n. 239 ORDINANZA (Atto di promovimento) 13 marzo 2014 -

 
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IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DELLA CAMPANIA Sezione Quarta Ha pronunciato la presente Ordinanza sul ricorso numero di registro generale 289 del 2012, integrato da motivi aggiunti, proposto da: Romeo Alberghi S.r.l., rappresentato e difeso dagli avv. Raffaele Ferola e Renato Ferola, con domicilio eletto presso il loro studio, in Napoli, piazza della Repubblica n. 2;

Contro Comune di Napoli, rappresentato e difeso dagli avv. Bruno Ricci, Giuseppe Tarallo, Barbara Accattatis Chalons D'Oranges, Antonio Andreottola, Eleonora Carpentieri, Bruno Crimaldi, Annalisa Cuomo, Anna Ivana Furnari, Giacomo Pizza, Anna Pulcini e Gabriele Romano, domiciliato in Napoli, presso l'Avvocatura Municipale, p.zza S. Giacomo;

Regione Campania;

Ministero Infrastrutture, Soprintendenza Beni Archit. e Paes. e Patrim. Stor. art. e Etno. Napoli e Prov., Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, domiciliata in Napoli, via Diaz n. 11, per l'annullamento, quanto al ricorso principale: delle disposizioni dirigenziali n. 4 del 19 ottobre 2011 del dirigente II Municipalita' e n. 419 in pari data del Servizio Antiabusivismo aventi ad oggetto annullamento della DIA n. 212/2005 ed ordine di demolizione per parte degli abusi, ed irrogazione di sanzione pecuniaria per parte degli abusi;

degli atti presupposti, nota del 23 settembre 2011 Dipartimento pianifica. Urbanistica della nota dipartimento urbanistica 11 marzo 2010 e 17 marzo 2010 e nota 27 ottobre 2010 della Soprintendenza dei verbali 12 marzo 2008 e 8 aprile 2008 di validazione del formato digitale dei perimetri delle aree vincolate ai sensi del decreto legislativo n. 42/2004 e del conforme certificato di destinazione urbanistica dell'art. 124 delle NTA della variante generale al PRG;

della nota 21 luglio 2010 del dirigente II municipalita' recante avviso di avvio del procedimento di riesame di una serie di denunce inizio attivita', tra cui la DIA n. 212/2005;

della nota II municipalita' 21 ottobre 2010 prot. 2802;

della nota 7 settembre 2011 del dipartimento di pianificazione urbanistica e del 28 settembre 2011 della unita' condono edilizio;

nei motivi aggiunti depositati il 20 febbraio 2012 notificati il 13 febbraio 2012: della nota 15 dicembre 2011 e 23 aprile 2010, attinenti alla dia 367/2010 sospesa e poi respinta;

del provvedimento di archiviazione del 26 agosto 2010;

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Comune di Napoli e di Ministero Infrastrutture e di Soprintendenza Beni Archit. e Paes. e Patrim. Stor. Art. e Etno. Napoli e Prov. e di Ministero Per i Beni e le Attivita' Culturali;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 13 novembre 2013 il dott. Fabrizio D'Alessandri e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

La societa' ricorrente e' proprietaria di un immobile sito in Napoli alla via C. Colombo n. 45, precedentemente adibito ad uffici, noto come edificio ex Flotta Lauro, ed attualmente denominato «Hotel Romeo». All'esito di lavori di consolidamento strutturale dell'edificio suddetto, eseguiti giusta DIA n. 23/2004, e' stata presentata al Comune di Napoli ulteriore DIA n. 212/2005 al fine di realizzare lavori tesi al mutamento di destinazione ad uso alberghiero dell'immobile, DIA che contemplava un intervento di ristrutturazione edilizia mediante parziale demolizione e ricostruzione, asseritamente senza aumento di volume;

a tale denuncia erano allegate planimetrie contenenti lo stato di fatto e quello di progetto dell'edificio. Le opere sono state ultimate in data 14 dicembre 2007 giusta comunicazione di fine lavori depositata agli atti del Comune di Napoli. In seguito le porzioni di immobile site all'ottavo piano (relativamente allo spazio esterno destinato a palestra) e del nono piano (sala ristorante) sono state sottoposte a sequestro penale, essendo contestata per le stesse la mancanza di permesso di costruire. L'amministrazione comunale ne ha conseguentemente ingiunto la demolizione con la disposizione dirigenziale n. 399 del 16 settembre 2009 gravata nel ricorso di cui al R.G. 7185/2009, nell'ambito del quale sono stati poi impugnati con motivi aggiunti gli ulteriori atti impugnati anche nel presente giudizio, con effetto di litispendenza e comune connessione, e nell'ambito del quale e' stata adottata ordinanza di rimessione alla Corte Costituzionale n. 729/2014 su, questioni in parte analoghe a quelle riportate nella presente ordinanza. Assume parte ricorrente che il Comune di Napoli avrebbe supinamente recepito la contestazione del giudice penale, adottando il provvedimento di demolizione che ritiene verificata la realizzazione in parte qua di una nuova costruzione. L'ordine di demolizione e' stato sospeso da questo TAR con ordinanza cautelare n. 352/2010, nella quale si e' rilevata la mancata considerazione di quanto assentito con DIA n. 212/2005, non annullata dal Comune. A seguito anche di una perizia depositata dal consulente di ufficio del PM nel procedimento penale, il Comune di Napoli ha avviato un procedimento di riesame di tutte le denunce di inizio attivita' in base alle quali sono stati eseguiti lavori edili per l'Hotel Romeo;

gli elementi indicati nell'avviso di avvio del riesame sono stati oggetto di controdeduzioni della societa' Romeo con nota del 5 agosto 2010. Il Comune ha richiesto integrazioni documentali in data 25 settembre 2010;

Quindi ha: dapprima concluso il riesame della DIA n. 23/2004 disponendo l'archiviazione del procedimento (in quanto in parte trattasi di lavori di adeguamento antisismico ed in parte le relative richieste sono state rinunciate e trasfuse nella successiva DIA 212/2005);

in seguito ha concluso il procedimento di riesame per due DIA n. 393/2008 e 341/2009 relative a lavori eseguiti nell'immobile di via Melisurgo 15 (traversa del Leone), attinenti a porzioni dell'immobile site al piano terra e seminterrato, disponendo l'annullamento delle denunce stesse;

avviato una richiesta di parere alla Soprintendenza ai fini dell'applicazione dell'art. 33 comma 4 decreto del Presidente della Repubblica n. 380/01 per gli abusi contestati;

infine concluso il procedimento di riesame della dia n. 212/2005 giusta le determinazioni del 19 ottobre 2011 con le quali ha dichiarato l'inefficacia della DIA sia in ragione del mancato rispetto del vincolo paesaggistico (che avrebbe imposto l'acquisizione del parere della competente Soprintendenza), sia in ragione di un aumento volumetrico non consentito dalla normativa urbanistica vigente pei la zona in esame;

ed ha di seguito diffidato la societa' alla demolizione delle opere eseguite su parte del piano ottavo e sull'intero nono piano, applicando per i restanti abusi la sanzione pecuniaria. Parte ricorrente ha impugnato l'ordine di demolizione, e successivamente con motivi aggiunti, avverso tutti gli atti in epigrafe, lamentando censure di violazione di legge ed eccesso di potere. In particolare lamenta: 1 - violazione art. 7 legge 241/90, istruttoria frettolosa- si sarebbe ignorata la presentazione della denuncia di inizio attivita' e non si e' dato modo di dimostrare la legittimita' delle opere, in quanto configurabili come atti di ristrutturazione edilizia. Mancata spedizione dell'avviso di avvio del procedimento di riesame, necessario trattandosi di esperimento di potere di autotutela;

2 - violazione del decreto del Presidente della Repubblica n. 380/01: premette la ricorrente che l'immobile e' stato edificato giusta licenza edilizia del 1950 e constava di un seminterrato e undici piani fuori terra, di cui gli ultimi due arretrati rispetto al filo della facciata, in acciaio e vetro- inoltre per i piani interni dello stabile nel 1987 e' stata presentata domanda di condono edilizio. Con la dia del 13 giugno 2005 il Comune dapprima disponeva la sospensione dei termini chiedendo il completamento del condono;

conseguita la concessione in sanatoria per il pregresso, la parte ha atteso i termini per il perfezionamento della DIA ed ha dato inizio e concluso i lavori, dopo che il Comune in alcuni sopralluoghi aveva accertato la conformita' di quanto realizzato alla DIA. Il progetto di DIA, si ribadisce, non modificava le altezze dell'edificio e prevedeva una ristrutturazione con spostamento di alcuni volumi in diverse allocazioni, senza modifiche a volume e sagoma: il concetto tecnico-giuridico invocato sarebbe la ristrutturazione leggera di cui all'art. 3 decreto del Presidente della Repubblica n. 380 a differenza della ristrutturazione pesante che richiede il permesso di costruire. Peraltro con successive modifiche normative anche la ristrutturazione pesante di cui all'art. 20 decreto del Presidente della Repubblica n. 380 e' stata resa assentibile con DIA alternativa al permesso di costruire. Conclusivamente l'istante invoca la legittimita' del proprio operato, in quanto assistito da una denuncia di inizio attivita', per la quale sono decorsi i termini senza obiezioni, i lavori sono stati ultimati, non vi sono abusi, i pretesi aumenti volumetrici sarebbero di entita' minima rispetto al totale dell'edificio: non si configurerebbe ne' nuova costruzione, ne' difformita' totale. Al riguardo aggiunge che le leggi reg. n. 19/2001 e n. 16/2004 ricomprendono nell'ambito degli interventi assentibili con DIA sia la ristrutturazione cd. minore, sia quella pesante;

ma la ristrutturazione cd. pesante si caratterizza per un sostanziale ampliamento dell'edificio, ovvero per la demolizione e ricostruzione-il tutto nella specie insussistente: a tal fine si richiama ad una perizia tecnica allegata al ricorso. 3 - eccesso di potere sotto vari profili: gli incrementi volumetrici della sala ristorante al nono piano risultano compensati dalle demolizioni eseguite aliunde, quindi vi e' stata una traslazione a questo livello di altri volumi;

egualmente per la...

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