XML: l' ipertesto sbarca sul Web

Autore:Paolo De Lazzaro
Pagine:77-124
RIEPILOGO

1.1 La memoria e la biblioteca. 1.2 Da Ramelli a Berners-Lee. 2.1 La confusione tra ipertesto e World Wide Web. 2.2 La teoria ipertestuale. 2.3 Il link. 2.4 La struttura e la rappresentazione. 2.5 I linguaggi di Markup. 2.5.1 Il Markup e il Web. 3.1 La crisi del Web è la crisi di HTML. 3.2 I link scomparsi. 3.3 La perdita di distinzione fra struttura e rappresentazione. 3.4 L'inadeguatezza di... (visualizza il riepilogo completo)

 
ESTRATTO GRATUITO

    Questo scritto è presente sul Web all'indirizzo http://www.geocities.com/SiliconValley/Network7776/xlm.htm


Page 77

@1.1 La memoria e la biblioteca

La comunicazione è certamente un'esigenza tipica dell'uomo ma le potenzialita della sua diffusione sono assolutamente legate alle innovazioni tecnologiche, secondo una dinamica che vede in quella la domanda e in queste la riposta. E quindi la diffusione delle innovazioni tecnologiche legate ai processi comunicativi a porre il problema della proliferazione della conoscenza e parallelamente quello della complessità della sua gestione. Non è una questione di oggi, legata alla telematica e al computer, anche se sicuramente queste tecnologie le riportano all'ordine del giorno, ed alcune testimonianze lo evidenziano in modo suggestivo. Nel tempo la memoria e la biblioteca, sono state le riposte organizzative studiate dall'uomo per rispondere alle esigenze di conservazione della cultura orale prima, basata sul manoscrito e sul libro a stampa poi. Bisogna capire le nuove tecnologie, in manoscritto e sul libro a stampa poi. Bisogna capire le nuove tecnologie,Page 78 particolare che cosa offrono di nuovo, per poter capire come possono cambiare in prospettiva le modalità della comunicazione e della sua conservazione. L'ipertesto in fondo altro non è che un nuovo modo di organizzare ie informazioni, il patrimonio della comunicazione, un modo figlio di una esigenza antica e di una tecnologia innovativa.

La memoria è stato il primo archivio della conoscenza, legato alla cultura della comunicazione orale e simboleggiata nel nostro immaginario da Omero, il poeta che non scrisse. Fu la scrittura, su rotolo o libro, a metterla. in crisi e ad imporre un nuovo modo di conservare un patrimonio che la nuova tecnologia sembrava rendere immenso con il suo potere di superare i limiti umani del tempo: la biblioteca nuovo serbatoio della memoria umana dominò incontrastata da Alessandria d'Egitto ad ogni angolo della terra conosciuta attraverso due millenni fin quando l'invenzione della stampa a caratteri mobili non sconvolse un sistema che sembrava perfetto nella sua cristallizzazione. Una mole di carta scritta, prima impossibile solo da immaginare si riversò sui banchi degli studiosi, nelle borse dei viandanti, negli scaffali di molte case; impravvisamente colto non era più chi aveva avuto il privilegio nella sua vita di leggere dieci, venti libri ma soprattutto, per la prima volta la conoscenza poteva essere confrontata e per la prima volta poteva sorgere nella mente di chi leggeva una nuova esigenza, quella di passare da, un testo ad un altro, costruendo ponti oltre che sinapsi. Si cominciò a camminare mentre si studiava, per prendere, posare, riprendere e più la stampa affinava il suo processo produttivo moltiplicando per mille i testi disponibili, più i lettori cominciavano ad immaginare nuovi modi di raccogliere quel pozzo senza fondo. Nasceva l'arte di classificare i libri, si diffondevano i repertori e, un secolo dopo la vera e propria data di inizio della diffusione del libro a stampa in Europa, in un testo compariva una macchina in grado di permettere la lettura contemporanea di numerosi libri, o meglio il passaggio dall'uno all'altro senza la necessità di uno spostamento. Il testo, del 1588 si intitolava "Le diverse et artificiose machine del Capitano Agostino Ramelli" e la macchina altro non era che una ruota con tanti leggii bilanciati su cui poggiare i libri necessari e tenendoli aperti a piacimento. Azzardando un po' si potrebbe dire che nasceva l'idea dell'ipertesto.

@1.2 Da Ramelli a Berners-Lee

La tecnologia risponde ai bisogni dell'uomo solo a patto che le condizioni economiche e tecniche lo permettano, ma ciò che colpisce, oltre alla fervente immaginazione di Ramelli è la vicinanza, dal punto di vista del-Page 79l'esigenza che mette in moto l'idea, tra la sua macchina e "Memex" che Vannevar Bush mise a punto nel 1945 e che universalmente è considerata la macchina per ipertesti prima degli ipertesti. Certo il tutto è meno ingombrante e basato su supporti più credibili, ma in fondo alla base di entrambe c'è il desiderio di poter raccogliere conoscenza in misura superiore ai limiti del momento e di poterne disporre senza eccessive dilazioni di tempo.

Per Bush, autore del famosissimo articolo "As we may think", il problema non era tanto nell'eccessiva quantità di pubblicazioni, quanto nel mancato progresso tecnologico, il sistema "Memex" era in grado di archiviare la conoscenza in un modo più preciso permettendo di visualizzare ogni elemento d'informazione digitando il codice mnemonico corrispondente e, ancora più importante, era in grado di registrare le connessioni osservate fra elementi distinti. Egli sottolineava che questo tipo di associazione non lineare di idee è il modo di funzionamento naturale della mente umana, e confidava sulla futura creazione di dispositivi simili in grado di riprodurne in modo efficace le caratteristiche.

Visionario Lui ma visionario anche Theodor Holm Nelson che coniò, in un saggio pubblicato nello stesso 1965, il termine "ipertesto": «Lasciate che io introduca il termine "ipertesto" per rappresentare un insieme di materiale scritto o figurato interconnesso in un modo così complesso da non poter essere rappresentato su carta. Esso può contenere sommari o mappe dei suoi contenuti e delle relazioni che vi intercorrono; può contenere annotazioni, note a fondo pagina di coloro che vi hanno lavorato sopra [..] tale sistema correttamente disegnato e gestito, presenta grandi potenzialità nel campo educativo per l'ampia gamma di scelte, per il suo senso di libertà, per la sua presa intellettuale. Un sistema come questo può crescere indefinitamente, includendo gradualmente sempre maggiori conoscenze [..]. "iper" : ha il significato di estensione [..], questo prefisso rappresenta l'impossibilità di rappresentare le informazioni contenute attraverso una rappresentazione lineare, come una strìnga di testo."

Bisognava aspettare il 1989, o meglio l'aumento delle capacità di calcolo e di archiviazione dei computer, perché queste suggestioni potessero essere raccolte dalla tecnologia per diventare realtà nei laboratori del CERN di Ginevra grazie a Tim Berners-Lee che diede il La al World Wide Web con l'intento, inizialmente, soltanto di far circolare le informazioni all'interno di gruppi di lavoro distribuiti geograficamente. Il resto è storia recentissima, l'avvento dei browser, l'enorme diffusione di Internet, il successo enorme dell'HTML e il rilancio dell'ipertesto come forma, della comunicazione del futuro.

Page 80

@2.1 La confusione tra ipertesto e World Wide Web

L'ipertesto globale, così viene spesso definito il World Wide Web. Certamente questa affermazione non è completamente sbagliata, ma altrettanto certamente può essere considerata una forzatura. Un nesso tra le due cose esiste, anzi due: la diffusione di questa tecnica per la comunicazione in seguito all'esplosione di Internet come medium di massa e la struttura non lineare delle informazione nella rete mondiale. D'altra parte succede spesso che le innovazioni tecnologiche rivoluzionarie trascinino nella loro scia una serie di novità che a ben guardare novità non sono; Internet è una realtà molto complessa in cui certamente l'elemento caratterizzante è il protocollo TCP/IP, che sostiene una serie di applicazioni tra cui quelle legate al Web, ma tant'è, per molti internet è il web e il web è l'ipertesto globale. A dire il vero le statistiche spiegano senza equivoci questo effetto ottico. Il protocollo TCP/IP ha quasi trent'anni, i primi esperimenti di ipertesti sono ancora più vecchi, i linguaggi di markup sono anch'essi già appesantiti dal tempo, ma tutte queste tecnologie dovevano aspettare che qualcosa ne sinterizzasse gli aspetti rivoluzionali all'interno di un'interfaccia semplice ed intuitiva: il browser, il motore esplicito dell'esplosione di Internet.

La storia di World Wide Web inizia nel maggio del 1990, quando Tim Berners Lee, un ricercatore del CERN di Ginevra presenta ai dirigenti dei laboratori una relazione intitolata "Information Management: a Proposal". La proposta di Berners Lee ha l'obiettivo di sviluppare un sistema di publicazione e reperimento dell'informazione distribuito su rete geografica che tenesse in contatto la comunità internazionale dei fisici. Nell'ottobre di quello presso anno iniziano le prime sperimentazioni. Certamente Berners Lee era fortemente influenzato da tutte le teorizzazioni e le realizzazioni di ipertesti, ma le esigenze del progetto di cui faceva parte erano tali da giustificare un'implementazione solamente parziale. Per alcuni anni, comunque, il World Wide Web resta uno strumento utilizzato esclusivamente dalla comunità scientifica. L'impulso decisivo al suo sviluppo viene solo agli inizi del 1993, dal National Center for Supercomputing Applications (NCSA) dell'Università dell'Illinois, dove Marc Andressen (che pochi anni dopo fonderà con Jim Clark la Netscape Communication) ed Eric Bina sviluppano una interfaccia, grafica multipiattaforma per l'accesso ai documenti presenti su World Wide Web, il famoso Mosaic, e la distribuiscono gratuitamente a tutta la comunità di utenti della rete. Nasce così il World Wide Web, nella forma in cui oggi lo conosciamo, e che ne ha permesso l'enorme diffusione; tutti possono accedere al servizio e saltare da un nodo all'altro con la semplice pressione di un dito della mano, tutti possono sperimentare la potenzaPage 81 della comunicazione ipertestuale, o meglio della sua semplificazione avvenuta in quel laboratorio di Ginevra.

@2.2 La teoria ipertestuale

Il termine ipertesto fu coniato nel 1965 da Theodor Holm Nelson. In realtà la teoria dell'ipertesto, per quanto ciò possa risultare un paradosso, è più vecchia ancora del termine che ora la descrive. Non è difficile capire il perché; per decenni la tecnologia ha inseguito la fantasia e l'ingegno degli studiosi, rendendo spesso le innovazioni...

Per continuare a leggere

RICHIEDI UNA PROVA