N. 145 ORDINANZA (Atto di promovimento) 10 marzo 2011

IL TRIBUNALE Ha emesso la seguente ordinanza nella causa civile iscritta al numero del ruolo generale n. 213/2005 e promossa da: Convertino Sante, rappresentato e difeso dagli avv.ti Angela Matarrese e Maurizio Sansone, attore;

Contro Banca Antoniana popolare Veneta S.p.A., rappresentata e difesa dall'avv. Alfredo Carrozzini, convenuta.

Svolgimento del processo Con atto di citazione notificato il 18 aprile 2005 il sig.

Convertino Sante conveniva in giudizio la Banca Antoniana Popolare Veneta S.p.A. chiedendo che fosse rideterminato il saldo del conto corrente n. 2741/R, acceso in data 11 aprile 1994, sino alla data dell'ultima operazione avvenuta il 29 dicembre 1998; in particolare, chiedeva che i conteggi fossero riformulati tenendo conto dell'ormai consolidato indirizzo giurisprudenziale circa la nullita' della capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi e della c.m.s., affinche' la banca fosse condannata alla restituzione dell'indebito versato.

Costituitasi in giudizio, la banca convenuta contestava le eccezioni e le richieste attoree, concludendo per il rigetto integrale della domanda ed opponendo, preliminarmente, la liceita' della capitalizzazione trimestrale degli interessi e, quindi, l'eccezione di prescrizione estintiva.

Nel corso del giudizio, precisate le domande ed avanzate le richieste istruttorie nei termini concessi ai sensi degli arti. 183 e 184 c.p.c. (ante novella), questo G.U., sciogliendo la riserva assunta all'udienza del 20 luglio 2007, riteneva doversi procedere al ricalcolo del saldo.

Veniva depositato elaborato peritale contenente il ricalcolo effettuato dal consulente, alla stregua dei criteri di cui all'ordinanza ammissiva della ctu.

Ritenuta la causa matura per la decisione, si rinviava all'udienza del 10 marzo 2011 per la discussione orale ex art.

281-sexies c.p.c., concedendo termine alle parti fino a 10 giorni prima dell'udienza per il deposito delle presenti note conclusive.

Motivazione Questo Giudice ritiene sussistenti i presupposti per sollevare questione di legittimita' costituzionale dell'art. 2, comma 61, della Legge n. 10 del 2011, di conversione del decreto Milleproroghe (D.L.

29 dicembre 2010 n. 225).

Il testo cosi' recita: 'In ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l'art. 2935 del codice civile si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall'annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell'annotazione stessa. In ogni caso non si fa luogo alla restituzione di importi gia' versati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge'.

  1. La rilevanza della questione nel caso di specie In primis, sotto il profilo della rilevanza della norma de qua, ai fini del thema decidendum, non vi e' dubbio che la natura assertivamente interpretativa della stessa, unitamente all'eccezione di prescrizione, sollevata da parte convenuta, ne impongano l'applicazione nel caso concreto.

    Pertanto questo Giudice, dovendosi pronunciare su tale eccezione, non puo' prescindere dall'esame della norma stessa.

  2. Non manifesta infondatezza della questione L'art. 2-quinquies, comma 9, della legge n. 10 del 2011, secondo il Giudice remittente, e' affetto da molteplici profili di incostituzionalita'.

    Invero, da un lato, difettano le condizioni necessarie per l'esercizio del potere di legislazione, con funzione interpretativa e, quindi, con efficacia ex tunc; dall'altro, la norma impugnata e' idonea a compromettere i principi cardine del nostro sistema di diritto.

    In particolar modo risultano violati i principi di ragionevolezza, di effettivita' del diritto dei cittadini di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi (art.

    24, primo comma, Cost.); d'integrita' delle attribuzioni costituzionali dell'autorita' giudiziaria (art. 102 Cost.), ed, ancora, il principio del giusto processo, cosi' come l'art. 117

    Cost., in materia di rispetto degli obblighi assunti sul piano internazionale, con la sottoscrizione della CEDU.

    Cio' premesso, al vaglio della Corte costituzionale vanno rimessi i seguenti motivi di incostituzionalita' della legge de qua:

    1. - Violazione dei limiti, individuati dalla Corte costituzionale, all'ammissibilita' di una legge d'interpretazione.

    Deve premettersi una breve ricostruzione dei limiti, esplicitati dalla Corte costituzionale, all'esercizio del potere legislativo, allorquando la norma assuma natura interpretativa e, quindi, efficacia retroattiva.

    Come noto, il legislatore puo' adottare norme di interpretazione autentica non soltanto in presenza di incertezze sull'applicazione di una disposizione o di contrasti giurisprudenziali, ma anche 'quando la scelta imposta dalla legge rientri tra le possibili varianti di senso del testo originario, con cio' vincolando un significato ascrivibile alla norma anteriore' (sentenza n. 525 del 2000; in senso conforme, ex plurimis, sentenze n. 374 del 2002, n. 26 del 2003, n.

    274 del 2006, n. 234 del 2007, n. 170 del 2008, n. 24 del 2009).

    Orbene, tale condizione non appare rispettata nel caso di specie.

    1.1. Inesistenza di una norma (specifica) da interpretare, quale condizione dell'esercizio del potere di legislazione a fini interpretativi (e conseguente irragionevolezza della norma de qua).

    L'art. 2935 c.c. prevede una regola di carattere generale, ovvero quella secondo cui il dies a quo, ai fini della prescrizione di un diritto, decorre dal momento in cui il suo titolare e' posto nelle condizioni di poterlo esercitare.

    Come noto, ai fini dell'applicazione della suddetta norma rileva la sola possibilita' giuridica di esercitare un diritto - secondo le regole previste, per le varie ipotesi tipiche, dall'ordinamento - e non anche una possibilita' di mero fatto.

    La previsione de qua, che e' inidonea a esaurire la disciplina dei singoli diritti soggettivi e della loro (eventuale) estinzione per prescrizione, necessita dell'etero-integrazione della disciplina speciale prevista per i singoli tipi contrattuali, cosi' come dei principi generali in materia di adempimento delle obbligazioni e di ripetizione d'indebito.

    Nel caso di specie, le norme - etero integratrici devono essere individuate nella disciplina:

  3. delle operazioni bancarie. Tali devono considerarsi, in virtu' dell'univoco disposto dell'art. 1852 c.c. l'apertura di credito, il deposito bancario, definiti implicitamente come tali dall'art. 1852 c.c. cosi' come ogni altra relazione tra banca e cliente che sia ascrivibile agli schemi delineati dal Codice Civile o affermatisi in sede interpretativa.

  4. del conto corrente bancario.

    In primis, non vi e' dubbio che una legge d'interpretazione autentica avrebbe dovuto (e potuto) avere ad oggetto solo e soltanto una norma che disciplinasse di per se', in maniera specifica, la decorrenza della prescrizione con riguardo al contratto di apertura di credito, regolato in conto corrente, selezionandone una delle possibili opzioni esegetiche.

    Per contro, tale norma non esisteva, provvedendo gli interpreti a colmare la lacuna, derivante dall'assenza di una norma speciale, con l'applicazione di una norma generale, dei principi desumibili dalla disciplina specifica delle singole fattispecie contrattuali qualificabili come 'operazioni bancarie', cosi' come dei piu' generali principi in materia di estinzione del rapporto obbligatorio e di condictio indebiti Dunque, il principio generale (desumibile dall'art. 2935 c.c.) veniva adattato allo schema e alla funzione del singolo contratto bancario (ed, in primis, dell'apertura di credito), avendo cura di preservare la coerenza sistematica della soluzione interpretativa prescelta.

    1.2. - Non includibilita' della soluzione interpretativa prospettata tra quelle legittimamente traibili dalla disciplina complessiva dell'istituto (e conseguente irragionevolezza della norma de qua).

    Per quanto il contratto di apertura di credito, cosi' come il contratto di deposito, ecc., siano connotati dall'esecuzione ripetuta di piu' prestazioni, conservano il loro carattere unitario, rappresentando la serie di versamenti, prelievi ed accreditamenti mere variazioni quantitative dell'unico originario rapporto. Invero, l'unitarieta' del rapporto giuridico derivante dal contratto di conto corrente bancario - come, condivisibilmente, evidenziato dalle Sezioni Unite del 2 dicembre 2010 - non e' circostanza di per se' sufficiente, al fine d'individuare, nella chiusura del conto, il dies a quo da cui far decorrere il dies a quo della prescrizione del diritto alla ripetizione d'indebito che spetti, eventualmente, al correntista nei confronti della banca.

    Esistono, infatti, ipotesi tipiche nelle quali, pur in presenza di un rapporto di durata connotato da prestazioni in denaro ripetute e scaglionate...

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