Sentenza Nº 50972 della Corte Suprema di Cassazione, 17-12-2019

Data di Resoluzione:17 Dicembre 2019
 
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SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
CHIANCHIANO FABIO nato a PALERMO il 14/03/1965
BIONDO STEFANO nato a PALERMO il 14/02/1962
SGARLATA ROSARIO nato a PALERMO il 22/08/1968
VIVIANO CLAUDIO nato a PALERMO il 11/03/1974
avverso la sentenza del 03/05/2018 della CORTE ASSISE APPELLO di PALERMO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ANTONIO CAIRO;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore MARIO MARIA
STEFANO PINELLI
che ha concluso chiedendo
il rigetto per tutti i ricorsi.
L'avvocato ACCORRETTI VALERIO VIANELLO del foro di ROMA in qualità di sostituto
processuale dell'avvocato CLEMENTI MARCO del foro di PALERMO giusta nomina
depositata all'odierna udienza in difesa di SGARLATA ROSARIO conclude insistendo
Penale Sent. Sez. 1 Num. 50972 Anno 2019
Presidente: DI TOMASSI MARIASTEFANIA
Relatore: CAIRO ANTONIO
Data Udienza: 25/06/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
nell'accoglimento del ricorso e anche in qualità di sostituto processuale dell'avvocato
GALLO ELENA ROBERTA ADRIANA del foro di PALERMO nomina dichiarata oralmente in
udienza, in difesa di VIVIANO CLAUDIO conclude insistendo nell'accoglimento dei
motivi di ricorso.
L'avvocato DI CESARE GIUSEPPE del foro di PALERMO in difesa di CHIANCHIANO
FABIO conclude chiedendo l'accoglimento dei motivi di ricorso.
L'avvocato BONSIGNORE RAFFAELE del foro di PALERMO in difesa di CHIANCHIANO
FABIO conclude chiedendo l'accoglimento del primo motivo di ricorso e insiste
nell'accoglimento.
la Corte alle ore 12,20 sospende momentaneamente l'udienza.
alle ore 12,30 riprende l'udienza udienza.
L'avvocato GARGANO ANTONIO del foro di PALERMO in difesa di BIONDO STEFANO
conclude insistendo nell'accoglimento del primo e secondo motivo di ricorso.
L'avvocato BONSIGNORE RAFFAELE del foro di PALERMO in qualità di sostituto
processuale dell'avvocato MONDELLO SALVINO del foro di ROMA in difesa di BIONDO
STEFANO conclude riportandosi ai motivi di ricorso.
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
RITENUTO IN FATTO
1.
Il
Giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Palermo il 16/9/2016,
all'esito del celebrato giudizio abbreviato, dichiarava Chianchiano Fabio e Biondo
Stefano colpevoli dei reati ascritti e, ritenuta la continuazione, unificati i fatti sotto
la più grave imputazione di cui al capo A della rubrica, relativa all'omicidio di Mazzè
Franco, con la contestata recidiva, concessa la diminuente del rito ad entrambi, li
condannava alla pena di anni trenta di reclusione ciascuno, oltre alle pene
accessorie e alla misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di anni tre.
Dichiarava altresì colpevoli Sgarlata Rosario e Viviano Claudio del delitto di
favoreggiamento personale e condannava, con la diminuente del rito, il primo alla
pena di anni due di reclusione e il secondo alla pena di anni uno mesi quattro di
reclusione.
1.1. La Corte d'assise d'appello di Palermo, in parziale riforma della decisione
impugnata, il 3 maggio 2018, assolveva Biondo Stefano dal delitto di cui al capo B
della rubrica - relativo alla detenzione di una pistola calibro 9 x 19, arma da guerra,
con formula del non aver commesso il fatto - e, confermata, nel resto, la condanna,
riduceva le pene inflitte ad anni venti di reclusione, per Chianchiano Fabio e ad anni
sedici di reclusione, per Biondo Stefano, previa esclusione delle circostanze
aggravanti ad effetto speciale della premeditazione e dei futili motivi, oltre che della
recidiva per il solo Biondo.
1.2. Si procedeva per l'omicidio di Mazzè Franco, delitto commesso il 29
marzo 2015 e per i connessi fatti di porto e detenzione di arma corta, calibro 9 x 19
parabellum,
oltre che per il reato di minaccia aggravata dall'uso dell'arma, per
avere esploso almeno cinque colpi d'arma da fuoco contro l'abitazione di Moceo
Michele, tanto che uno dei proiettili era penetrato all'interno della casa, nella
camera ove si trovava la bambina dell'anzidetto Moceo (capo d).
La responsabilità di Sgarlata e di Viviano era stata ritenuta per quanto
ciascuno di costoro aveva dichiarato alla polizia giudiziaria il 17/10/2015, su ciò che
aveva avuto modo di osservare, in occasione dell'esecuzione dell'omicidio,
dichiarazioni che erano state ritenute reticenti e non veridiche.
1.3. Mazzè Franco, era stato attinto da tre colpi d'arma da fuoco, che lo
avevano colpito al capo. Due erano stati esplosi da distanza ravvicinata. I proiettili
erano del calibro 9x19
parabellum
e uno di essi si era incastonato in un intero
bossolo 7,65 e si era conficcato nella parte destra del collo della vittima. Altri otto
bossoli del calibro anzidetto (9x19) erano stati rinvenuti sulla scena del delitto e
un'altra cartuccia, inesplosa, del calibro 7,65, era stata, al pari, repertata
in loco.
Le
cartucce calibro 7,65 provenivano dalla stessa arma; così i colpi 9x19
parabellum
erano stati egualmente esplosi da un'unica pistola che era quella che aveva sparato
anche contro l'abitazione di Moceo.
2.
2
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