Corte di Cassazione Civile sez. III, 31 ottobre 2017, n. 25817

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giur
Arch. giur. circ. ass. e resp. 3/2018
LEGITTIMITÀ
È questo il tema della cosiddetta “causalità della col-
pa”, che può definirsi come il principio secondo cui il man-
cato rispetto della regola cautelare di comportamento da
parte di uno dei soggetti coinvolti in una fattispecie colpo-
sa non è di per sé sufficiente per affermarne la responsa-
bilità concorrente per l’evento dannoso verificatosi, se non
si dimostri l’esistenza in concreto del nesso causale tra la
condotta violatrice e l’evento.
Orbene, sul punto, la giurisprudenza della Corte di
Cassazione ha ripetutamente affermato, condivisibilmen-
te, che, in materia di incidenti da circolazione stradale,
l’accertata sussistenza di una condotta antigiuridica di
uno degli utenti della strada con violazione di specifiche
norme di legge o di precetti di comune prudenza non può
di per sé far presumere l’esistenza della causalità tra il
suo comportamento e l’evento dannoso, che occorre sem-
pre provare e che si deve escludere quando sia dimostra-
to che l’incidente si sarebbe ugualmente verificato senza
quella condotta o è stato, comunque, determinato esclusi-
vamente da una causa diversa (vedasi ex multis sez. IV, n.
24898 del 24 maggio 2007, Venticinque ed altro, Rv. 236854
che affrontò un caso in cui si era verificata la morte del
conducente di uno dei veicoli, determinata dall’invasione
dell’opposta corsia di marcia e dallo scontro con altra vet-
tura proveniente in senso opposto, ed era stato ritenuto
irrilevante il superamento, da parte di quest’ultima, del
limite di velocità, in quanto, pur in assenza di tale viola-
zione, il fatto si sarebbe verificato egualmente; conf. sez.
IV, n. 37094 del 7 luglio 2008, Penasa, Rv. 241025; sez. IV, n.
40802 del 18 settembre 2008, Spoldi, Rv. 241475).
Ancora di recente si è affermato che, in tema di omici-
dio colposo da incidente stradale, la violazione, da parte
di uno dei conducenti dei veicoli coinvolti, di una specifica
norma di legge dettata per la disciplina della circolazione
stradale non può di per sé far presumere l’esistenza del
nesso causale tra il suo comportamento e l’evento danno-
so, che occorre sempre provare e che si deve escludere
quando sia dimostrato che l’incidente si sarebbe ugual-
mente verificato anche qualora la condotta antigiuridica
non fosse stata posta in essere (sez. IV, n. 17000 del 5 apri-
le 2016, Scalise, Rv. 266645).
5. Nel caso della sentenza citata sentenza 32126/2010,
Zampetti ed altri, si è ritenuto che ricorresse sicuramente
il rapporto di causalità materiale tra l’urto della vettura
dell’imputato con quella della persona offesa, ma non la
“causalità della colpa” in cui sarebbe incorso l’imputato,
che pure - come nel caso che ci occupa - viaggiava a velo-
cità non consentita nel tratto di carreggiata interessato e
non circolava in prossimità del margine destro, in violazio-
ne degli artt. 142 e 143 c.d.s.
A tale conclusione, ad avviso del Collegio, deve perve-
nirsi anche per il caso in esame, dovendosi ritenere che
i sopra indicati articoli 142 e 143 del Codice della Stra-
da siano norme di carattere cautelare che hanno per fi-
nalità quella di garantire un’andatura corretta e regolare
nell’ambito della propria corsia di marcia per la tutela del
veicolo procedente e degli altri che la percorrono.
Tali precetti, in altri termini, non sono sicuramente
intesi ad evitare il rischio determinato dall’improvvisa oc-
cupazione della corsia da parte di un veicolo proveniente
dal senso opposto, in spregio di limiti di velocità, divieto di
sorpasso e di corretta tenuta dei fari.
Secondo l’adeguata ricostruzione dell’occorso compiu-
ta dai giudici di merito, sulla base di un esaustivo mate-
riale probatorio, tenuto conto di un punto d’urto che non
si riesce ad individuare con certezza e pur dato per scon-
tato che il Delfino non viaggiasse in piena aderenza con il
margine destro della carreggiata (il che, peraltro, risulta
tecnicamente difficile in presenza di una curva a sinistra)
e ad una velocità superiore al limite vigente in quel tratto,
il gravissimo incidente risulta provocato esclusivamente
dalla pericolosissima condotta di guida della persona offe-
sa Carolina Reale conducente l’auto VW Golf.
6. Peraltro, depone per la soluzione sopra indicata, nel
senso che la norma di cui all’art. 143 c.d.s. non può essere
finalizzata a coprire anche situazioni paradossali o il com-
portamento aberrante dell’altrui utente della strada, sep-
pure nei limiti fissati dalla giurisprudenza di questa Corte,
il C.d. principio di affidamento.
Va ricordato che il principio dell’affidamento, in tema di
circolazione stradale (per un’ampia disamina del quale si
rimanda alla recente sez. IV, n. 27513 del 10 maggio 2017,
Mulas, Rv. 269997), trova un temperamento, secondo il co-
stante dictum di questa Corte di legittimità, nell’opposto
principio secondo il quale l’utente della strada è responsa-
bile anche del comportamento imprudente altrui purché
questo rientri nel limite della prevedibilità.
Ebbene, casi come quello che ci occupano, ed un compor-
tamento di guida qual è stato quello della Reale, esulano da
tale ultimo limite. S’impone, pertanto, l’annullamento senza
rinvio della sentenza impugnata, per difetto dell’elemento
psicologico, perchè il fatto non costituisce reato. (Omissis)
CORTE DI CASSAZIONE CIVILE
SEZ. III, 31 OTTOBRE 2017, N. 25817
PRES. TRAVAGLINO – EST. SPAZIANI – P.M. PEPE (CONF.) – RIC. BAGNOLINI
(AVV. ZAULI) C. ALLIANZ S.P.A. (AVV.TI G. SPADAFORA E A. SPADAFORA)
Risarcimento del danno y Danno non patrimonia-
le y Danno biologico, danno morale e danno esisten-
ziale y Carattere unitario y Liquidazione y Applica-
zione delle "tabelle di Milano" y Deduzione, quale
motivo di impugnazione, della mancata liquidazio-
ne del "danno morale" y Contenuto della doglianza.
Risarcimento del danno y Valutazione e liquida-
zione y Debito di valore y Diritto alla corresponsio-
ne di interessi compensativi y Fondamento y Conse-
guenze in caso di pagamento di acconti y Criteri di
scomputo dal credito risarcitorio e di decorrenza
degli interessi compensativi.
. Il danno biologico (cioè la lesione della salute), quello
morale (cioè la sofferenza interiore) e quello dinamico-
relazionale (altrimenti definibile "esistenziale", e con-

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