Sentenza Nº 54500 della Corte Suprema di Cassazione, 04-12-2017

Data di Resoluzione:04 Dicembre 2017
 
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SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
IACOVO AGOSTINO nato il 16/09/1978 a CETRARO
ANDREOLI GINA nato il 18/01/1946 a CETRARO
MALVITO FRANCESCO nato il 22/07/1965
avverso il decreto del 26/02/2016 della CORTE APPELLO di CATANZARO
sentita la relazione svolta dal Consigliere MONICA BONI;
lette/sentite le conclusioni del PG
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Penale Sent. Sez. 1 Num. 54500 Anno 2017
Presidente: CORTESE ARTURO
Relatore: BONI MONICA
Data Udienza: 14/06/2017
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
Ritenuto in fatto
1.Con decreto emesso dalla Corte di appello di Catanzaro, sezione misure di
prevenzione, in data 26/2/2016, veniva parzialmente riformato il decreto emesso
dal Tribunale di Cosenza il 16/10/2013, e, per l'effetto, disposta la revoca della
confisca della quota di 1/3 del fabbricato censito al catasto terreni del Comune di
Cetraro al foglio 37, part. 869, indicato al punto 7) del decreto originario,
formalmente intestato a Iacovo Vincenzino ed Andreoli Gina e la confisca del
medesimo immobile per un valore corrispondente ad euro 165.000; la restituzione
a Iacovo Agostino del complesso dei beni aziendali e capitale sociale della Pubblidei
s.r.l. indicata al punto 9) del predetto decreto, nonché dei rapporti bancari
riconducibili alla medesima società indicati al successivo punto 10), mentre nel
resto i ricorsi in appello venivano respinti.
A fondamento della decisione la Corte distrettuale rilevava che con il
provvedimento del Tribunale erano state fondatamente applicate nei riguardi di
Agostino Iacovo le misure di prevenzione della sorveglianza speciale per la durata
di anni quattro, in quanto soggetto portatore di pericolosità sociale qualificata e
della confisca dei beni ivi indicati, ancorchè intestati ad Enzo Buono, Gina Andreoli e
Francesco Malvito, sul presupposto, risultato veritiero ed accertato giudizialmente in
separati procedimenti di cognizione, della dedizione dello Iacovo, unitamente ai
fratelli Dino e Gigliola, ad attività usuraria, ad estorsioni, alla fatturazione per
operazioni inesistenti ed alla truffa, condotte commesse in associazione con altri ed
a mezzo di società di cui era titolare o socio, fatti commessi nell'arco temporale tra
2004 e 2009 con sistematicità, metodo mafioso e per la finalità di agevolazione
dell'associazione di stampo mafioso denominata clan Muto di Cetraro in coincidenza
con le più significative acquisizioni patrimoniali. Evidenziava altresì la sua recente
condanna per concorso esterno in associazione mafiosa commesso sino al
settembre 2013.
Sul piano patrimoniale osservava che lo Iacovo aveva fatto ricorso ad
intestatari fittizi, tra i quali il cognato Francesco Malvito e Francesco Cairo, il primo
definito dal proposto in un colloquio intercettato quale "proprio operaio", per
l'acquisto di beni immobili e di attività commerciali, nonché per la ristrutturazione
del fabbricato di Cetraro di cui al punto 7), i cui miglioramenti erano stati effettuati
dal 2004 in poi con risorse da lui corrisposte in modo da occultare una ricchezza
ingente, non giustificata con fonti di alimentazione lecite, ragione per la quale
doveva essere sottoposto a confisca la quota di un terzo del valore corrispondente
alle somme di denaro così investite, pari a 165.000 euro. Ai fini del giudizio di
raffronto tra redditi dichiarati ed attività svolte e valore dei beni acquisiti escludeva
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