Massimario

Autore:Casa Editrice La Tribuna
Pagine:219-244
RIEPILOGO

Abitualità e professionalità nel reato. Amnistia, indulto e grazia. Appello penale. Applicazione della pena su richiesta delle parti. Associazione per delinquere. Atti e provvedimenti del giudice penale. Atti preliminari al dibattimento Azione penale. (...)

 
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I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. i titoli sono stati elaborati dalla redazione Abitualità e professionalità nel reato ■ Ritenuta dal giudice – Competenza del magistrato di sorveglianza – Possibilità di procedere d’ufficio. Alla dichiarazione di abitualità nel reato può provvedere il magistrato di sorveglianza, il quale può procedere anche di ufficio ogni volta che, successivamente alla pronuncia di una sentenza di condanna, deve essere ordinata una misura di sicurezza.
    Cass. pen., sez. I, 18 febbraio 2009, n. 6926 (c.c. 27 novembre 2008), Filosa (C.p. art. 103; c.p.p. art. 679). [RV243222]

Amnistia, indulto e grazia ■ Indulto – Revoca – Reato continuato in parte commesso entro il termine rilevante ai fini della revoca. In tema di indulto, in caso di reati uniti nel vincolo della continuazione, alcuni dei quali - compreso quello più grave - siano stati commessi entro il termine fissato per la fruizione del beneficio ed altri successivamente, la pena rilevante ai fini della revoca dell’indulto va individuata, con riguardo ai reati-satellite, nell’aumento di pena in concreto inflitto a titolo di continuazione per ciascuno di essi, e non nella sanzione edittale minima prevista per la singola fattispecie astratta; a tal fine, ove la sentenza non abbia specificato la pena applicata per ciascun reato, spetta al giudice dell’esecuzione interpretare il giudicato.
    Cass. pen., sez. Un., 22 maggio 2009, n. 21501 (c.c. 23 aprile 2009), Astone (C.p. art. 81; c.p. art. 174; c.p.p. art. 533; c.p.p. art. 672; c.p.p. art. 674). [RV243380]

Appello penale ■ Cognizione del giudice di appello – Appello avverso misura di sicurezza applicata a imputato prosciolto per infermità di mente – Ambito di cognizione del tribunale di sorveglianza. La cognizione del tribunale di sorveglianza in sede di appello, avverso il capo della sentenza di primo grado che abbia applicato la misura di sicurezza personale contestualmente all’assoluzione per totale infermità mentale, è limitata alla rivalutazione degli stessi elementi di fatto acquisiti nel processo di primo grado, mentre la rivalutazione dell’attualità della pericolosità sociale è riservata in sede di esecuzione al magistrato di sorveglianza.
    Cass. pen., sez. I, 9 marzo 2009, n. 10442 (c.c. 24 febbraio 2009), Tufano (C.p.p. art. 679; c.p.p. art. 680; L. 26 luglio 1975, n. 354, art. 69). [RV242903]

Cognizione del giudice di appello – Pena – Pena illegale sfavorevole all’imputato. Il giudice d’appello, anche in mancanza di uno specifico motivo di gravame, ha il dovere, in forza del principio costituzionale di legalità della sanzione, di modificare la sentenza che abbia inflitto una pena illegale per eccesso in ordine alla sua quantità. (Fattispecie relativa all’irrogazione della pena di trenta anni di reclusione per il reato di omicidio, nonostante l’avvenuto riconoscimento dell’equivalenza tra le contestate aggravanti e le attenuanti generiche).
    Cass. pen., sez. I, 25 febbraio 2009, n. 8405 (Ud. 21 gennaio 2009), P.G. in proc. Porreca (C.p.p. art. 597; c.p. art. 575). [RV242973]

Cognizione del giudice di appello – Reato continuato – Condanna passata in giudicato dopo la decisione di primo grado. Il giudice d’appello non può pronunciarsi sulla richiesta d’applicazione della continuazione con un reato per il quale è intervenuta condanna con sentenza divenuta definitiva dopo la decisione di primo grado, sicchè in tale caso la continuazione può essere riconosciuta solo in sede esecutiva.
    Cass. pen., sez. V, 2 marzo 2009, n. 9311 (Ud. 10 febbraio 2009), Soffientini (C.p. art. 81; c.p.p. art. 568; c.p.p. art. 597; c.p.p. art. 671). [RV243166]

Cognizione del giudice di appello – Reformatio in peius – Diversa e più grave definizione giuridica del fatto qualificato in primo grado. Non sussiste la violazione del divieto di “reformatio in peius” qualora, ancorchè sia proposta impugnazione da parte del solo imputato, il giudice di appello, senza aggravare la pena inflitta, attribuisca al fatto una diversa e più grave qualificazione giuridica (nella specie bancarotta fraudolenta documentale anziché bancarotta semplice come ritenuto in primo grado), a condizione che si tratti di punto compreso nell’impugnazione, nonostante tale diversa qualificazione implichi inevitabili effetti in ordine al tempo di prescrizione.
    Cass. pen., sez. V, 23 gennaio 2009, n. 3246 (Ud. 22 ottobre 2008), Minutelli e altro (C.p.p. art. 597). [RV242953]

Cognizione del giudice di appello – Reformatio in peius – Divieto. In tema di impugnazioni, nell’ipotesi in cui il P.M. non abbia proposto appello avverso la sentenza di primo grado, il giudice d’appello non può disporre la confisca dei beni sequestrati, modificando in danno dell’imputato la sentenza da quest’ultimo impugnata, anche quando la confisca obbligatoria sia stata illegittimamente esclusa dal giudice di primo grado.
    Cass. pen., sez. VI, 20 febbraio 2009, n. 7507 (Ud. 4 febbraio 2009), Iorgu (C.p.p. art. 579; c.p.p. art. 581; c.p.p. art. 597; c.p. art. 240). [RV242919]

Dibattimento – Rinnovazione dell’istruzione – Dichiarazioni rese in primo grado. È legittima la rinnovazione in appello dell’istruzione dibattimentale disposta per l’esame del teste le cui dichiarazioni rese in primo grado siano inutilizzabili per la violazione dell’art. 511, comma secondo, c.p.p.
    Cass. pen., sez. I, 21 aprile 2009, n. 16908 (Ud. 9 aprile 2009), Brancato e altro (C.p.p. art. 511;. art. 603). [RV243169]

Dibattimento – Rinnovazione dell’istruzione – Dichiarazioni rese in primo grado. È legittima la rinnovazione in appello dell’istruzione dibattimentale disposta per l’esame della persona imputata o giudicata in procedimento connesso o per reato collegato che abbia assunto l’ufficio di testimone le cui dichiarazioni rese in primo grado siano inutilizzabili in quanto assunte senza la presenza del difensore.
    Cass. pen., sez. I, 21 aprile 2009, n. 16908 (Ud. 9 aprile 2009), Brancato e altro (C.p.p. art. 197 bis; c.p.p. art. 603). [RV243170]

Sentenza – Predibattimentale – Sentenza di proscioglimento pronunciata de plano. La sentenza con cui la Corte d’appello dichiara “de plano” l’estinzione del reato prima del dibattimento, pur non essendo abnorme, è affetta da nullità assoluta di ordine generale in quanto incidente sull’intervento e sull’assistenza dell’imputato.
    Cass. pen., sez. III, 27 febbraio 2009, n. 8831 (Ud. 13 gennaio 2009), Iannò (C.p.p. art. 129; c.p.p. art. 178; c.p.p. art. 469). [RV243003]

Sentenza – Pronunce sull’azione civile – Diverso apprezzamento delle circostanze attenuanti generiche ritenute prevalenti. La declaratoria di estinzione del reato, pronunciata dal giudice di appello, a seguito di prescrizione, in virtù dell’applicazione delle attenuanti generiche o del giudizio di comparazione fra queste e le aggravanti, comporta l’applicazione dell’art. 578 c.p.p. - che fa salve le statuizioni civili conseguenti alla condanna penale venuta meno - anche se, per effetto del nuovo computo, la scadenza del termine prescrizionale risulti anteriore alla pronuncia della sentenza di primo grado.
    Cass. pen., sez. V, 27 febbraio 2009, n. 9092 (Ud. 19 novembre 2008), Gallo e altro (C.p. art. 157; c.p.p. art. 578). [RV243323]

Sentenza – Pronunce sull’azione civile – Estinzione del reato prima della decisione di primo grado. Il giudice dell’impugnazione, accertata che la causa estintiva del reato - prescrizione o amnistia - è intervenuta prima dell’emissione della sentenza oggetto di gravame ed erroneamente non è stata rilevata da quel giudice, deve annullare le statuizioni civili da questi pronunciate.
    Cass. pen., sez. II, 10 febbraio 2009, n. 5705 (Ud. 29 gennaio 2009), Somma e altro (C.p.p. art. 578). [RV243290]

Applicazione della pena su richiesta delle parti ■ Ambito di applicazione – Condizioni – Procedimento per associazione finalizzata al piccolo spaccio. I procedimenti per il delitto di associazione finalizzata alla commissione di fatti di spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità possono essere definiti con applicazione della pena su richiesta delle parti, in quanto tra le ipotesi criminose di cui all’art. 51, comma terzo bis, c.p.p. di esclusione oggettiva dal patteggiamento non è annoverato il menzionato delitto.
    Cass. pen., sez. VI, 18 marzo 2009, n. 11938 (c.c. 5 marzo 2009), P.G. in proc. Colasuonno (C.p.p. art. 51; c.p.p. art. 444; D.P.R 9 ottobre 1990, n. 309, art. 74). [RV243079]

Pena – Pena accessoria – Interdizione dai pubblici uffici. In caso di applicazione di pena su richiesta delle parti in misura non inferiore a tre anni di reclusione occorre tener conto, per l’irrogazione della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, della determinazione in concreto della pena, e quindi dell’incidenza delle circostanze attenuanti e del bilanciamento eventualmente operato con le circostanze aggravanti oltre che della diminuente per il rito.
    Cass. pen., sez. I, 24 marzo 2009, n. 12894 (c.c. 6 marzo 2009), De Vittorio (C.p. art. 29; c.p.p. art. 444; c.p.p. art. 445). [RV243045]

Sentenza – Assoluzione per mancanza o insufficienza della prova – Inassimilabilità. L’insufficienza o contraddittorietà della prova non legittima l’emissione della sentenza di proscioglimento ex art. 129 cod. proc. pen. ad opera del giudice chiamato ad applicare la pena su richiesta delle parti.
    Cass. pen., sez. II, 11 febbraio 2009, n. 6095 (c.c. 9 gennaio 2009), Cusimano (C.p.p. art. 129; c.p.p. art. 444; c.p.p. art. 445; c.p.p. art. 530). [RV243279]

Sentenza – Estinzione del reato – Termine quinquennale. Il termine quinquennale, per l’eventuale dichiarazione di estinzione del delitto oggetto di una sentenza di applicazione di pena su richiesta delle parti, decorre dalla data del passaggio in giudicato di detta sentenza.
    Cass. pen., sez. I, 16 marzo 2009, n. 11498 (c.c. 25 febbraio 2009), Cruciani (C.p.p. art. 445)....

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