Tendenze all'unificazione o alla diversificazione dell'assetto-giuridico istituzionale nell' eta dell'informazione. Informatica e documentazione giuridica: Scelte politiche e di politica del diritto

Autore:Silvio Stoppoloni
Pagine:117-137
RIEPILOGO

Parte prima. 1. Introduzione. 2. Il mutamento dell'assetto culturale e giuridico-istituzionale del nostro tempo: alcuni aspetti propri della «società dell'informazione». 2.1. Potere economico transnazionale: processi unificativi. 2.2. Lavoro ed etica del lavoro. 2.3. Le etnie e il dualismo normaliIdiversi: processi di unificazione e differenze feconde. 2.4. L'informazione è sempre conoscenza? Il... (visualizza il riepilogo completo)

 
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@Parte prima

@@1. Introduzione

Lavorando nel settore della documentazione e dell'informazione, si vive oggi una singolare e, per certi versi, privilegiata condizione: quella di essere partecipi e protagonisti anche professionalmente di un mutamento che proprio dallo sviluppo dell'informazione trae il più consistente alimento. La enunciazione di alcuni dei problemi e dei connessi dilemmi che la «società dell'informazione e dell'automazione, ci propone (oggetto di questa prima 'parte della relazione) sarà funzionale, in questa sede, a capire se e come il contributo della documentazione giuridica automatica possa incidere nel privilegiare l'una o l'altra delle scelte che il mondo contemporaneo si trova di fronte e se l'assecondare o il contrastare certe tendenze faciliti processi di integrazione (politica, giuridica, culturale) ovvero li renda più difficoltosi (e questa problematica troverà sviluppo nella seconda parte della relazione).

In questa prima parte i problemi e i dilemmi connessi verranno così solo richiamati; altro noe si potrebbe aggiungere, data la loro complessità, il ta-Page 118glio di questo congresso e la finalizzazione che questa enunciazione ha per cogliere il ruolo del diritto e dell'informatica applicata al diritto nell'ambito dei temi che qui si vogliono affrontare.

La enunciazione dei problemi e dei dilemmi sarà chiaramente influenzata non soltanto dalla percezione del ruolo centrale dell'informazione nel mondo contemporaneo, ma anche dalla mia specifica esperienza di lavoro, durante la quale i temi sottoesposti sono emersi con particolare evidenza. Bisogna anche aggiungere che la enunciazione peccherà verosimilmente di «eurocentrismo». Sarà il congresso stesso (e soprattutto i colleghi latinoamericani) a chiarire quanto le esperienze di continenti diversi siano comuni e quanto invece la appartenenza a realtà differenti incida anche nell'approccio al tema che ci troviamo dì fronte in queste giornate: e questo chiarimento sarà un noe indifferente contributo a quell'esigenza di integrazione, di reciproca conoscenza e di'comune rispetto che ritengo il congresso si sia proposto di offrire sul piano non solo giuridico, ma anche delle relazioni internazionali fra gli studiosi e della comprensione fra i popoli.

@@2. Il mutamento dell'assetto culturale e giuridico-istituzionale del nostro tempo: alcuni aspetti propri della «società dell'informazione»

@@@2.1. Potere economico transnazionale: processi unificativi

Lo sviluppo commerciale traesnazionale e le particolari caratteristiche assunte dal «dato informativo», inteso come mercé e come elemento di consumo, da esportare e imporre a mercati sempre più vasti, hanno messo in evidenza anche nel settore dell'informazione e della documentazione la presenza di forze produttive e commerciali che riescono a condizionare, molto più efficacemente degli stati e dei rispettivi sistemi giuridici, l'assetto globale dei processi informativi, È noto che meno di cento società nel mondo controllano il 75% delle comunicazioni, intendendo con ciò il complesso dell'industria elettronica, delle telecomunicazioni dell'editoria e della stampa, Che il mondo si sia fatto più piccolo in seguito allo sviluppo dei trasporti e che l'apparato produttivo e commerciale ne abbia tratto le debite conseguenze è ne fatto accertato, sul quale si vengono articolando una serie di conseguenze di tipo economico, politico e giuridico; la duttilità internazionale del sistema produttivo che si è così creato ha consentito a molte società di svincolarsi dai sistemi giuridici dei propri paesi di origine per cogliere ora in un paese ora in un altro il. maggiore profitto, legato ai minori costi di manodopera o alle facilitazioni fiscali; d'altro canto, proprio negli Stati dove più forte si è manifestato il potere delle suddette società, il sistema giuridico è intervenuto a temperare, con le note leggi antitrust, l'incondizionata libertà di azione che» paradossalmente, rischiava (e rischia) di ledere i fondamentali principi liberisti della concorrenza e della articolazione nella «conquista» dei mercati.

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Si è così modificato il panorama produttivo e giuridico in materia, ovveto i sistemi giuridici hanno il loro daffare per adattarsi proficuamente al nuovo sviluppo produttivo, e particolare interesse suscita in questo quadro il complesso delle modificazioni indotte sull'apparato informativo; se, infatti, informazione e automazione sembrano costituire i due elementi fondamentali nella conformazione della società attuale e soprattutto di quella che si sta rapidamente formando, non può non destare attenzione il fatto che vi sia una evidente concentrazione di potere e un condizionamento nella disponibilità degli strumenti e nell'assetto del lusso dei messaggi.

I dilemmi

Quali sono dunque i dilemmi che ci pone questo stato di cose?

Innanzitutto ci troviamo di fronte a un processo unificativo sia dal punto di vista produttivo sia dal punto di vista organizzativo e politico; è chiaro che l'espandersi transnazionale di una società porta alla uniformità dei contratti, alla lenta ma certa imposizione di clausole e forme di sfruttamento del prodotto che prescindono dalle realtà culturali e giuridiche dei singoli paesi; è chiaro che le possibilità di controllo degli Stati sulla permanenza nel loro territorio di determinate entità produttive prescinde dalla pianificazione che il singolo Stato riesca a fare, ma dipende dal complesso generale del processo economico che investe più stati o addirittura blocchi di stati. E ancora, per quanto concerne più da vicino il dato informativo, ci troviamo di fronte a una ipotesi precisa di unificazione dei messaggi, o meglio di unificazione nei contenuti di tipo culturale, politico e giuridico che non è frutto di una lenta e naturale integrazione, bensì di una forzata e intensa opera di condizionamento culturale e politico.

Riassumendo, dato un processo unificativo che interessa:

- le scelte economiche degli Stati o di gruppi di Stati;

- le scelte produttive nell'ambito di una pianificazione;

- l'assetto giuridico che regolamenta l'attività produttiva e commerciale sia sul piano del diritto pubblico dell'economia (scelte produttive, finanziamenti scelte delle aree di installazione degli impianti e dei mercati di espansione commerciale) sia sul piano del diritto privato (contratti), che tipo di risposta è più opportuna?

Assecondare un procèsso unificativo naturale ovvero introdurre tutti i possibili elementi che correggano un assetto che va a detrimento dei più deboli. E nel caso particolare dell'industria dell'informazione, quale risposta occorre dare. Assecondare il libero flusso delle informazioni, lasciare libero corso al prepotente fluire dei dati dal Nord al Sud e, nel Nord, dagli USA all'Europa, ovvero lavorare per un più equilibrato flusso informativo, che prescindendo dalla forza dello strumento, consenta comunque di esercitare il proprio diritto di parola e il proprio diritto di acquisizione di dati. CiòPage 120 tra l'altro ci introduce a un tema che tratteremo più diffusamente nella parte prepositiva (la seconda) di questa relazione, vale a dire la fondamentale scelta fra una concezione mercantile del dato informativo e una concezione di esso come bene di rilevanza sociale, tema che, come vedremo, assume valore del tutto particolare quando siamo di fronte al dato di interesse giuridico.

@@@2.2. Lavoro ed etica del lavoro

L'organizzazione del lavoro e il concetto stesso di lavoro hanno subito rapidi mutamenti sia con l'avvento dell'automazione sia, per altri versi, con lo sviluppo della così detta industria dell'informazione. La nostra società occidentale è stata caratterizzata da una concezione fondamentalmente efficientistica e vocazionale del lavoro: intendo dire che il valore dell'uomo, di ogni singolo uomo, è stato accostato alla quantità di beni tìsicamente apprezzabili che fosse in grado di produrre e, d'altro lato, si è sempre pensato che al destino di essere valutati secondo questi parametri non ci si potesse sottrarre, tanto che tutta l'etica, anche religiosa, del lavoro ha sempre fatto dell'«homo fàber» il suo punto di riferimento.

Molto si potrebbe dire sui meriti di questa concezione e sulle dinamiche di esclusione sociale, o anche interpersonale, che ha creato; non è questa la sede per approfondire questo tema, ma è opportuno ricordare che per quanti di noi hanno condotto analisi sul potere, la partecipazione e l'esclusione, cogliendo nel lavoro l'elemento chiave per comprendere perché potere e produzione dovevano per forza mettere fuori gioco popolazioni intere, in una distinzione ormai classica fra Nord e Sud, e larghe fasce di persone (tutti gli improduttivi, gli handicappati, i malati), nell'ambito stesso dei paesi così detti sviluppati, è opportuno ricordare, dicevo, che quel parametro si sta ormai modificando. E non solo perché la fatica dell'uomo sembra essere sempre più alleviata dalle macchine, ma anche perché ai parametri di efficienza gli uomini, e soprattutto i giovani, noe sembrano volersi più accostare incondizionatamente.

Si manifesta quindi un fenomeno nuovo, rappresentato dalla ricerca di lavori a tempo parziale ovvero a tempo determinato, al quali far seguire o un'esperienza lavorativa diversa o un periodo di libera autonomia nel prògramatore la propria vita. Questa mentalità emergente comporta dunque degli sbocchi lavorativi che coincidono anche con le prospettive di quanti, pur ambendo a un lavoro stabile, sono invece costretti dal crescente fenomeno della disoccupazione ad accontentarsi della saltuarietà del lavoro.

Nuova etica del lavoro o ristrettezze economiche ci pongono allora davanti a un quadro insolito, che muta continuamente: è facile capire, come il rapporto duraturo di un operaio con una fabbrica o di un impiegato con la sua Pubblica Amministrazione consentisse sia al datore che al prestatore di lavoro (e alla società nel suo complesso) di acquisire dei punti di riferimentoPage 121...

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