Sul danno biologico iure hereditatis da decesso immediato in seguito a scontro automobilistico

Autore:Vittorio Santarsiere
Pagine:847-850
 
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giur
Arch. giur. circ. e sin. strad. 10/2014
MERITO
suL danno BioLogiCo iure
hereditatis da deCesso
immediato in seguito a
sContro automoBiListiCo
di Vittorio Santarsiere
SOMMARIO
1. Nozione. 2. Norme di legge. 3. Oggetto. 4. Perdita del so-
stentamento.
1. Nozione
Nella collisione di veicoli, uno guidato da M. D.V., per-
devano la vita lo stesso M. D.V., N. M. e F. C., danneggiato
anche R. D’A. alla conduzione dell’auto scontratasi fron-
talmente. L’autoveicolo guidato dal giovane M. D.V. era di
proprietà del di lui padre, T. D.V., che nel primo grado fu
condannato, in solido con Milano Assicurazioni - S.p.a., a
risarcire i danni a favore dei genitori e fratello di F. C. ed
altri parenti di questo, nonché dei genitori di N. M. I due
convenuti vennero condannati, altresì, al risarcimento del
danno patito da R. D’A.
Hanno appellato la sentenza C. G. e J. S., fratello e
madre di F. C., D. M. e R. D.P. hanno proposto appello inci-
dentale per ottenere il risarcimento dei danni subìti iure
hereditatis, quale danno al diritto alla vita della minore
N. M. Rileva essenzialmente nella controversia il preteso
diritto al risarcimento del danno biologico iure hereditatis
da perdita della vita. Inoltre, S. J., madre di F. C., ha chie-
sto in riforma della sentenza il riconoscimento del danno
patrimoniale dalla perdita del sostentamento, che il figlio
deceduto nel sinistro le avrebbe garantito per il futuro.
Il gravame si incentra prevalentemente sul decesso im-
mediato nel sinistro di F. C. e N. M. e viene richiesto dagli
appellanti principali e incidentali di accertare il loro diritto
quali eredi al risarcimento dei danni per la tutela del diritto
alla vita dei propri congiunti a prescindere dal lasso di tem-
po intercorso tra la lesione subìta nel sinistro e la morte.
Una situazione siffatta è vagliata da recente sentenza
di legittimità, ove si sostiene che costituisce danno non
patrimoniale quello da perdita della vita, bene supremo
dell’individuo, oggetto di un diritto assoluto e inviolabile,
garantito dall’ordinamento anche sul piano della tutela
civilistica. La perdita della vita è danno diverso dal danno
alla salute, differente dai danni biologico e morale termi-
nali della vittima. Rileva ex se nella sua oggettività di per-
dita del principale bene dell’uomo costituito dalla vita ed,
a prescindere dalla consapevolezza che il danneggiato ne
abbia, deve ristorarsi anche nel caso di morte immediata
o istantanea, prescindere, altresì, dalla rimanenza in vita
all’esito del danno da cui la morte derivi, come, pure, dalla
intensità della sofferenza patita dalla vittima. Il diritto al
ristoro del danno da perdita della vita pertiene alla vittima
dal momento della lesione mortale. Il relativo ristoro ha nel
caso funzione compensativa e il diritto è trasmissibile iure
hereditatis. Il danno stesso, al fine della liquidazione di un
equo ristoro, è rimesso alla discrezionalità del giudice di
merito. Non idonea una soluzione di carattere soggettivo,
né l’ammontare uguale per tutti, né aggirare l’età, condi-
zioni di salute, speranze di vita futura, mansioni svolte,
condizioni personali e familiari della vittima (1).
Risalta nella controversia il diritto al risarcimento del
danno biologico da morte iure hereditatis, ambìto dagli
appellanti, sebbene i loro congiunti siano deceduti simul-
taneamente all’atto illecito. Tale danno, però, consegue
per tesi consolidata quando la vittima rimanesse in vita
un apprezzabile lasso di tempo, acquisti nel difficile caso
la pretesa di risarcimento, che, di poi, trasferisce agli
eredi ex art. 565 c.c. I successibili - alla morte del loro
dante causa per fatto illecito altrui - conseguono il diritto
al risarcimento del danno da questi sofferto per il tempo
dall’illecito al decesso.
Come spiegato in dottrina, la permanenza in vita del-
l’infortunato dopo il sinistro in condizioni di menomata
integrità psico-fisica estrinseca la lesione del diritto alla
salute. Fatto costitutivo della pretesa al risarcimento del
danno alla salute non è soltanto l’esistenza delle lesioni,
ma anche l’esistenza della disfunzione da esso derivata,
infine, dell’handicap, che tale disfunzione ha comportato
per l’esistenza della vittima (2).
Il danno tanatologico indica un particolare pregiudizio,
che incide direttamente sul bene vita e si verifica nei casi
di morte immediata. Se la vittima, colpita dall’illecito al-
trui, muoia immediatamente ovvero poco tempo dopo, il
diritto al risarcimento del danno mancherebbe del tempo
per maturare nella sfera giuridica della vittima. E il danno,
non essendo maturato, non potrà trasferirsi agli eredi. Si
realizza il grande paradosso per cui uccidere è, in termini
economici, più conveniente che ferire (3).
2. Norme di legge
Sancisce l’art. 32, comma 1, Cost. che la Repubblica
tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo
e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli
indigenti. L’articolo stesso, in combinato disposto con l’art.
2, istituisce un nuovo diritto fondamentale dell’individuo,
il diritto alla salute. Affermato in dottrina che questo dirit-
to si può considerare volto a mantenere intatta la propria
integrità fisica e un incisivo limite alle attività che tendo-
no a sacrificarlo. Si è detto essere il diritto alla salute una
figura giuridica complessa, fondata sul riconoscimento
della salute come valore sociale, che attribuisce al singolo
un diritto sociale ed uno di libertà (4).
Sotto la rubrica “Danno biologico per lesioni di non lieve
entità” recita l’art. 138, comma 2 sub a), del D.L.vo 7 set-
tembre 2005 n. 209, c.d. Codice delle assicurazioni, che per

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