N. 281 SENTENZA 17 - 28 ottobre 2011

 
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LA CORTE COSTITUZIONALE

composta dai signori:

Presidente: Alfonso QUARANTA;

Giudici: Alfio FINOCCHIARO, Franco GALLO, Luigi MAZZELLA, Gaetano SILVESTRI, Sabino CASSESE, Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO, Giuseppe FRIGO, Alessandro CRISCUOLO, Paolo GROSSI,

Giorgio LATTANZI, Aldo CAROSI, Marta CARTABIA;

ha pronunciato la seguente

Sentenza

nei giudizi di legittimita' costituzionale dell'art. 85, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito) promossi dal Giudice dell'esecuzione del Tribunale di Forli' con ordinanza del 2 agosto 2010 e dal Giudice dell'esecuzione del Tribunale di Torino con ordinanza del 31 maggio 2010, iscritte al n. 380 del registro ordinanze 2010 ed al n. 5 del registro ordinanze 2011 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 50, prima serie speciale, dell'anno 2010 e n. 5, 1ª serie speciale, dell'anno 2011.

Visti gli atti di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;

udito nella camera di consiglio del 5 ottobre 2011 il Giudice relatore Franco Gallo.

Ritenuto in fatto 1. - Nel corso di una procedura di riscossione coattiva di crediti tributari effettuata mediante espropriazione immobiliare e promossa nei confronti di un contribuente dalla s.p.a. Equitalia Romagna, agente della riscossione per la provincia di Forli-Cesena, il Giudice dell'esecuzione del Tribunale ordinario di Forli', con ordinanza depositata il 2 agosto 2010 (r.o. n. 380 del 2010), ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 42 e 53 della Costituzione, questioni di legittimita' dell'art. 85, comma 1, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito) − secondo cui 'Se il terzo incanto ha esito negativo, il concessionario, nei dieci giorni successivi, chiede al giudice dell'esecuzione l'assegnazione dell'immobile allo Stato per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede, depositando nella cancelleria del giudice dell'esecuzione gli atti del procedimento' −, 'nella parte in cui prevede che l'assegnazione allo Stato abbia luogo 'per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede', anziche' 'per il prezzo base del terzo incanto''.

1.1. - Il Giudice dell'esecuzione rimettente riferisce, in punto di fatto, che: a) la s.p.a. Equitalia Romagna aveva promosso 'esecuzione esattoriale' immobiliare per crediti tributari dello Stato, pari ad € 59.466,41, risultanti dagli estratti di ruolo prodotti in giudizio; b) la procedura di riscossione si era svolta regolarmente con la trascrizione dell'avviso di vendita dell'immobile, la sua notificazione al debitore e l'effettuazione di tre incanti andati deserti; c) la base d'asta del terzo incanto era stata di € 79.454,67; d) l'agente della riscossione aveva chiesto, ai sensi dell'art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973, l'assegnazione dell'immobile pignorato allo Stato per il prezzo costituito dall'importo dei sopra indicati crediti tributari dello Stato, inferiore alla base d'asta del terzo incanto; e) erano intervenuti nell'esecuzione la s.p.a. CORIT − Riscossioni Locali, per un credito di € 1.628,58, la Cassa dei Risparmi di Forli' e della Romagna, per un credito di € 1.941,15 e la stessa s.p.a. Equitalia Romagna, con due interventi per crediti, rispettivamente, di € 2.581,72 e di €

6.296,79.

1.2. - Il medesimo giudice rimettente premette poi, in punto di diritto, che: a) in base al comma 2 dell'art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973 (secondo cui, a seguito dell'istanza dell'agente della riscossione di assegnazione dell'immobile allo Stato, il giudice dell'esecuzione, in caso di esito negativo del terzo incanto, 'dispone l'assegnazione'), il giudice dell'esecuzione non ha il potere discrezionale di non far luogo all'assegnazione allo Stato ne' puo' rifiutare l'emissione del decreto di trasferimento quando lo Stato abbia versato il prezzo nel termine fissato dallo stesso giudice; b) tale assegnazione ha natura 'sostitutiva' della vendita forzata ed il prezzo versato dallo Stato, pari alla minor somma tra la base d'asta del terzo incanto ed il credito tributario per il quale si procede, e' acquisito alla massa attiva di cui all'art. 509 del codice di procedura civile ed assegnato all'esattore ovvero distribuito tra l'esattore e gli eventuali concorrenti, in ragione delle rispettive cause di prelazione (art. 84 del d.P.R. n. 602 del 1973; art. 596 cod. proc. civ.); c) l'indicata disciplina esclude sia la corresponsione di conguagli a carico dello Stato sia l'incremento del prezzo di assegnazione nel caso di differenza tra il minore importo del credito tributario per cui si procede e la maggiore base d'asta del terzo incanto; d) il 'credito per cui si procede', menzionato dalla disposizione denunciata, e' esclusivamente quello tributario, senza che rilevino i diversi crediti eventualmente concorrenti al riparto ed aventi prelazione anteriore a quelli dell'esattore, considerato che l'art. 85 del d.P.R. n. 602 del 1973 non rinvia ne' all'art. 589 cod. proc. civ. (secondo cui 'l'istanza di assegnazione deve contenere l'offerta di pagamento di una somma non inferiore a quella prevista nell'art. 506') ne' all'art. 506 cod.

proc. civ. (il quale indica, per l'assegnazione, 'un valore non inferiore alle spese di esecuzione e ai crediti aventi diritto a prelazione anteriore a quello dell'offerente'); e) siffatta interpretazione del menzionato quadro normativo e, in particolare, della disposizione denunciata e' 'l'unica possibile, non essendo prospettabile un'interpretazione costituzionalmente orientata della stessa'.

1.3. - Sulla base di tali premesse, il giudice a quo afferma, in punto di non manifesta infondatezza, che la disposizione denunciata, 'nella parte in cui prevede che l'assegnazione allo Stato abbia luogo 'per il minor prezzo tra il prezzo base del terzo incanto e la somma per la quale si procede', anziche' 'per il prezzo base del terzo incanto'', si pone in contrasto: a) con gli artt. 3 e 53 Cost., per 'violazione dei principi di ragionevolezza rispetto ai mezzi e allo scopo e di uguaglianza in se', e in relazione al principio di capacita' contributiva'; b) con gli artt. 3 e 42 Cost., per l''irragionevole determinazione del prezzo per l'assegnazione coattiva'.

1.3.1. - Con riferimento alla dedotta violazione degli artt. 3 e 53 Cost., il rimettente osserva che la disciplina denunciata presenta tre diversi profili di contrasto con la Costituzione, in quanto: a) il parametro del credito tributario per cui si procede non e' idoneo a stabilire un ragionevole prezzo di acquisto coattivo dell'immobile;

  1. irragionevolmente 'ceteris paribus premia l'accumulazione del debito' tributario; c) non trova giustificazione nell'adempimento dell'obbligazione tributaria e, quindi, viola il principio di capacita' contributiva.

    Sotto il primo profilo, il giudice a quo assume che, secondo ragione, l'assegnazione dell'immobile allo Stato, in quanto sostitutiva della vendita, potrebbe avvenire solo con il versamento del prezzo ribassato che funge da base d'asta del terzo incanto (anche a tener conto delle particolari esigenze pubblicistiche sottostanti all'esecuzione esattoriale) e non certo del prezzo corrispondente alla misura del credito tributario per il quale si procede; ammontare, questo, che costituisce una 'variabile indipendente dal valore dell'immobile [...] neppure indirettamente collegata' con esso.

    Sotto il secondo profilo, prosegue il medesimo giudice, la disciplina denunciata e' irragionevole, perche' 'premia' il contribuente che ha un debito tributario di ammontare superiore alla base d'asta, mentre sfavorisce il contribuente debitore di tributi per un ammontare complessivo inferiore a detta base, il quale, a seguito dell'assegnazione del suo immobile allo Stato, subisce, 'oltre alla perdita dell'immobile, anche l'ulteriore falcidia rappresentata dalla differenza tra base d'asta e tributo insoluto'.

    Sotto il terzo profilo, sempre ad avviso del rimettente, la fissazione del prezzo di assegnazione dell'immobile in base al criterio della minor somma tra base d'asta del terzo incanto e credito tributario per cui si procede, pur non avendo la funzione di sanzionare l'inadempienza del contribuente, tuttavia impone a quest'ultimo - nell'evenienza, meramente casuale, che il debito tributario sia inferiore al prezzo base del terzo incanto - di subire un sacrificio patrimoniale superiore (per la misura pari alla differenza tra la base d'asta ed il debito tributario) a quello commisurato alla sua capacita' contributiva e, quindi, a quello corrispondente all'obbligazione tributaria (e relativi accessori), come accertata e risultante dall'estratto di ruolo. Al riguardo, il giudice a quo sottolinea che il principio di capacita' contributiva e' applicabile anche nella fase della riscossione dei tributi, perche' il citato 'art. 53 comma 1 Cost. non distingue il momento fisiologico dell'adempimento dalle patologie del rapporto di imposta' e perche' 'il concorso alle spese pubbliche si attua [...] con l'adempimento, spontaneo o coattivo che sia, della pretesa tributaria'.

    1.3.2. - Con riferimento alla dedotta violazione degli artt. 3 e 42 Cost., il rimettente osserva che l'assegnazione dell'immobile allo Stato ad un prezzo pari all'ammontare del credito tributario e, quindi, inferiore al prezzo...

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