Sentenza Nº 14426 della Corte Suprema di Cassazione, 02-04-2019

Data di Resoluzione:02 Aprile 2019
 
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SENTENZA
sul ricorso proposto da
Pavan Devis, nato a Camposampiero il 23/01/1981,
avverso la sentenza del 29/11/2016 della Corte di Appello di Bologna;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal componente Geppino Rago;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Roberto
Aniello, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
udito il difensore, avv. Valerio Spigarelli, che ha concluso chiedendo l'accoglimento
del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza del 14 dicembre 2007 il Tribunale di Reggio Emilia assolveva
per non aver commesso il fatto Pavan Devis, dai reati di rapina pluriaggravata in
danno di un istituto bancario, ricettazione di un'autovettura e porto di oggetto atto
Penale Sent. Sez. U Num. 14426 Anno 2019
Presidente: CARCANO DOMENICO
Relatore: RAGO GEPPINO
Data Udienza: 28/01/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
ad offendere.
Il Tribunale, dopo avere premesso che gli elementi a carico dell'imputato
erano costituiti da un telefono cellulare e da un filmato estratto dal sistema di
videosorveglianza della banca rapinata, osservava che si trattava di elementi
incerti che non consentivano di superare la soglia dell'al di là di ogni ragionevole
dubbio.
Infatti: la circostanza che la scheda telefonica, intestata all'imputato, avesse
agganciato celle contigue ai luoghi teatro degli eventi, nelle ore di interesse, non
poteva considerarsi elemento esaustivo della sua compartecipazione all'azione
criminosa, in quanto la suddetta utenza avrebbe potuto essere utilizzata da altra
persona; quanto al filmato, mentre il consulente tecnico del pubblico ministero -
sentito all'udienza del 10/11/2006 - «ha creduto di vederci ritratto proprio
l'imputato», il perito, nominato nel corso del dibattimento e la cui relazione era
stata letta sull'accordo delle parti, di contro, era giunto alla conclusione che le
somiglianze, pur esistenti, «attengono a caratteri generali che non consentono di
pervenire ad un giudizio di identificazione, in quanto gli stessi possono essere
riscontrati anche in più soggetti».
2. A seguito di impugnazione del pubblico ministero, con sentenza del 29
novembre 2016, la Corte d'appello di Bologna, in riforma della pronuncia di primo
grado, dichiarava l'imputato colpevole del solo delitto di rapina pluriaggravata,
rubricata al capo L), e, esclusa la recidiva, lo condannava alla pena ritenuta di
giustizia, dichiarando non doversi procedere in ordine ai residui reati contestati ai
capi I) e M), perché estinti per prescrizione.
La Corte territoriale poneva a fondamento dell'affermazione di responsabilità
i seguenti indizi, ritenuti gravi, precisi e concordanti: la presenza del cellulare
dell'imputato - residente a Padova - il 25/02/2000 alle ore 02.12'.12", a pochi
chilometri dal luogo ove avvenne il furto la notte fra il 24 ed il 25/02/2000
dell'autovettura, poi utilizzata per la rapina; la presenza del cellulare dell'imputato
nei pressi del luogo della rapina (alle ore 14.58'13"), in perfetta coincidenza
temporale con essa (alle ore 15).
La Corte, quindi, osservava che, dall'esame dei tabulati telefonici, si
evidenziava che l'utilizzatore del cellulare in questione, dopo il furto dell'auto, era
rientrato nel Veneto; il giorno della rapina era tornato a Correggio (luogo della
rapina) e, subito dopo, era nuovamente rientrato nel Veneto. La Corte, pertanto,
concludeva per la colpevolezza dell'imputato in quanto: «l'utilizzatore dell'utenza
telefonica in esame non era soggetto stabilmente presente nella zona dei fatti (il
che avrebbe potuto fare ipotizzare la sfortunata coincidenza di chi, abitando in
quei luoghi, si fosse venuto a trovare in quei due punti e momenti sensibili per
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