Sentenza Nº 56692 della Corte Suprema di Cassazione, 17-12-2018

Court:Prima Sezione (Corte Suprema di Cassazione di Italia)
ECLI:ECLI:IT:CASS:2018:56692PEN
Judgement Number:56692
Presiding Judge:TARDIO ANGELA
Writing for the Court:BIANCHI MICHELE
SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
SESTITO MASSIMILIANO nato a RHO il 25/10/1971
PIZZATA FRANCESCO nato a REGGIO CALABRIA il 21/12/1991
avverso la sentenza del 26/06/2017 della CORTE ASSISE APPELLO di ROMA
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere MICHELE BIANCHI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore GIUSEPPINA CASELLA
che ha concluso chiedendo l'annullamento con rinvio della sentenza impugnata per
entrambi i ricorrenti per la rideterminazione della pena in relazione ai motivi abietti e
ai capi 2 e 3 limitatamente alle armi clandestine, con rigetto nel resto.
Gli avvocati Caiazza Gian Domenico e Rampioni Roberto, del foro di Roma, difensori di
Pizzata Francesco, insistono nell'accoglimento del ricorso.
Gli avvocati Foti Antonio, del foro di Torino, e Staiano Salvatore, del foro di Catanzaro,
difensori di Sestito Massimiliano, insistono nell'accoglimento del ricorso.
Penale Sent. Sez. 1 Num. 56692 Anno 2018
Presidente: TARDIO ANGELA
Relatore: BIANCHI MICHELE
Data Udienza: 19/09/2018
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
RITENUTO IN FATTO
1.
Con sentenza pronunciata in data 26.6.2017 la Corte di assise di appello
di Roma, in parziale riforma della sentenza pronunciata in data 6.6.2016 dalla
Corte di assise di Roma che aveva dichiarato Sestito Massimiliano e Pizzata
Francesco colpevoli del reato di omicidio volontario e reati connessi, ha ridotto la
pena inflitta a Pizzata Francesco ad anni 25 di reclusione, confermando la
condanna di Sestito Massimiliano alla pena dell'ergastolo con isolamento diurno
per anni uno.
L'imputazione concerne l'omicidio volontario di Femia Vincenzo, commesso,
in Roma il 24.1.2013, con premeditazione e al fine di agevolare sodalizio di
stampo mafioso ( capo 1) e i reati connessi di detenzione ( capo 2) e porto
( capo 3) illegali di due armi comuni da sparo, di cui una clandestina ( capi 4 e
5)
I reati sono ascritti come commessi in concorso con Cretarola Gianni,
giudicato separatamente, e al coimputato Pizzata Antonio, che, condannato in
primo grado, è stato assolto in appello per non aver commesso il fatto.
2.
La sentenza di primo grado, dato conto degli esiti delle indagini svolte
nella immediatezza del fatto, ha accertato il movente dell'omicidio e le relative
responsabilità personali sulla base delle dichiarazioni, auto ed etero accusatorie,
rese da Cretarola Gianni, ritenute attendibili e riscontrate da altri elementi di
prova.
Le indagini della polizia giudiziaria avevano consentito di accertare - quanto
al fatto omicidiario - che Fennia Vincenzo era stato attinto da numerosi colpi di
arma da fuoco mentre si trovava all'interno della sua autovettura; erano state
utilizzate una pistola semiautomatica cal. 9 ed un revolver cal. 38/357, ed i colpi
erano stati sparati sia dal lato conducente sia dal lato passeggero, a distanza
ravvicinata; il fatto era avvenuto fra le ore 17.40 e le 22.40 del 24.1.2013, in via
della Castelluccia di san Paolo in Roma.
Fra le persone vicine alla vittima veniva individuato Fabiano Pietro, e
dall'esame del traffico telefonico relativo all'utenza in uso allo stesso veniva
accertato che nel pomeriggio del 24 gennaio vi erano stati diversi messaggi fra
l'utenza di Fabiano Pietro e quella intestata a tale Ilie Petronela e, a distanza di
breve tempo, fra Fabiano Pietro e Femia Vincenzo; veniva anche riscontrato che
le utenze di Ilie Petronela e Femia Vincenzo impegnavano la medesima zona di
copertura.
Fabiano Pietro solo in data 4.7.2013 dichiarava agli investigatori che:
l'utenza intestata a Ilie Petronela era in uso a Cretarola Gianni;
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Corte di Cassazione - copia non ufficiale

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