La disciplina delle pratiche commerciali sleali: questioni e tendenze evolutive recenti, con particolare riguardo al settore del credito

Autore:Luciano Pontiroli
Pagine:375-409
 
ESTRATTO GRATUITO
375
rivista di diritto privato Saggi e pareri
3/2013
La disciplina delle pratiche commerciali sleali:
questioni e tendenze evolutive recenti,
con particolare riguardo al settore del credito
di Luciano Pontiroli
SOMMARIO: Parte Prima: La disciplina delle pratiche commerciali scorrette in sintesi:
1 – Le fonti della disciplina. 2 – Le linee fondamentali della disciplina: i soggetti. 2.1
(segue): le pratiche commerciali scorrette. 2.1.1 (segue): il rapporto tra la clausola
generale e le disposizioni speciali. 3 – La repressione delle pratiche commerciali scor-
rette: le disposizioni comunitarie. 3.1 (segue): tutela amministrativa e giurisdiziona-
le nelle disposizioni nazionali. Parte Seconda: quale relazione tra pratiche commer-
ciali scorrette e vessazione contrattuale? 1 – Spunti dottrinali. 2 – La sentenza della
Corte di Giustizia: analisi sommaria. 2.1 (segue): considerazioni di commento. 3 –
Prospettive di tutela dei consumatori dopo il decreto a favore della concorrenza. Par-
te Terza: La repressione delle pratiche commerciali scorrette nel settore bancario: 1 –
L’applicazione della disciplina delle pratiche commerciali scorrette nella prassi della
A.G.C.M. e nella giurisprudenza del T.A.R. del Lazio: le decisioni sulla portabilità
dei mutui. 2 – Altri provvedimenti dell’A.G.C.M. nei confronti di banche e interme-
diari nanziari. – Considerazioni Conclusive.
PARTE PRIMA
LA DISCIPLINA DELLA PRATICHE
COMMERCIALI SCORRETTE IN SINTESI
1. Le fonti della disciplina
La disciplina delle pratiche commerciali nei rapporti tra imprese e consumatori è
frutto recente della legislazione europea e della sua trasposizione nell’ordinamento
nazionale: a livello comunitario viene in considerazione la direttiva sulle pratiche
commerciali sleali n. 2005/29/CE dell’11 maggio 20051, che si pose l’obiettivo di
superare gli ostacoli allo sviluppo del mercato interno rappresentati dalle dierenze
1 Pubblicata sulla G.U.C.E. L. 149 in data 11 giugno 2005.
376
Saggi e pareri rivista di diritto privato
3/2013
nelle discipline della pubblicità ingannevole adottate dai vari Stati membri in con-
formità alla precedente direttiva n. 84/450 CEE.
Quest’ultima aveva, infatti, perseguito l’armonizzazione minima delle regole diret-
te alla repressione della pubblicità ingannevole, determinandosi così una situazione di
diormità disciplinare tra gli ordinamenti dei diversi Stati membri, ritenuta idonea ad
ostacolare la prestazione di servizi commerciali oltre i conni nazionali (sia sotto il
prolo dell’incertezza del diritto per le imprese, sia sotto quello della ducia dei con-
sumatori nella correttezza dei comportamenti di quelle). La direttiva sulle pratiche
commerciali sleali, in eetti, muove dalla considerazione che le dierenze tra le dispo-
sizioni degli Stati membri in materia di pubblicità ingannevole sono fonte d’incertez-
za2 e che i conseguenti ostacoli alla libertà nella circolazione di servizi e merci e nello
stabilimento di succursali fuori del paese d’origine possano essere eliminati solo
«introducendo a livello comunitario norme uniformi che prevedono un elevato livello di
protezione dei consumatori e chiarendo alcuni concetti giuridici, nella misura necessaria
per il corretto funzionamento del mercato interno e per soddisfare il requisito della cer-
tezza del diritto3.
La direttiva n. 2005/29/CE, pertanto, si propone l’armonizzazione completa del-
la disciplina delle pratiche commerciali sleali, sia pure permettendo – sotto alcune
condizioni – l’applicazione in via transitoria delle disposizioni nazionali già in vigo-
re (art. 3, § 5) e l’imposizione d’obblighi ulteriori nella disciplina dei servizi nan-
ziari (art. 3, § 9): per altro verso, la direttiva non incide sulla disciplina dei contrat-
ti né sulla “competenza giurisdizionale” e lascia agli Stati membri l’individuazione di
«mezzi adeguati ed ecaci» per garantire l’osservanza delle disposizioni dalla stessa
dettate a protezione dei consumatori4.
L’art. 4 della direttiva enuncia poi il divieto per gli Stati membri di limitare la
libertà di prestazioni di servizi e la libera circolazione delle merci «per ragioni ae-
renti il settore armonizzato» dalla stessa: disposizione che, secondo l’opinione della
Commissione europea, esclude la liceità di ulteriori disposizioni legislative naziona-
li restrittive delle menzionate libertà5, mentre è disputato se essa giunga a sottrarre
2 Così il quarto “considerando”.
3 Così il quinto “considerando”.
4 V. Meli, “Diligenza professionale”, “consumatore medio” e regola de minimis, in La tutela del consumatore con-
tro le pratiche commerciali scorrette nei mercati del credito e delle assicurazioni a cura di V. Meli e P. Marano,
in Quaderni Cesin, n. 47, Torino, 2011, p, 1 ss., osserva che la scelta del legislatore europeo di compiere
un’armonizzazione massima della disciplina delle pratiche commerciali sleali implica un dierente equili-
brio, rispetto a quello perseguito dalla normativa previgente,tra l’obiettivo di protezione dei consumatori e
quello del buon funzionamento del mercato che assume maggiore rilevanza.
5 Cfr. H. – W. Micklitz, Minimum/Maximum Harmonization and the Internal Market Clause, in European
377
rivista di diritto privato Saggi e pareri
3/2013
agli Stati membri il controllo sul comportamento delle imprese comunitarie che
svolgono in essi la loro attività6.
La direttiva è stata recepita in Italia con il d. lg. 2 agosto 2007, n. 1467, median-
te lo strumento tecnico della novellazione degli articoli da 18 a 27 del codice del
consumo8, l’inserimento nello stesso dei nuovi articoli 27-bis a 27-quater ed alcune
minori modicazioni. In seguito, la disciplina delle pratiche commerciali scorrette è
stata in parte modicata da disposizioni normative9, sulle quali non è necessario
soermarsi ai ni della presente indagine.
2. Le linee fondamentali della disciplina: i soggetti
La disciplina delle pratiche commerciali sleali – rectius, scorrette10 – si preoccupa
unicamente di quelle che intercorrono tra fornitori di beni o servizi (genericamente
denominati “professionisti”) e consumatori11.
Fair Trading Law. e Unfair Commercial Practices Directive, a cura di G. Howells, H.W. Micklitz e T.
WiIlhelmsson, Aldershot, 2006, p. 44 ss. H. Collins, Harmonisation by Example: European Law against
Unfair Commercial Practices, in MLR 2010, p. 89 ss., ritiene che la direttiva abbia eettivamente precluso
agli Stati membri di legiferare in materia in maniera autonoma.
6 Secondo H. – W. Micklitz, op. cit., p. 46, nella materia non si può invocare il principio c.d. dello home
country control – tradizionalmente collegato con l’armonizzazione minima – e pertanto gli Stati membri
conservano il potere di vigilanza sulle attività svolte al loro interno.
7 Pubblicato sulla G.U. n. 207 del 6 settembre 2007, nella quale gura anche il d. lg. n. 145 del 2 agosto
2007, che dà attuazione alle modicazioni alla disciplina della pubblicità ingannevole disposte dalla stessa
direttiva.
8 Il c.d. codice del consumo è stato approvato con d. lg. 6 settembre 2005, n. 206, allo scopo di armonizzare
e riordinare in un unico testo «le normative concernenti i processi di acquisto e consumo» (così l’art. 1); V.
Cuaro, Codice del consumo e norme collegate, 2ª ed., Milano. 2008, ne ore un ampio commento.
9 In particolare, l’art. 22 della l. 23 luglio 2009, n. 99, ha inserito nel codice del consumo l’art. 22-bis sulla
pubblicità ingannevole delle tarie marittime; l’art. 36-bis del d. l. 6 dicembre 2011, n. 201 (convertito
nella l. 22 dicembre 2011, n. 214) ha aggiunto all’art. 21 il comma 3-bis – poi ulteriormente modicato
dall’art. 28.3 del d.l. 24 gennaio 2012, n. 1 (convertito nella l. 24 marzo 2012, n. 27) – che qualica come
scorretta la pratica, seguita dalle banche, che subordina la stipulazione di contratti di mutuo alla sottoscri-
zione di una polizza assicurativa erogata dalla stessa banca o all’apertura presso la medesima di un conto
corrente.
10 La direttiva, nella sua versione italiana, impiega costantemente l’aggettivo “sleali” come equivalente di “un-
fair”; il d. lg. 2 agosto 2007, n. 146, si riferisce al testo comunitario come “direttiva sulle pratiche commer-
ciali sleali” ma poi impiega costantemente l’aggettivo “scorrette”. Si è aermato che il legislatore italiano
abbia inteso evitare ogni confusione con la disciplina della concorrenza sleale di cui all’art. 2598 cod. civ.:
così C. Lo Surdo, in Codice del consumo ecc., cit., sub art. 20, p. 100. La terminologia adottata dal legislato-
re italiano, peraltro, sembra poco felice, atteso che il termine inglese denota non la mera scorrettezza, ma
piuttosto la slealtà, l’iniquità o la vessatorietà di un comportamento o di un atto giuridico: cfr. F. De Fran-
chis, Dizionario Giuridico Inglese-Italiano, I, Milano, 1984, p. 1500.
11 L’art. 7, comma 2 del d. l. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito nella l. 24 marzo 2012, n. 27, ha esteso l’ap-
plicazione della disciplina alle pratiche commerciali scorrette tra professionisti e microimprese, da intender-
si alla stregua della raccomandazione n. 2003/361/CE in data 6 maggio 2003 della Commissione Europea.

Per continuare a leggere

RICHIEDI UNA PROVA