Diritto vivente / diritto giurisprudenziale: Un tentativo di saggio bibliografico

Autore:David Cerri
Occupazione dell'autore:Avvocato – Presidente del Cosiglio dell’Ordine degli Avvocati di Pisa, membro della Scuola Superiore dell’Avvocatura, e del Comitato di Direzione della rivista “Diritto e Formazione”.
Pagine:127-136
 
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Il gruppo di studio sul diritto giurisprudenziale costituito presso la Commissione per le attività culturali del C.N.F., coordinata da Alarico Mariani Marini, ha posto al centro della sua indagine ricognitiva un tema di eccezionale interesse non solo per gli studiosi del diritto, ma anche per i pratici: quello del “diritto giurisprudenziale”, la cui stessa defi nizione si è presentata nel tempo ben suscettibile di equivoci e quanto mai elastica, tanto che alla fi ne ci si è orientati per defi nire piuttosto “diritto vivente” l’oggetto della ricerca, consapevoli di tali diffi coltà.

Proprio in alcuni saggi di questo volume il problema defi nitorio e concettuale è posto con forza, nell’ambito del ricordato binomio “vivente/giurisprudenziale” (in realtà di molteplici signifi cati): già emerge dalla presentazione dell’incontro romano di Mariani Marini, è affrontato da Alpa, è esaminato con accenti nuovi da Resta e da Procchi, ed infi ne – non ce lo nascondiamo – ha creato non pochi problemi per i traduttori, motivo quest’ultimo che ha comportato il lasciare all’autonomia dei singoli Autori e dei curatori le scelte più importanti: una parziale disomogeneità, quindi, non casuale ma voluta, secondo le diverse intenzioni di chi ha scritto.

I diversi tipi di approccio all’argomento e soprattutto le numerose angola- zioni sotto le quali affrontare il tema, se hanno dapprima…intimorito i partecipanti alla ricerca, man mano che essa si sviluppava hanno invece rivelato quale ricchezza di profi li potesse essere offerta alla rifl essione dei colleghi: perché – vorrei aggiungere ovviamente – in questa attività, come credo in tutte le altre svolte dalla Commissione, non è stato mai dimenticato quali sono i destinatari e quali sono gli obiettivi: se i primi sono gli avvocati italiani (ed europei), tra i secondi è sicuramente primario quello della messa a disposizione di strumenti per l’attività professionale che, senza rinunciare ad un adeguato grado di rigore scientifi co (perché sono diretti a pratici, e non a praticoni) manifestino una agilità di impiego tale da consentirne il più ampio uso.

Per tutti questi motivi la ricerca bibliografi ca ha allora inteso espressamente non limitarsi strettamente all’una od all’altra delle accezioni ricordate, ma procedere invece con la più ampia libertà, per consentire il mantenimento di una funzione di “strumento” di agevole fruizione, evitando il rischio di decise scelte - in qualche modo pur sempre opinabili - che potessero celare all’occhio del lettore spunti per successivi approfondimenti (anche se va da sé che, come sembra inevitabile, scelte più o meno immediatamente percepibili sono alla base anche di questo lavoro, la prima delle quali è la restrizione a quelle reperibili in lingua italiana).

Nella volontà, pertanto, di porre a disposizione degli avvocati e dei giuristi in genere questo strumento deve leggersi un modo con il quale il Consiglio Nazionale Forense intende perseguire il fi ne di consentire una effettiva formazio-Page 128ne permanente dell’avvocato e di realizzare strutture atte a mantenere nel tempo un elevato grado di qualità delle prestazioni, quale viene richiesta in primo luogo dagli avvocati medesimi, ed a loro dalle istituzioni e dalla società civile; e la costituzione della Scuola Superiore dell’Avvocatura, la recente adozione del Regolamento per la Formazione Permanente sono tutte manifestazioni e conferme del medesimo intento.

Come ho avuto modo di sostenere altrove, con ben poca originalità, a proposito di un altro essenziale tassello nel mosaico della formazione (l’argomentazione giuridica ed il suo rilievo anche deontologico sotto alcuni noti canoni: per esempio il “dovere di competenza” di cui all’art.12; il “dovere di aggiornamento professionale”, art.13), se obiettivo degli sforzi compiuti è quello di fornire una prestazione professionale adeguata, a tutela di chi si affi da all’avvocato, ecco allora che meglio si comprende come affrontare il tema “diritto vivente/diritto giurisprudenziale” sia un dovere che forse ancor più puntualmente ci fa carico come professionisti.

Premesso che saranno indicati di seguito solo gli autori ed i titoli delle opere – lasciando alla bibliografi a in calce al volume ogni più completo riferimento – è quindi giunto il momento di richiamare quello che in un certo senso è stato il “manifesto” del gruppo di studio, vale a dire l’intervento di Maurizio PAGANELLI, Per un uso ragionato del diritto giurisprudenziale, che con effi cace sintesi tratteggia le ragioni per lo studio della giurisprudenza e le norme che regolano la sentenza ed il suo stile, indicando la necessità di un approfondimento concettuale che non riduca il compito dell’operatore ad una mera ricerca del precedente sulle banche dati digitali (attività cui si riduce spesso il lavoro preparatorio dell’avvocato, esponendolo così talora a fraintendimenti penosi).

Così sommariamente inquadrato il campo d’indagine, è opportuno offrire a chi desidera avere uno sguardo d’insieme sul tema l’indicazione di alcune opere dalle quali non sembra possibile prescindere, vuoi per il grado di suffi ciente “generalità” che consente di farne un punto di riferimento anche unico, vuoi per il valore di fondamento per le successive rifl essioni scientifi che; e credo che tale richiamo vada in primo luogo a tre Autori quali Luigi LOMBARDI VALLAURI, Gino GORLA e Michele TARUFFO, ed a una rivista che nel corso degli anni ha ripetutamente offerto spunti e materiali di discussione, Contratto e impresa, diretta da Francesco GALGANO.

Se per LOMBARDI VALLAURI il riferimento d’obbligo è al Saggio sul diritto giurisprudenziale, dove è delineato un profi lo storico risalente al diritto romano e comune, e posta con effi cacia la “questione defi nitoria”, più diffi cile è indicare nella fertile produzione di GORLA solo alcuni testi: si può forse partire dalla voce Precedente giudiziale, in Encicl.giuridica Treccani, e da Diritto comparato e diritto comune europeo, per poi ripercorrere gli interessi storico-comparativi propri di numerosi altri saggi (quali: Lo studio interno e comparativo della giurisprudenza e i suoi presupposti: le raccolte e le tecniche per la interpretazione delle sentenze; Raccolta di saggi sull’interpretazione del precedente giudiziale in Italia; Le opinioni non «segrete» dei giudici dissenzienti nelle tradizioni dell’Italia preunitaria; Ap-Page 129punti per una ricerca storico-comparativa in tema di autorità delle decisioni giudiziali; Gli avvocati nella «fabbrica del diritto» in Italia fra i secoli XVI e XVIII (con un epilogo nei secoli XIX e XX), nonché quelli più strettamente teorici, sulla strut- tura delle decisioni giudiziali, come “Ratio decidendi”, principio di diritto e “obiter dictum”. A proposito di alcune sentenze in tema di revoca dell’offerta contrattuale; La struttura della decisione giudiziale in diritto italiano e nella “common law”: riflessi di tale struttura sull’interpretazione...

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