Sentenza Nº 49975 della Corte Suprema di Cassazione, 10-12-2019

Data di Resoluzione:10 Dicembre 2019
 
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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
1)
Macrì Antonio, n. a Siderno il 20/8/1957
2)
Capogreco Leonardo, n. a Locri il 6/4/1976
3)
Macrì Salvatore, n. a Siderno il 9/4/1949
4)
Macrì Marco, n. a Locri il 3/5/1972
5)
Ferraro Francesco, n. a Siderno il 1/3/1967
6)
Coluccio Antonio, n. a Marina di Gioiosa Ionica il 14/11/1969
7)
Cataldo Vincenzo, n. a Siderno il 5/9/1946
8)
Commisso Giuseppe, n. a Siderno il 2/2/1947
9)
Futia Antonio, n. a Siderno il 21/9/1958
10)Futia Vincenzo, n. a Torino il 21/1/1972
11)
letto Antonio Pietro, n. a Careri il 2/2/1956
12)
Prochilo Domenico, n. a Locri il 3/10/1969
13)
Richichi Domenico, n. a Careri il 19/11/1960
14)
Tavernese Vincenzo, n. a Siderno il 10/9/1950
15)
Cherubino Giuseppe, n. a Siderno il 16/9/1984
16)
Gallizzi Giuseppe, n. a San Giorgio Morgeto il 22/3/1951
avverso la sentenza del
16/2/2018
della Corte di appello di Reggio Calabria
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed i ricorsi;
1
An
Penale Sent. Sez. 6 Num. 49975 Anno 2019
Presidente: FIDELBO GIORGIO
Relatore: GIORDANO EMILIA ANNA
Data Udienza: 11/07/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
udita la relazione svolta dal Consigliere Emilia Anna Giordano;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Roberta Maria
Barberini che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso di Antonio Macrì e la inammissibilità
degli altri ricorsi;
uditi per le parti civili, Regione Calabria, Ministero dell'Interno, Fondo Rotazione vittime Mafia,
avvocati Giuseppe Morabito e avvocato dello Stato Wally Ferrante che concludono chiedendo
l'inammissibilità dei ricorsi e depositano nota spese;
uditi per i ricorrenti i rispettivi difensori, di seguito indicano che si riportano ai ricorsi e ne
chiedono l'accoglimento: per Salvatore Macrì, l'avvocato Cesare Placanica; per Giuseppe
Commisso, l'avvocato Mario Santambrogio; per Domenico Richichi, l'avvocato Sandro Furfaro;
per Giuseppe Cherubino, su delega dell'avvocato Antonio Riccio e per Vincenzo Futia,
l'avvocato Riccardo Errigo; per Salvatore Macrì, Domenico Prochilo e Vincenzo Tavernese,
l'avvocato Antonio Speziale; per Leonardo Capogreco, l'avvocato Menotti Ferrari; per Antonio
Macrì, l'avvocato Fabio Lattanzi e l'avvocato Armando Gerace; per Marco Macrì, l'avvocato
Armando Gerace e l'avvocato Angelo Riccio; per Marco Macrì e Futia Vincenzo, l'avvocato
Giuseppe Belcastro; per Giuseppe Gallizzi, l'avvocato Luigi Pirozzi e l'avvocato Mario Mazza;
per Antonio Coluccio e Vincenzo Cataldo, l'avvocato Giovanni Aricò; per Antonio Coluccio e
Antonio Pietro letto, l'avvocato Leone Fonte.
RITENUTO IN FATTO
1.La Corte di appello di Reggio Calabria, con la sentenza indicata in epigrafe, ha deciso
sull'impugnazione avverso la sentenza emessa dal giudice per le indagini preliminari del locale
Tribunale all'esito di giudizio abbreviato.
La Corte distrettuale, in particolare, ha confermato la condanna di:
Capogreco Leonardo,
alla pena di anni quattro di reclusione ed euro 1.200,00 di multa
per i reati, in materia di armi, ascrittigli al capo O);
Cherubino Giuseppe,
alla pena di anni tre di reclusione ed euro 600,00 di multa, per il
reato di detenzione di un'arma da guerra, ascrittogli al capo P);
Coluccio Antonio,
alla pena di anni dieci di reclusione, per il reato di cui al capo A);
letto Antonio Pietro,
alla pena di anni otto di reclusione per il reato ascrittogli al capo
A);
Macrì Marco,
alla pena di anni otto e mesi otto di reclusione per il reato di cui al capo A);
Macrì Salvatore,
alla pena di anni otto di reclusione per il reato di cui al capo A);
Richichi Domenico,
alla pena di anni otto di reclusione, per il reato ascrittogli al capo A);
Tavernese Vincenzo, alla pena di anni sei e mesi otto di reclusione ed euro 1.200,00 di
multa per i reati ascrittigli ai capi E) ed F);
ha rideterminato la pena inflitta a:
Cataldo Vincenzo,
in anni otto e mesi quattro di reclusione ed euro mille di multa, per i,,
2
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
reati ascrittigli ai capi A) ed E)
Commisso Giuseppe,
in anni diciotto di reclusione ed euro duemila di multa, per i reati
ascrittigli ai capi E), F), G), Q) ed R);
Ferraro Francesco,
in anni otto di reclusione, per il reato ascrittogli al capo A);
Futìa Antonio,
in anni dieci di reclusione ed euro 1.500,00 di multa, per i reati ascrittigli
ai capi E), F), G) ed R);
Futia Vincenzo,
in anni sei di reclusione, per il reato di cui al capo A);
Prochilo Domenico,
in anni sette e mesi otto di reclusione ed euro 800,00 di multa in
relazione al reato ascrittogli al capo G), unificato in continuazione con i fatti per i quali è
intervenuta sentenza di condanna del 27 febbraio 2014 irrevocabile il 17 giugno 2016;
Gallizzi Giuseppe,
in anni tredici e mesi quattro di reclusione, per il reato ascrittogli al
capo A);
in accoglimento dell'appello proposto dal Pubblico Ministero ha condannato:
Antonio Macrì,
in relazione al reato di cui al capo A), alla pena di anni otto di reclusione.
2.La sentenza impugnata ha, pertanto, ad oggetto:
-
il reato associativo di cui all'art. 416-bis cod. pen., articolato nel capo di imputazione sub
A), per il quale hanno riportato condanna
i
ricorrenti Antonio Coluccio, Antonio Pietro letto,
Francesco Ferraro, Vincenzo Futìa, Giuseppe Gallizzi, Macrì Salvatore e il nipote Marco Macrì,
Macrì Antonio, Domenico Richichi e Vincenzo Cataldo,
-
i reati in materia di armi, ascritti a Leonardo Capogreco e Giuseppe Cherubino,
rispettivamente ai capi O) e P);
-
i reati di estorsione, in forma consumata o tentata, rispettivamente ascritti a Giuseppe
Commisso, Vincenzo Cataldo, Antonio Futìa, Domenico Prochilo e Vincenzo Tavernese.
La principale fonte di prova a carico di tutti e ciascuno dei ricorrenti è costituita dal
contenuto di intercettazioni telefoniche ed ambientali, molte delle quali eseguite nel locale
lavanderia Ape Green di Giuseppe Connmisso, già condannato, analogamente ad Antonio Futìa
e Domenico Prochilo per il reato associativo con sentenza divenuta irrevocabile all'esito della
decisione di questa Corte (Sez. 1, n. 55359 del 17 giugno 2016, Pesce Savino ed altri),
nell'ambito delle indagini del procedimento denominato
Crimine.
Oggetto del processo
Crimine,
in particolare, era la cosca denominata "Commisso", operante prevalentemente in Siderno e
zone limitrofe, e organizzata in gruppi criminali diversi, tra loro collegati in una
società ('ndrina
di Contrada Donisi,
'ndrina
di Contrada Lamia,
'ndrina
di Contrada Ferraro, per rimanere a
quelle oggetto di interesse nel presente procedimento) e finalizzata, mediante la forza
intimidatrice del vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento ed
omertà, al controllo mafioso del territorio ed alla commissione di una serie indeterminata di
delitti tra cui estorsioni, danneggiamenti, delitti contro la persona, reati in materia di armi.
Nella sentenza impugnata sono riportati gli esiti delle indagini, per lo più mediante
videoripresa collegate alle operazioni di ascolto (per la identificazione degli interlocutori) e le
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