Sentenza Nº 21730 della Corte Suprema di Cassazione, 17-05-2019

Data di Resoluzione:17 Maggio 2019
 
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SENTENZA
Sul ricorso proposto da:
1)
RUSZO Patrik, nato il 06/05/1996;
2)
FITI Constantin, nato il 15/09/1993;
Avverso la sentenza n. 19/2017 della Corte di Assise di Appello di Bologna in data
11/01/2018;
Udita la relazione svolta dal Consigliere dott. Antonio Minchella;
Udite le conclusioni del Procuratore Generale, nella persona della dott.ssa Mariella De
Masellis, che ha chiesto il rigetto dei ricorsi;
Uditi i difensori delle Parti Civili costituite, Avv. Eugenio Gallerani e Avv. Giacomo
Forlani, che si sono associati alle richieste del P.G.;
Uditi i difensori degli imputati Ruszo e Fiti e cioè, rispettivamente Avv. Patrizia Micai e
Avv. Giancarlo
Tunno, i quali hanno insistito
per l'accoglimento dei rispettivi ricorsi;
Penale Sent. Sez. 1 Num. 21730 Anno 2019
Presidente: DI TOMASSI MARIASTEFANIA
Relatore: MINCHELLA ANTONIO
Data Udienza: 05/02/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza in data 11/01/2018 la Corte di Assise di Appello di Bologna, in
parziale riforma della sentenza in data 17/02/2017 della Corte di Assise di Ferrara,
rideterminava la pena inflitta a Fiti Constantin e a Ruszo Patrik rispettivamente
nell'ergastolo con isolamento diurno di mesi dodici per il primo e nell'ergastolo con
isolamento diurno di mesi due per il secondo: ciò per l'affermazione di penale
responsabilità in ordine al delitto di omicidio di Pierluigi Tartari, aggravato dall'aver
agito con crudeltà, al delitto di rapina aggravata e ad altri reati, ritenuti uniti in
continuazione. La vicenda riguardava una rapina aggravata, realizzata in data
09/09/2015 in Ferrara ai danni di Pierluigi Tartari e conclusasi con il decesso della
vittima, la cui ricostruzione è stata possibile a seguito di complesse indagini; tutto
era iniziato con la mancanza di notizie della vittima, la cui casa era stata messa a
soqquadro e dalla quale erano stati asportati quadri, due fucili da caccia, carta
bancomat, carta di credito e carta di identità della vittima, la quale veniva ricercata
invano per diversi giorni, in uno alla sua vettura, che veniva rinvenuta il successivo
12 settembre; nei giorni immediatamente seguenti alla scomparsa del Tartari,
risultava che erano stati effettuati prelievi ed acquisti con la carta bancomat e la
carta di credito a lui sottratti; l'analisi delle immagini registrate nei negozi in
corrispondenza degli acquisti consentiva di verificare che le compravendite erano
effettuate da tre soggetti, e cioè Fiti Costantin, Ruszo Patrik e tale Pajdek Ivan (nel
frattempo giudicato separatamente e condannato in via definitiva alla pena di anni
trenta di reclusione per detti fatti); le dichiarazioni raccolte da diversi soggetti
permettevano di ricostruire la vicenda: già il giorno 08/09/2015 la vettura del Pajdek
era stata notata diverse volte effettuare giri nella zona della casa della vittima, tanto
che il fare sospetto aveva destato l'attenzione dei residenti; i vari negozianti
interessati avevano riconosciuti i tre individui come coloro che avevano utilizzate le
carte magnetiche della vittima in occasione degli acquisti registrati; personale di
polizia giudiziaria aveva scorto Fiti Constantin indossare le scarpe acquistate con la
carta della vittima; i tabulati telefonici dimostravano che i tre individui erano stati
sempre insieme sia prima che dopo l'omicidio nonché nel giorno dello stesso; Fiti
Constantin aveva detto alla donna con la quale aveva una relazione sentimentale di
aver compiuto un atto molto grave, facendo intendere di essere coinvolto
nell'omicidio del Tartari. Così, l'imputati Fiti veniva fermato il 21 settembre e
l'imputato Ruszo veniva fermato il 25 settembre: quest'ultimo rilasciava dichiarazioni
ammissive e, nella notte stessa, conduceva la polizia giudiziaria al casolare nel quale
veniva rinvenuto il cadavere di Tartari Pierluigi; il Pajdek veniva catturato in
Slovacchia e consegnato all'Italia il 26 novembre: anche lui ammetteva il
coinvolgimento nel delitto; nella vettura del Tartari venivano rinvenute tracce
biologiche del Fiti e tracce biologiche del Ruszo, miste a quelle della vittima.
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Corte di Cassazione - copia non ufficiale

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