Timbri contraffatti di marchio industriale apocrifo: un caso di ricettazione

Autore:Roberta Demartini
Pagine:666-667
 
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La sentenza che si annota affronta una particolare fatti-specie di ricettazione, avente quale delitto presupposto quello di cui all'art. 473 c.p. non nella sua prospettazione tipica (relativa direttamente ad un prodotto recante falsi marchi) ma con riferimento a timbri contraffatti riportanti il marchio apocrifo, destinati ad essere apposti sulle garanzie accompagnatorie del prodotto.

La Suprema Corte nei rari casi in cui è stata chiamata a pronunciarsi sulla questione, ha ritenuto che la tutela offerta dall'art. 473 c.p. comprendesse anche l'ipotesi della contraffazione del segno distintivo disgiunto dal prodotto industriale: «Il reato di contraffazione del marchio previsto dall'art. 473 c.p. sussiste anche nell'ipotesi in cui il soggetto commercializzi le effigi di marchi contraffatti indipendentemente dal fatto che siano impresse sul prodotto industriale che sono destinate a contrassegnare. Anche dal confronto con il successivo art. 474 c.p. risulta infatti l'autonoma rilevanza penale riconosciuta dall'ordinamento all'attività di contraffazione del marchio in sè, indipendentemente dalla sua applicazione al prodotto» (Cass. pen. 15 luglio 1997, Bonzi, in Cass. pen. 1999, p. 149).

La sentenza in esame approfondisce tali principi di carattere generale giungendo a ravvisare la sussistenza del delitto presupposto della ricettazione attraverso un percorso logico pienamente condivisibile. Infatti: «Ora, sulla scorta di tali elementi, è di tutta evidenza che i timbri oggetto del seguente processo contengono i segni distintivi del prodotto industriale che rappresentano, e sono talmente distintivi di tale prodotto che la casa produttrice ne conserva gli elementi di identificazione secondo caratteristiche di assoluta unicità, tanto che centesimi di millimetro nelle loro dimensioni sono sufficienti a significare il discrimine fra quello autentico e quello falsificato».

Continuando nella disamina della motivazione, la sentenza qui annotata prosegue: «Ciò significa che questo mar-Page 667chio è riferibile al prodotto in quanto registrato per la sua tutela, talché la futura applicazione del marchio contraffatto a un prodotto non derivato dall'industria che il marchio è volta a tutelare, configura la sua principale utilizzazione». Ne discende che il dolo della contraffazione, il quale si ravvisa proprio nella coscienza e volontà di falsificare o alterare un segno distintivo, è stato pienamente riconosciuto anche nella particolare fattispecie...

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