione predisposto dal consulente tecnico
d'ufficio, prova atipica
da
cui
si
può unicamente
trarre
una
presunzione semplice.
4
I
motivi
sono infondati.
La
sentenza non è sentenza dal
contenuto
incerto.
Il
dispositivo della sentenza è chiaro: condanna
il
ricorrente a un non tacere (obbligo di astenersi dall'utilizzo della
parte dell'area di proprietà del fratello non gravata dal
diritto
di
parcheggio). Quanto all'individuazione dell'area
contrattualmente
gravata dal
diritto
di parcheggio, essa - a differenza di quanto
afferma
il
ricorrente -non era controversa e risultava dal
contratto
e dall'allegata piantina:
"non
venivano definiti
attentamente
soltanto estensione e dimensione del
diritto
al
parcheggio;
l'aggravio della p.f.
859/1
veniva
delimitato
anche
territorialmente"
(p. 13 della sentenza
impugnata).
vale
al
riguardo
la
censura
del
terzo
motivo,
in
quanto
il
giudice d'appello fa
riferimento
a una
piantina allegata
al
contratto
istitutivo
della servitù e non
al
disegno predisposto dal consulente tecnico d'ufficio e
il
punto
non è
contestato dal ricorrente.
2.
Il
quarto
motivo
contesta violazione e falsa applicazione degli
artt.
112 e 342 c.p.c.: l'appellante aveva chiesto
al
giudice di
appello di accertare l'impossibilità dell'esercizio della servitù e
il
giudice
ha
invece
vietato
di utilizzare l'area non gravata dalla
servitù.
Il
motivo
è infondato.
Da
quanto
risulta dalle conclusioni
riportate
dal medesimo ricorrente (p. 14 del ricorso), l'appellante
aveva chiesto che,
"conformemente
alla domanda di
primo
grado,
deve essere accertata l'impossibilità dell'esercizio della servitù e
all'appellato deve venire
vietato
il
parcheggio sulla p.f.
859/1
".
3.
Il
quinto
motivo
fa valere violazione e falsa applicazione degli
artt.
1158
ss. c.c., 112,
346
e 342 c.p.c.:
il
giudice di
primo
grado,
nel dichiarare che sin dall'inizio
il
ricorrente non aveva
potuto
utilizzare l'area del focus servitutis, ma aveva esercitato
il
diritto
su
un'altra area, avrebbe accertato
in
via incidentale l'avvenuta
usucapione del
diritto,
usucapione proposta quale mera eccezione
dal ricorrente in
primo
grado e poi riproposta nella comparsa di
costituzione in appello e invece non valutata dalla Corte d'appello.
5
Il
motivo
non può essere accolto.
La
prospettiva seguita dal
giudice di
primo
grado, di esercizio della servitù in luogo diverso
da
quello previsto dal
contratto
(prospettiva che non
si
è peraltro
concretata, come invece afferma
il
ricorrente, in un accertamento
dell'acquisto per usucapione del
diritto,
cfr.
l'estratto
della sentenza
di
primo
grado
riportato
alle pp.
15-16
del ricorso), non è stata
seguita dal giudice d'appello.
Il
giudice d'appello ha,
al
contrario,
ritenuto
che solo nel 2005, con i lavori di ampliamento della strada
provinciale,
il
ricorrente non
ha
più potuto usare come parcheggio
l'area stabilita, così che l'eccezione del ricorrente è stata rigettata.
4.
Con
il
sesto
motivo
si
denuncia violazione e falsa
applicazione degli
artt.
2043 c.c. e 40 c.p.: Josef Kerschbaumer era
a conoscenza del ripetersi dei comportamenti illeciti del figlio
ai
danni del ricorrente (parcheggio dell'autovettura in modo
da
impedire
al
ricorrente di parcheggiare, accumulo di mucchi di neve
dietro
le ruote
dell'autovettura
del ricorrente), ma nulla
ha
fatto
per impedirli, così rendendosi omissivamente responsabile.
Il
motivo
è infondato.
Il
giudice d'appello
ha
infatti
affermato,
con accertamento in
fatto
incensurabile davanti a questa Corte
di
legittimità,
che non è stato in alcun modo provato che Josef
Kerschbaumer abbia
indotto
il figlio
ad
agire in modo illecito e non
può essere ravvisata una sua "responsabilità emissiva" nei
confronti degli
atti
posti in essere dal figlio maggiorenne.
II.
Il
ricorso va quindi rigettato.
Le
spese di lite sono liquidate in dispositivo e seguono
la
soccombenza.
Ai
sensi dell'art. 13, comma
1-quater,
del
d.p.r.
n.
115/2002,
si
atto
della sussistenza dei presupposti per
il
versamento da parte
del ricorrente
dell'importo
a
titolo
di contributo unificato pari a
quello
dovuto
per
il
ricorso a norma del comma
l-bis
dello stesso
art. 13.
6
P.Q.M.
La
Corte rigetta
il
ricorso e condanna
il
ricorrente al pagamento
delle spese del giudizio, in favore del controricorrente, che liquida
in euro 4.200, di cui euro 200 per esborsi, oltre spese generali
(15°/o) e accessori di legge.
Sussistono i presupposti per il versamento
da
parte del
ricorrente dell'importo a
titolo
di contributo unificato pari a quello
dovuto per
il
ricorso.
Così
deciso in Roma, nella camera
di
consiglio della seconda
Sezione Civile,
il
12 giugno 2018.
7

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