Sentenza Nº 21402 della Corte Suprema di Cassazione, 16-05-2019

Data di Resoluzione:16 Maggio 2019
 
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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
MUSINI ALESSANDRO nato a VENEZIA il 09/08/1964
avverso la sentenza del 19/01/2018 della CORTE ASSISE APPELLO di BRESCIA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ENRICO GIUSEPPE SANDRINI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore LUIGI BIRRITTERI
che ha concluso chiedendo l'inammissibilità del ricorso.
L'Avv. Cristina Guatta ,difensore della parte civile costituita Concu Cristian e Mura
Maria, deposita in udienza conclusioni e nota spese e insiste per l'inammissibilità o per
il rigetto del ricorso con conseguente condanna al pagamento delle ulteriori spese
sostenute nel presente grado di giudizio.
L'Avv. Andrea Pezzangora, difensore di Musini Alessandro, conclude per l'accoglimento
del ricorso.
L'Avv. Ennio Buffoli, difensore di Musini Alessandro, conclude per l'accoglimento del
ricorso.
Penale Sent. Sez. 1 Num. 21402 Anno 2019
Presidente: IASILLO ADRIANO
Relatore: SANDRINI ENRICO GIUSEPPE
Data Udienza: 05/03/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza pronunciata il 19.01.2018 la Corte d'assise d'appello di Brescia
ha confermato la sentenza in data 20.12.2016 con cui la Corte d'assise di Brescia
aveva condannato l'imputato Musini Alessandro alla pena dell'ergastolo, oltre
pene e statuizioni accessorie (ivi incluse quelle risarcitorie in favore delle parti
civili costituite), per il delitto di omicidio della moglie convivente Mura Anna,
aggravato dalla crudeltà e dal rapporto di coniugio, commesso il 16 marzo 2015
nell'abitazione coniugale di Castenedolo, mediante la condotta consistita nel
colpire reiteratamente la vittima alla testa, al volto e agli arti superiori con un
corpo contundente, e al collo con uno strumento da punta e taglio, procurandole
plurime lesioni cranio-meningo-encefaliche, emorragia sub aracnoidea e plurime
soluzioni di continuo.
Secondo la conforme ricostruzione del fatto operata dai giudici di merito, il
delitto era stato accertato verso le ore 13.35 del 16.03.2015, allorchè una
pattuglia dei carabinieri di Castenedolo aveva raggiunto l'abitazione che la
vittima condivideva con l'imputato, a seguito della segnalazione pervenuta da
una vicina di casa allertata dal figlio minore della coppia, Musini Danilo (allora
quindicenne), il quale aveva riferito di aver trovato il cadavere della madre nella
camera da letto dei genitori; il ragazzo dichiarava agli inquirenti di essersi
svegliato verso le 12.00, in quanto quel giorno non era andato a scuola, di
essere uscito dalla sua camera alle 12.10 e di avere incontrato nel soggiorno il
fratello Concu Cristian (nato da una precedente relazione della vittima), rientrato
dal lavoro; dopo che il fratello era tornato al lavoro, il minore era entrato nella
camera da letto dei genitori, trovando il cadavere della madre per terra a lato del
letto matrimoniale, in un lago di sangue; Musini Danilo indicava nel padre il
possibile autore dell'omicidio, riferendo del litigio avvenuto la sera di sabato
14.03.2015 tra questi e la vittima, nel corso del quale l'imputato aveva colpito la
moglie con un violento schiaffo o pugno al volto, secondo una circostanza
confermata da Concu Cristian; entrati nell'abitazione, i carabinieri constatavano
la presenza del cadavere della donna disteso supino a terra sul lato sinistro del
letto matrimoniale, con indosso la biancheria intima, presentante lo sfondamento
della regione sinistra del cranio con abbondante perdita ematica e di sostanza,
come riscontrato dal personale medico intervenuto.
L'altro figlio convivente della Mura, Concu Cristian, riferiva che a seguito
dell'episodio lesivo del sabato precedente, la madre lo aveva inviato alla locale
stazione dei carabinieri per informare i militari del fatto, e gli aveva comunicato
la decisione di separarsi dal marito, per la quale intendeva attivarsi già il lunedì
mattina; dichiarava di essere uscito di casa, la mattina dell'omicidio, per andare
al lavoro verso le 7.45 e di aver visto la porta della camera coniugale ancora
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chiusa; di essere rientrato a casa per il pranzo alle 12.25 e di avere incontrato il
fratello Danilo che si era svegliato da poco, uscendo quindi nuovamente alle
12.45 senza aver incontrato la madre, che riteneva fosse uscita di casa.
L'imputato risultava invece irreperibile, non essendosi presentato al turno
notturno presso la ditta di Montichiari alle cui dipendenze lavorava, e non
rispondendo alle chiamate telefoniche dirette al suo cellulare, che risultava
spento; Musini Alessandro veniva trovato e fermato dalla p.g. solo verso le 16.40
del 17.03.2015 su una panchina di un parco pubblcio di Brescia, in apparente
stato confusionale; interrogato dal pubblico ministero negava ogni responsabilità
nell'omicidio, dichiarando che il 16.03.2015 si era alzato verso le 8.00, aveva
svegliato la moglie, aveva visto il figlio minore Danilo addormentato nel suo letto
mentre il Concu era già andato al lavoro; dopo aver acceso la televisione, essersi
vestito e aver fatto colazione era uscito di casa in un orario che non ricordava,
prima a piedi e poi allontanandosi con l'autovettura, dapprima dirigendosi verso
San Polo e poi ritornando a Castenedolo, dove aveva fatto rientro a casa verso le
11.10-11.20; aperta la porta della camera da letto e gli scuri della finestra,
aveva trovato il cadavere della moglie riverso a terra, che egli aveva adagiato
sulla schiena, sporcandosi di sangue le mani, che poi si era lavato; sconvolto,
era quindi uscito di casa e aveva iniziato a vagare per Brescia, inzuppandosi di
acqua piovana; negava di aver colpito la Mura la sera del 14.03.2015 e
confermava l'intenzione di separarsi della moglie, che gli aveva intimato di
lasciare la casa coniugale entro lunedì; l'imputato confermava le dichiarazioni nel
corso dell'esame reso nel dibattimento di primo grado, salvo riconoscere di avere
effettivamente percosso la moglie la sera del sabato precedente il delitto.
Dopo aver ricostruito i risultati delle indagini e delle prove acquisite nel
dibattimento di primo grado, all'esito del quale Musini Alessandro era stato
ritenuto colpevole dell'omicidio pluriaggravato della moglie e condannato
all'ergastolo, la sentenza d'appello esaminava i motivi di gravame dell'imputato e
li riteneva infondati, per le ragioni che seguono.
Dopo aver rigettato alcune questioni di natura processuale sollevate dalla difesa,
riproposte nei motivi d'appello, e motivato il diniego dell'istanza di rinnovazione
dell'istruttoria dibattimentale perché ritenuta non necessaria, la Corte di secondo
grado dava atto che l'imputato era raggiunto da una plurima serie di elementi
indiziari che, collegati tra di loro, ne dimostravano la colpevolezza al di là di ogni
ragionevole dubbio, escludendo ogni plausibile ricostruzione alternativa della
responsabilità omicidiaria.
La sentenza d'appello descriveva le circostanze del ritrovamento del cadavere
della vittima e la scena che si era presentata agli inquirenti; ricostruiva i consumi
energetici dell'abitazione sulla base delle risultanze dei contatori, in funzione di
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