Sentenza Nº 57529 della Corte Suprema di Cassazione, 22-12-2017

Data di Resoluzione:22 Dicembre 2017
 
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SENTENZA
sui ricorsi proposti da
Desiderato Francesco Orazio nato il 27/09/1974 a Vibo Valentia
Desiderato Giuseppe nato il 18/01/1982 a Vibo Valentia
Mucaj Arjan nato il 21/07/1968 in Albania
Moretti Carlo nato il 04/07/1965 a Tivoli
Pepe' Salvatore nato il 18/11/1985 a Cinquefrondi
Pepe' Ferdinando nato il 08/02/1984 a Cinquefrondi
Pepe' Domenico nato il 17/03/1955 a Rosarno
Pataffio Bruno nato il 08/10/1964 a Gioia Tauro
Vinci Ferdinando nato il 15/07/1970 a Roma
avverso l'ordinanza del 23/07/2016 del Tribunale di Reggio Calabria
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Alessandra Bassi;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Paolo
Canevelli, che ha concluso chiedendo che l'ordinanza impugnata sia annullata
con rinvio sui gravi indizi e sulle esigenze cautelari per le posizioni di Francesco
Orazio e Giuseppe Desiderato, Moretti e Vinci e con rinvio sulle sole esigenze
cautelari per le posizioni di Mucaj, Pataffio, Domenicc Pepè Salvatore Pepèg.
F.
uditi i difensori, Avv. Francesco Lojacono per Vinci, Avv. Alì Abukar Hayo per
Mucaj, Avv. Mario Santambrogio e Avv. Beatrice Saldarini per Francesco Orazio e
Penale Sent. Sez. 6 Num. 57529 Anno 2017
Presidente: CARCANO DOMENICO
Relatore: BASSI ALESSANDRA
Data Udienza: 29/11/2017
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
Giuseppe Desiderato, l'Avv. Santambrogio anche in sostituzione dell'Avv.
Giuseppe De Luca per Moretti, che hanno concluso chiedendo l'accoglimento dei
ricorsi.
RITENUTO IN FATTO
1. Con il provvedimento in epigrafe, in accoglimento dell'appello ex art. 310
cod. proc. pen. proposto dal pubblico ministero presso il Tribunale di Reggio
Calabria, in riforma della impugnata ordinanza del 6 novembre 2015 del giudice
delle indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria (che aveva respinto la
richiesta di applicazione di misura cautelare presentata in data 2 ottobre 2013 in
ragione della ritenuta mancanza delle esigenze cautelari), il Tribunale del
capoluogo calabrese, sezione specializzata per il riesame, ha applicato - tra gli
altri - nei confronti dei ricorrenti, la misura cautelare custodiale (carceraria nei
confronti di Francesco Orazio Desiderato, Giuseppe Desiderato, Bruno Pataffio,
Domenico Pepè, Ferdinando Pepè e Salvatore Pepè e domiciliare nei confronti di
Carlo Moretti, Arjia Mucaj e Ferdinando Vinci), in relazione alle imputazioni
provvisorie di cui agli artt. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (capi A, B, C, D) e
73 stesso decreto (capi A2, A3, A4, 5, 5bis, Bl, B2, B2bis, B3, D1 ed E) loro
rispettivamente ascritte in rubrica.
1.1. Preliminarmente, il Tribunale ha affrontato l'eccezione di competenza
territoriale eccepita da talune delle difese, evidenziando che il procedimento ha
ad oggetto quattro differenti organizzazioni criminali dedite al traffico di sostanze
stupefacenti, tre delle quali radicate nella provincia di Reggio Calabria (quelle di
cui ai capi A, C e D della rubrica), mentre con riferimento all'associazione di cui
al capo A non è certo il luogo di costituzione del sodalizio sicché la competenza
territoriale va radicata presso l'ufficio di Procura di Reggio Calabria, in base al
luogo di consumazione del connesso reato associativo
sub
capo B; che, con
riferimento alle condotte consumate all'estero, sussiste la competenza a
procedere dell'autorità giudiziaria di Reggio Calabria atteso che parte della
condotta è stata commessa in Italia in tale territorio.
1.2. Tanto premesso, il Tribunale ha ritenuto meritevole di accoglimento
l'appello con riferimento ai soli capi di imputazione rispetto ai quali il primo
giudice aveva stimato integrati i gravi indizi di colpevolezza, mentre ha escluso
di poter rivalutare il profilo della gravità indiziaria in relazione ai fatti per i quali il
Gip aveva escluso l'integrazione del presupposto di cui all'art. 273 cod. proc.
pen., rilevando come il P.M. non abbia addotto elementi tali da incidere sulla
valutazione operata dal primo giudice.
Il Giudice del gravame cautelare ha dunque ritenuto fondato l'appello con
"riferimento al profilo delle esigenze caute/ari e per gli indagati raggiunti da
Corte di Cassazione - copia non ufficiale

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