Soggetti Vulnerabili E Processo Penale (Seconda Parte)

Autore:Giuseppe Bellantoni
Pagine:239-253
 
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239
Arch. nuova proc. pen. 3/2017
Dottrina
SOGGETTI VULNERABILI E
PROCESSO PENALE
(SECONDA PARTE) (*)
di Giuseppe Bellantoni (**)
(*) La prima parte di questo scritto è pubblicata in questa Rivista
2017, 143.
(**) Ha collaborato il Dr. Marco Grande.
SOMMARIO
6. I soggetti vulnerabili per condizioni di salute. 7. Lo stranie-
ro e l’analfabeta. 8. L’anziano. 9. La donna incinta. La tutela
del rapporto genitoriale con prole infradecenne. 10. La per-
sona offesa dal reato in «condizione di particolare vulnera-
bilità». 11. I soggetti vulnerabili per condizioni economiche.
6. I soggetti vulnerabili per condizioni di salute
Le condizioni di salute assumono di certo rilievo ai fini
dell’affermazione della vulnerabilità della persona offesa
dal reato.
L’art. 90 quater, comma 1, primo periodo, c.p.p., infatti,
stabilisce espressamente che, agli effetti delle disposizioni
del codice, la «condizione di particolare vulnerabilità» del
predetto soggetto è desunta, oltre che dall’età e da altri
fattori, anche, segnatamente, «dallo stato di infermità o di
deficienza psichica»(56).
Può però ben accadere, sotto altro versante, che il sog-
getto vulnerabile a causa delle proprie condizioni di salute
rivesta non già la qualifica di persona offesa dal reato, ben-
sì quella di persona sottoposta alle indagini, o di imputato,
ovvero di condannato.
È chiaro che, anche a questo riguardo, il sistema pro-
cessuale penale, al di là e a prescindere da qualsivoglia
altro tipo di considerazione, non poteva ovviamente non
tenere conto, in specie, di quelle disposizioni della Car-
ta costituzionale in cui è dato leggere, ad esempio, che la
Repubblica «tutela la salute» come «fondamentale diritto
dell’individuo», oltre che come interesse della collettività
(art. 32, comma 1°), non consentendo in nessun caso alla
legge di violare i limiti imposti «dal rispetto della persona
umana» (art. 32, comma 3°). E, ancora, di quelle disposi-
zioni dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in
cui è dato leggere, ad esempio, che «nessuno può essere
sottoposto (…) a pene o trattamenti inumani o degradan-
ti» (art. 3).
E ciò, oltre tutto, anche in linea con quanto ineludi-
bilmente stabilito dall’art. 2, comma 1, primo periodo,
della legge 16 febbraio 1987, n. 62, contenente la «delega
legislativa al Governo della Repubblica per l’emanazione
del nuovo codice di procedura penale», dove, appunto, si
prescrive testualmente che «il codice di procedura penale
deve attuare i principi della Costituzione» e deve «ade-
guarsi alle norme delle convenzioni internazionali ratifi-
cate dall’Italia e relative ai diritti della persona e al pro-
cesso penale» (57).
In ogni caso, inoltrandoci più in dettaglio nell’argo-
mento, può rilevarsi che già nel codice penale è possibile
riscontrare una serie di norme che si occupano di prestare
tutela, o, per meglio dire, di prestare particolare conside-
razione, a soggetti, indagati o imputati, la cui vulnerabilità
derivi dalle loro condizioni di salute.
Basti pensare, ad esempio, al vizio di mente (artt. 88 e
89), all’intossicazione da alcool o da sostanze stupefacen-
ti (art. 91 e ss.), ovvero al sordomutismo (art. 96), quali
condizioni incidenti, in modo dirimente, sulla imputabili-
tà (58).
Nel codice di rito, poi, è previsto che, quando non deve
essere pronunciata sentenza di proscioglimento o di non
luogo a procedere e vi è ragione di ritenere che, per in-
fermità mentale sopravvenuta al fatto, l’imputato non
è in grado di partecipare coscientemente al processo, il
giudice, se occorre, dispone anche d’ufficio perizia. E, du-
rante il tempo occorrente per l’espletamento di tale mezzo
istruttorio, il giudice stesso assume, a richiesta del difen-
sore, le prove che possono condurre al proscioglimento
dell’imputato (art. 70, commi 1 e 2).
È inoltre previsto che, qualora dagli accertamenti com-
piuti ai sensi dell’art. 70 c.p.p. risulti che lo stato mentale
dell’imputato sia tale da impedirne la cosciente partecipa-
zione al procedimento («e che» - a mente di quanto pro-
spettato da una recente, e già in precedenza richiamata,
“Riforma” legislativa, al momento in itinere (59) - «tale
stato è reversibile»), il giudice disponga che questo sia so-
speso (art. 71 c.p.p.).
Laddove un nuovo art. 72 bis c.p.p., da inserire nel si-
stema su input propositivo della predetta “Riforma” legi-
slativa, si occupa della definizione del procedimento «per
incapacità irreversibile dell’imputato», stabilendo che
«se, a seguito degli accertamenti previsti dall’art. 70 c.p.p.,
risulta che lo stato mentale dell’imputato è tale da impedi-
re la cosciente partecipazione al procedimento e che tale
stato è irreversibile, il giudice, revocata l’eventuale ordi-

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