Tribunale penale di Alessandria sez. sorv., decr. 26 settembre 2014

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Arch. nuova proc. pen. 6/2014
Merito
tribunaLe penaLe di aLessandria
sez. sorv., decr. 26 settembre 2014
est. vignera – imp. m.
Istituti di prevenzione e pena (ordinamento
penitenziario) y Trattamento penitenziario y
Abuso di autorità y Violazione dell’art. 3 CEDU y
Regime di cui all’art. 35 ter L. n. 354/1975 y Rimedi
risarcitori y Competenza y Definizione y Criteri.
. I rimedi risarcitori conseguenti alla violazione del-
l’art. 3 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo
(CEDU), previsti dall’art. 35 ter O.P., vanno azionati
innanzi al magistrato di sorveglianza in presenza di
un pregiudizio attuale al momento della presentazione
dell’istanza, mentre vanno esperiti innanzi al tribunale
civile in presenza di un pregiudizio in quel momento
non più esistente. (l. 26 luglio 1975, n. 354, art. 35 bis; l.
26 luglio 1975, n. 354, art. 35 ter; c.p.p., art. 666) (1)
(1) Interessante pronuncia in merito alla quale non risultano prece-
denti conformi. Sull’argomento cfr. Cass. pen., sez. I, 15 marzo 2010,
n. 10287, in questa Rivista 2011, 343 e Cass. pen. sez. I, 14 gennaio
2010, n. 1439, ivi 2011, 85.
svoLgimento deL processo e motivi deLLa decisione
1. - Con atto in data 18 agosto 2014 il detenuto in epi-
grafe generalizzato ha presentato istanza ai sensi dell’art.
35-ter, comma 1, O.P. (introdotto dall’art. 1 D.L. 26 giugno
2014 n. 92, convertito, con modificazioni, nella L. 11 agosto
2014 n. 117), lamentando condizioni detentive contrarie
alla dignità della persona (vietate dall’art. 3 CEDU) e
chiedendo conseguentemente la riduzione di pena previ-
sta a titolo risarcitorio dallo stesso art. 35-ter cit.
2. - Sui rimedi compensativi previsti dal D.L. 92/2014
è opportuno richiamare quanto scritto nel parere tecnico
dato dal C.S.M. sul D.D.L. di conversione (Odg. 1095 - Ag-
giunto del 30 luglio 2014), che si riporta:
«5. I rimedi compensativi del decreto legge 26 giugno
2014, n. 92.
Con il decreto legge n. 92 del 26 giugno 2014 è stato
quindi introdotto un rimedio “compensativo” volto, nelle
intenzioni del nostro legislatore, a soddisfare le richieste
formulate dalla Corte europea nella sentenza Torreggia-
ni, ove veniva sollecitata la previsione di «un ricorso in
grado di consentire alle persone incarcerate in condizioni
lesive della loro dignità di ottenere una qualsiasi forma di
riparazione per la violazione subita» (§ 97 della predetta
sentenza).
In sintesi, il legislatore ha previsto una articolata forma
di riparazione caratterizzata dalla presenza di due mec-
canismi tendenzialmente destinati ad integrarsi al fine di
garantire una tutela effettiva rispetto alle situazioni lesive
della dignità delle persone detenute. Da un lato è stata
introdotta, per colui che sia ancora detenuto al momento
del ricorso introduttivo e che per un periodo di tempo non
inferiore a quindici giorni sia stato ristretto in condizioni
di detenzione tali da violare l’articolo 3 della Convenzione
EDU, come interpretato dalla Corte EDU, la facoltà di
chiedere al magistrato di sorveglianza un risarcimento,
sostanzialmente in forma specifica, del pregiudizio patito
consistente nella riduzione della pena detentiva ancora da
espiare nella misura di un giorno per ogni dieci di pena già
eseguita. E qualora tale tipo di risarcimento in forma spe-
cifica non sia possibile perché il periodo di pena ancora da
espiare sia tale da non consentire la detrazione dell’intera
misura percentuale prima indicata, il magistrato di sorve-
glianza liquida altresì al richiedente, in relazione al residuo
periodo e a titolo di risarcimento del danno, una somma di
denaro pari ad 8,00 euro per ciascuna giornata nella quale
questi ha subito il pregiudizio. Il risarcimento in esame è
inoltre richiedibile anche quando il periodo di detenzione
espiato in condizioni non conformi ai criteri di cui all’art. 3
Convenzione EDU sia stato inferiore ai quindici giorni.
Dall’altro lato, coloro che hanno subito il suddetto pre-
giudizio a cagione di una misura cautelare custodiale non
computabile nella determinazione della pena da espiare
(ad esempio perché essi sono stati poi assolti), nonché
coloro che hanno terminato di espiare la pena detentiva in
carcere possono proporre azione, personalmente o tramite il
difensore munito di procura speciale, di fronte al tribunale
civile del capoluogo del distretto in cui hanno la residenza.
Il tribunale distrettuale, con procedimento camerale, deci-
de in composizione monocratica con decreto non reclama-
bile. Anche, in tal caso, il quantum del risarcimento è pari
ad € 8,00 per ogni giorno in cui si è subito il pregiudizio.
Il comma terzo, secondo alinea, del nuovo art. 35-ter ord.
pen. prevede che tale azione debba essere proposta, a pena
di decadenza, entro sei mesi dalla cessazione dello stato di
detenzione o della custodia cautelare in carcere.
Rilevante è anche l’articolo 2 del decreto legge in esame,
il quale, nel dettare le disposizioni transitorie, introduce al
comma 1 un termine di decadenza di sei mesi, decorrenti
dalla data di entrata in vigore dello stesso decreto legge,
entro cui coloro che a tale data abbiano cessato di espiare
la pena detentiva, o che non si trovino più in stato di custo-
dia cautelare, possono proporre l’azione per il risarcimento
del danno davanti al tribunale del distretto di residenza.

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