Sentenza Nº 57948 della Corte Suprema di Cassazione, 21-12-2018

Data di Resoluzione:21 Dicembre 2018
 
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SENTENZA
Sul ricorso proposto da:
1)DE ANGELIS Saengkla Naraphak, nato il 19/11/1993;
2)
RICCI Roberta, nata il 18/05/1978;
3)
MOSCHELLA Michele, nato il 11/05/1988;
Avverso la sentenza n. 2885/2017 della Corte di Appello di Roma in data
16/06/2017;
Visti gli atti e il ricorso;
Udita la relazione svolta dal Consigliere dott. Antonio Minchella;
Udite le conclusioni del Procuratore Generale, in persona del dott. Alfredo Pompeo
Viola, che ha chiesto il rigetto dei ricorsi;
Udito i difensori degli imputati sopra menzionati, e cioè, rispettivamente, l'Avv.
Pasquale Bartolo, l'Avv. Michele Monaco e l'Avv. Giulio Gasparro, i quali hanno
insistito per l'accoglimento dei motivi dei relativi ricorsi;
Penale Sent. Sez. 1 Num. 57948 Anno 2018
Presidente: MAZZEI ANTONELLA PATRIZIA
Relatore: MINCHELLA ANTONIO
Data Udienza: 12/09/2018
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
RITENUTO IN FATTO
1. Con sentenza in data 16/09/2016 il Tribunale di Roma condannava De Angelis
Saengkla Naraphak, Ricci Roberta e Moschella Michele alla pena di anni quattordici di
reclusione ciascuno per il tentato omicidio di Roberto Conti. Si legge in sentenza che
nella serata del 14/04/2014 un suono di citofono all'abitazione della persona offesa
comunicava che vi era un pacco da consegnare; Conti Roberto scendeva, ma, mentre
era nell'androne, dal sottoscala usciva un giovane il quale, con un coltello, lo colpiva
più volte dietro al collo ed alla schiena; iniziava una colluttazione all'esito della quale
il giovane si allontanava e la vittima riusciva a chiamare soccorsi; gli esiti obiettivi
dei medici riscontravano numerose ferite (emivolto sinistro, regione posteriore del
collo, regione mentoniera, regione scapolare sinistra, con conseguente avulsione di
due denti, lacerazioni di due rami minori del nervo facciale, lacerazione della
ghiandola parotide, successivo intervento maxillo-facciale). Le indagini si
indirizzavano subito verso il De Angelis, poiché nel portone - luogo del delitto - era
stato rinvenuto un suo documento di identità, per cui la polizia giudiziaria si era
recata subito a casa sua dove egli rientrava ancora sporco di sangue sul volto e sugli
abiti: gli accertamenti appuravano trattarsi del sangue di Conti; egli ammetteva
subito le sue responsabilità, spiegando che, a causa dei suoi debiti di gioco, era stato
avvicinato da Moschella Michele per compiere un'aggressione in cambio di danaro; gli
era stata indicata la vittima e gli era stato spiegato che l'incarico proveniva dall'ex
moglie del Conti, appunto Ricci Roberta, e che anche un'altra persona era coinvolta e
cioè tale Nicola Cipriani (in seguito deceduto); il De Angelis aveva sostenuto che
l'incarico prevedeva soltanto una sorta di intimidazione per la persona offesa e che la
reazione della vittima lo aveva invece costretto a difendersi, ma le modalità di
aggressione con agguato da tergo e con arma convincevano il Tribunale che lo scopo
fosse altro. Le intercettazioni telefoniche prontamente eseguite dimostravano stretti
rapporti tra la Ricci ed il Moschella, le richieste di danaro alla donna, i riferimenti
all'aggressione, i prelievi di danaro della Ricci per venire incontro alle suddett
richieste e i riferimenti al De Angelis arrestato; emergeva altresì dal tracciato che la
Ricci, al momento dell'agguato, era molto vicina al luogo del delitto e che, nei giorni
seguenti l'agguato, la donna aveva denunziato il furto della sua autovettura, poi
ritrovata bruciata: ma, poiché nessuno aveva visto il De Angelis tornare a casa con
mezzi pubblici pur sporco di sangue, era evidente che egli, dopo il tentato omicidio,
era stato raccolto dalla Ricci con l'autovettura sulla quale aveva lasciato
evidentemente vistose tracce di sangue, tanto che era stato necessario far sparire
l'automobile (elementi che trovavano conferma in una telefonata intercettata tra la
Ricci e la madre). Risultava dall'inchiesta che il Conti e la Ricci erano stati sposati,
ma la loro separazione era stata particolarmente travagliata e costellata di denunzie
verso l'uomo, già pregiudicato, per comportamenti persecutori, i quali avevano spinto
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