Sentenza Nº 49750 della Corte Suprema di Cassazione, 06-12-2019

Data di Resoluzione:06 Dicembre 2019
 
ESTRATTO GRATUITO
visti gli atti, il provvedimento denunziato e i ricorsi;
udita la relazione svolta dal consigliere Ersilia Calvanese;
lette le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore
generale Elisabetta Cesqui, che ha concluso chiedendo che i ricorsi siano
rigettati.
Penale Sent. Sez. 6 Num. 49750 Anno 2019
Presidente: FIDELBO GIORGIO
Relatore: CALVANESE ERSILIA
Data Udienza: 04/07/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
RITENUTO IN FATTO
1.
Con il decreto in epigrafe indicato, la Corte di appello di Roma, quale
giudice del rinvio a seguito di annullamento della Corte di cassazione, rigettava
gli appelli proposti da Roberto Ciotti, Donatella Ciotti, Ernesto Diotallevi, Mario
Diotallevi, Leonardo Diotallevi e Caterina Lucarini, così confermando il decreto
del Tribunale di Roma del 26 gennaio 2015, con il quale era stata disposta la
confisca, ai sensi dell'art. 24 d.lgs. n. 159 del 2011, di numerosi beni ritenuti
riferibili, in modo diretto o indiretto, a Ernesto Diotallevi e da lui illecitamente
acquisiti.
2.
Dai citati provvedimenti emerge quanto segue.
2.1. Con decreto del 26 gennaio 2015 il Tribunale di Roma aveva disposto la
confisca di prevenzione, sul presupposto della pericolosità qualificata di Ernesto
Diotallevi, rientrando lo stesso nella categoria dei soggetti di cui all'art. 4,
comma 1, lett.
a)
d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159.
Secondo il primo giudice, una pluralità di fonti convergenti avevano descritto
e affermato l'appartenenza del Diotallevi a Cosa Nostra, riferito dei rapporti con
esponenti di spicco della Banda della Magliana, con faccendieri del calibro di
Carboni e con personaggi di primario rilievo nel mondo finanziario da epoca
precedente agli anni '80, ma, soprattutto, i più recenti elementi acquisiti
attestavano che il Diotallevi aveva mantenuto "inalterati rapporti" con la
criminalità organizzata romana ed in particolare con personaggi del calibro di
Carminati, Brugia, Senese e Di Carlo.
Il Tribunale aveva ritenuto che, ancorché il
curriculum
delinquenziale del
proposto venisse a fermarsi nel 2010, gli elementi acquisiti di recente nel
procedimento penale a suo carico per fatti di criminalità organizzata avessero
testimoniato il "perdurante inserimento" del proposto in contesti delinquenziali
organizzati e la disponibilità di risorse finanziarie da investire in operazioni
immobiliari, così da far formulare al Tribunale a suo carico un "sicuro giudizio di
pericolosità ancora attuale".
2.2. La Corte di appello di Roma con decreto del 24 maggio 2017 aveva
parzialmente riformato il provvedimento di primo grado, a seguito di
impugnazione promossa da Ernesto Diotallevi e da vari terzi interessati.
In particolare, i Giudici del gravame avevano confermato la confisca soltanto
per alcuni beni (un immobile con annessa attività commerciale di albergo e
ristorante, denominato Hotel Tripoli, sito in Fiuggi, formalmente intestato a Hotel
Nuovo Tripoli s.r.I., quote societarie, capitale sociale e intero patrimonio
2
i
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
aziendale di tale s.r.I.; le quote societarie della Sogeco s.r.l. e suo intero
patrimonio aziendale), revocando le restanti statuizioni ablatorie.
La Corte di appello aveva ritenuto, sulla base di una serie di sentenze
irrevocabili, delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e dei precedenti
penali di Ernesto Diotallevi, che lo stesso, nell'arco temporale che andava dal
1970 al giugno del 1982, anno in cui aveva favorito la fuga di Roberto Calvi,
fosse stato un soggetto di elevata e qualificata pericolosità sociale. Tale
pericolosità era poi riemersa, sia pure in forma generica, dal 2009 al 2013,
periodo nel quale il predetto aveva vissuto anche di proventi di attività criminale
non qualificata, come dimostrava il decreto di archiviazione emesso nei suoi
confronti nel recente procedimento a suo carico.
La Corte territoriale aveva escluso che nel "periodo intermedio" si fossero
manifestati elementi indicativi di una continuità della pericolosità sociale del
predetto, sia pure con modalità diverse, ritenendo il distacco temporale fra i due
periodi troppo lungo e richiamando tre distinti decreti emessi dal Tribunale di
Roma nel 1990, 1994 e 2000, con i quali erano state respinte altrettante
proposte di applicazione di misura di prevenzione personale.
Sulla base di queste conclusioni, la Corte di appello aveva quindi revocato la
confisca dei beni acquisiti nel secondo periodo (dal giugno 1982 al 2009).
La stessa Corte territoriale aveva ritenuto poi insussistente il requisito della
sproporzione tra beni patrimoniali e capacità reddituale del proposto e della sua
famiglia con riferimento al primo dei tre periodi individuati, con conseguente
revoca della confisca dei beni acquisiti in detto arco temporale.
2.2. A seguito dei ricorsi per cassazione promossi dal Procuratore generale
presso la Corte di appello di Roma e dai terzi interessati Claudio Nepi, Luigi
Salute e Salvatore Salute, la Corte di cassazione, Seconda Sezione, con sentenza
n. 13096 del 2018 aveva accolto l'impugnazione della parte pubblica, annullando
con rinvio il decreto della Corte di appello, mentre aveva dichiarato inammissibili
i ricorsi delle parti private.
I rilievi evidenziati dalla Corte di cassazione e che avevano portato
all'annullamento erano i seguenti.
2.2.1. Quanto all'esclusione della pericolosità di Ernesto Diotallevi nel
periodo "intermedio", la Corte territoriale aveva enfatizzato l'archiviazione della
posizione del predetto nel recente procedimento penale, mentre aveva svalutato,
per contro, il contenuto di alcune conversazioni con il figlio, oggetto di
intercettazione, nelle quali, invece, secondo il Tribunale, vi era la
«conferma
della perdurante appartenenza del proposto a detta organizzazione criminale,
attestata dal riconoscimento della posizione di supremazia criminale di Riina,
dall'attribuzione a sé stesso della posizione di referente nella capitale, ma del
3
Corte di Cassazione - copia non ufficiale

Per continuare a leggere

RICHIEDI UNA PROVA