Sentenza Nº 50140 della Corte Suprema di Cassazione, 28-11-2016

Data di Resoluzione:28 Novembre 2016
 
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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
MARCHIANO FRANCESCO N. IL 24/08/1989
avverso la sentenza n. 622/2015 CORTE APPELLO di PALERMO, del
07/10/2015
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 07/07/2016 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. DANIELE CENCI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. (-1(-1) o 1
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Penale Sent. Sez. 4 Num. 50140 Anno 2016
Presidente: ROMIS VINCENZO
Relatore: CENCI DANIELE
Data Udienza: 07/07/2016
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
RITENUTO IN FATTO
1.11 7 ottobre 2015 la Corte di appello di Palermo, decidendo in sede di
annullamento con rinvio della sentenza della Corte di appello di Palermo del 26
giugno 2013, disposto dalla S.C. 1'11 dicembre 2014, in parziale riforma della
decisione del 24 agosto 2012 del Tribunale di Palermo, resa all'esito di giudizio
abbreviato ed appellata da Francesco Marchiano, ha rideterminato, riducendola,
la pena nei confronti dell'imputato, ritenuta la continuazione con altra condanna
in giudicato nei confronti dello stesso.
2.A Francesco Marchiano si addebita di avere illecitamente coltivato n. 7
piante di cannabis dell'altezza di m. 1,60 circa l'una, fatto contestato come
commesso il 20 agosto 2012.
3. E' opportuno dare atto che la Corte di cassazione, Sez. 3, con sentenza
dell'Il dicembre 2014, in accoglimento del ricorso della difesa, ha annullato con
rinvio la sentenza della Corte di appello del 26 giugno 2013 confermativa dell'an
della responsabilità dell'imputato, osservando - testualmente - quanto segue:
«Il ricorso è fondato.
Occorre innanzitutto ribadire il principio, più volte sostenuto in questa sede
di legittimità, secondo cui, ai fini della punibilità della coltivazione non
autorizzata di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, spetta al
giudice verificare in concreto l'offensività della condotta ovvero l'idoneità della
sostanza ricavata a produrre un effetto drogante rilevabile (Sez. U, n. 288695
del 24/4/2008, Di Salvia, Rv. 239921; Sez. 6, n. 22110 del 2/5/2013, Capuano,
Rv. 255733); con la conseguenza che la punibilità medesima va esclusa allorché
il
giudice ne accerti l'inoffensività in concreto, nel senso che la condotta deve
essere così trascurabile da rendere sostanzialmente irrilevante l'aumento di
disponibilità della droga e non prospettatine alcun pericolo di ulteriore diffusione
di essa (Sez. 6, n. 33835 dell'8/04/2014, Piredda, Rv. 260170).
La verifica di tale requisito di offensività può esser condotta con molteplici
parametri, avendo cioè riguardo non soltanto al quantitativo di principio attivo
ricavabile dalle singole piante, in relazione al loro grado di maturazione, ma
anche ad ulteriori circostanze, quali l'estensione e la struttura organizzata della
piantagione, dalle quali possa derivare una produzione di sostanze stupefacenti
potenzialmente idonea ad incrementare il mercato (al riguardo, ad esempio, Sez.
3, n. 23082 del 9/5/2013, De Vita, Rv. 256174, con la quale la Corte ha ritenuto
configurabile il reato relativamente alla coltivazione n. 43 piantine di "cannabis" -
che all'atto dell'accertamento avevano un contenuto di sostanza ricavabile
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inferiore sia al valore di una dose singola che alla dose soglia - per la presenza di
semi e di impianti di innaffiamento e riscaldamento dei locali, finalizzati a
favorire la crescita e lo sviluppo della coltivazione).
Ne deriva che l'analisi tossicologica invocata dal ricorrente non costituisce,
invero, un passaggio istruttorio necessario al fine di verificare la citata offensività
in concreto, atteso che questa - come appena espresso - ben può essere ricavata
anche da ulteriori elementi di fatto; dei quali, però, il provvedimento giudiziario
deve dar conto con idonea e congrua motivazione, tanto più convincente
allorquando il compendio probatorio non sia sostenuto dai risultati di qualsivoglia
accertamento scientifico.
Orbene, ciò premesso in generale, osserva la Corte che il Giudice di appello
non si è conformato a questi principi di diritto, riconoscendo l'offensività della
condotta sulla base di elementi non adeguati, per come riportati nella
motivazione; la quale, infatti, sostiene che - pur mancando qualsivoglia
accertamento in ordine al principio attivo contenuto nelle piante - "le dimensioni
significative delle stesse e il fatto che una fosse già giunta a maturazione
comprovano che le stesse avessero una sia pure contenuta capacità drogante,
idonea a soddisfare il requisito della concreta offensività della condotta richiesto
dalla Corte di legittimità". Per poi di seguito affermare - invero in modo del tutto
apodittico - che "è certo che dalle piante in sequestro potesse essere estratta
una quantità di THC puro superiore al livello minimo".
Una motivazione carente ed illogica, quindi, che impone l'annullamento della
sentenza con rinvio [...]».
4. Decidendo, appunto, in sede di rinvio, la Corte di appello di Palermo, ha
dato atto di avere preliminarmente disposto una perizia tossicologica per
verificare la natura ed il livello di principio attivo contenuto nella sostanza in
sequestro ma di avere, poi, revocato la relativa ordinanza, avendo acquisito al
fascicolo ai sensi dell'art. 441, comma 5, cod. proc. proc., nota dei Carabinieri
datata 28 novembre 2012: si tratta di annotazione con la quale era stato a suo
tempo trasmesso alla Procura l'esito degli accertamenti tecnici svolti sulla
sostanza sequestrata. Ciò in quanto ha ritenuto la Corte territoriale trattarsi di
atto che doveva far parte sin dall'origine del fascicolo processuale, essendosi
celebrato giudizio abbreviato, e non ontologicamente irripetibile, essendo stati
operati dai C.C. dei campionamenti, lasciando così impregiudicata la possibilità di
ripetere in futuro le analisi (pp. 3-4 della sentenza impugnata).
Nel merito, riteneva la Corte che dagli accertamenti tecnici svolti e
compendiati nella nota in questione emergeva che dalle piante erano ricavabili
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234,6 grammi netti di cannabis sativa, da cui erano ricavabili 3,512 grammi di
THC puro, pari a 140,48 dosi medie singole (p. 4 della sentenza).
Evidenziati anche il numero delle piante sequestrate, pari a 7, l'altezza di
esse (circa 160 centimetri) e la circostanza che alcune erano già giunte a
maturazione, sottolineata altresì la confessione dell'imputato, il quale aveva in
sostanza riconosciuto, secondo il giudice di merito, le potenzialità droganti della
sua coltivazione (pur asserendo che sarebbe stata destinata ad esclusivo uso
personale), riteneva la Corte territoriale, in definitiva, esistente non soltanto una
potenzialità offensiva proiettata nel futuro ma una offensività attuale e concreta,
individuabile proprio sulla scorta dei parametri richiamati nella decisione di
annullamento della Cassazione (pp. 4-5 della sentenza).
5. Ricorre per cassazione tempestivamente il difensore dell'imputato, che,
affidandosi a due motivi, chiede l'annullamento della sentenza impugnata.
5.1.Con un primo motivo censura la decisione per manifesta
contraddittorietà ed illogicità della sentenza, sotto vari profili:
5.1.1. in primo luogo, le analisi tossicologiche sarebbero state svolte, ad
avviso del ricorrente, non già sulle piante sequestrate all'imputato ma su altri
vegetali, come si desumerebbe dal confronto visivo tra le fotografie delle piante
presenti nel fascicolo e la descrizione dell'altezza delle stesse contenuta nel
verbale di sequestro, da un lato, ed il contenuto dell'accertamento tecnico in cui
si parla di piante più corte di 160 centimetri: discenderebbe da ciò l'illogicità
della motivazione;
5.1.2. la sentenza della Corte di appello, poi, sarebbe insanabilmente
contraddittoria nei passaggi motivazionali in cui, da un lato, assume che il
materiale probatorio, anche in assenza di precise indicazioni sulla quantità di
principio attivo, era già sufficiente per dimostrare la colpevolezza e, dall'altro,
dà atto della necessità istruttoria, come stabilito con l'ordinanza del 23
settembre 2015, di disporre una perizia, il cui presupposto consiste però, come
noto, nella impossibilità di decidere allo stato degli atti;
5.1.3. applicando il principio di diritto stabilito dalla S.C. in sede di rinvio, la
Corte territoriale non avrebbe potuto, secondo il ricorrente, basarsi sull'oggettivo
risultato delle analisi tecniche ma avrebbe dovuto, invece, fornire una
spiegazione ancora più convincente circa l'esistenza di una potenzialità drogante
concreta ed attuale, spiegazione che il giudice di appello non riuscirebbe
persuasivamente ad ancorare né alle dimensioni né al grado di maturazione delle
piante né alla pretesa confessione dell'imputato. Infatti: non indica se le piante
siano maschi o femmine, in quanto - si legge nel ricorso - entrambi i sessi
producono infiorescenze ma il principio attivo THC si trova soltanto nelle
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infiorescenze femminili, oltre che, ma in misura minore, nelle foglie; quanto alla
pretesa confessione dell'imputato, del tutto illogico e contradittorio sarebbe
desumere dal contenuto della stessa l'affermazione di una offensività concreta ed
attuale delle piante, offensività che, al massimo, potrebbe ritenersi futura,
ergo:
né attuale né concreta.
5.2. Con un secondo motivo si denunzia violazione di legge,
sub specie
di
violazione del principio di diritto posto dalla S.C. ed anche degli artt. 73, comma
5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, e 49 cod. pen: infatti, secondo il ricorrente,
l'esempio fatto dalla Corte di legittimità nella (richiamata) motivazione della
sentenza di annullamento con rinvio, riguardando un caso concreto in cui
oggetto del reato era la coltivazione di ben 43 piantine con modalità organizzate
(irrigazione e riscaldamento dei locali, altri semi pronti ad essere piantati), non
sarebbe trasponibile nella fattispecie in esame, in cui le piante erano poche e le
modalità di coltivazione espressamente valutate dal giudice di merito artigianali.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1.11 ricorso è infondato e deve essere rigettato, per le ragioni che di seguito
sinteticamente si illustrano.
1.1. Gli elementi posti a fondamento del primo motivo di impugnazione,
infatti, sono in larga parte squisitamente fattuali e, in quanto tali, sfuggono alla
cognizione diretta della Corte: in particolare, quanto alla pretesa erroneità delle
analisi, che avrebbero avuto ad oggetto, a detta del ricorrente, per svista o per
altra ragione piante diverse, in quanto meno alte, da quelle in effetti
sequestrate, si tratta di mere deduzioni di parte peraltro sfornite di qualsivoglia
seppur minimo riscontro di tipo oggettivo; lo stesso deve dirsi per la sottolineata
distinzione tra parti femminili e maschili delle piante.
Quanto al passaggio motivazionale della sentenza di secondo grado oggetto
di censura di illogicità (p. 4 della sentenza), esso viene, a ben vedere, svolto
ad
abundantiam
e, in ogni caso, è superato dal contenuto delle analisi tecniche
svolte dal laboratorio dei Carabinieri.
Altrettanto ad abundantiam
risulta il riferimento operato alla confessione
dell'imputato ed al numero, all'altezza ed al grado di maturazione delle piante,
una volta che l'accertamento tecnico ha — oggettivamente - concluso che dalle
piante potevano trarsi ricavabili 234,6 grammi netti di cannabis sativa, da cui
erano ricavabili 3,512 grammi di THC puro, pari a 140,48 dosi medie singole (p.
4 sentenza): ed appare oltremodo significativo che la difesa non contesti il
merito dell'accertamento.
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Il C nsigliere estensore
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1.2. Il secondo motivo di ricorso è altrettanto da respingersi, sia perché la
S.C., richiamando,
«ad esempio»,
la sentenza di Sez. 3, n. 23082 del 9/5/2013,
De Vita, Rv. 256174, ha ovviamente inteso fare riferimento al principio di diritto,
sia per la radicale infondatezza del paragone con altro caso giudiziario, in un
sistema che, in ogni caso, a differenza degli ordinamenti di
common law,
non è e
non può essere basato su precedenti vincolanti.
2.Non apprezzandosi, in definitiva, alcuna carenza motivazionale né
violazione di legge, il ricorso va rigettato con condanna del ricorrente, per legge
(art. 616 cod. proc. pen.) al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso il 07/07/2016.
Il Preside te
Vincenzo IRomis
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