Sentenza Nº 49126 della Corte Suprema di Cassazione, 26-10-2018

Data di Resoluzione:26 Ottobre 2018
 
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SENTENZA
sui ricorsi proposti da:
BARBI CINTI ALESSANDRA nato il 15/12/1973 a VENARIA REALE
CELLI LUIGI nato il 19/03/1960 a LANZO TORINESE
avverso la sentenza del 23/06/2016 della CORTE ASSISE APPELLO di TORINO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere ROSA ANNA SARACENO
Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore ROBERTO
ANIELLO
che ha concluso per
Il Procuratore Generale conclude per il rigetto del ricorso.
Udito il difensore
L'avvocato FOTI ANTONIO si riporta ai motivi e ne chiede l'accoglimento.
L'avvocato PERGA WILMER insiste nei motivi del ricorso.
Penale Sent. Sez. 1 Num. 49126 Anno 2018
Presidente: CARCANO DOMENICO
Relatore: SARACENO ROSA ANNA
Data Udienza: 19/10/2017
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
In fatto
1.
L'omicidio di Marina Corradino
1.1 II 2 aprile 2011, poco dopo le ore 21,00, una persona camuffata con una
parrucca di colore grigio, un paio di occhiali da sole, un cuscino utilizzato per
fingere una inesistente pinguedine, che simulava zoppia e camminava
lentamente appoggiandosi ad un bastone, esplodeva l'intero caricatore di otto
proiettili di una pistola semiautomatica cal. 9 all'indirizzo di Marina Corradino,
appena uscita dal luogo di lavoro, il supermercato Auchan di Venaria,
attingendola per sette volte in varie parti del corpo e cagionandone la morte
immediata.
L'autore delle esplosioni, il cui arrivo alle ore 20.57 era stato filmato dalle
telecamere di videosorveglianza presenti in loco, era stato fermato
nell'immediatezza da una pattuglia di vigili urbani che si trovava ad un centinaio
di metri dal supermercato, smascherato ed identificato nel quarantunenne Intaj
Abdelilah, di nazionalità marocchina, compagno di lavoro fino a poche settimane
prima della vittima presso il medesimo supermercato e suo convivente per circa
tre anni, sino ad una burrascosa interruzione del rapporto risalente a qualche
mese prima dell'omicidio.
Sequestrati gli oggetti serviti al travisamento, l'arma e trentadue proiettili,
l'arrestato dichiarava di essersi recato sul posto con mezzi pubblici, di avere
"fatto quello che doveva essere fatto"
e di avere agito a causa di un preteso
credito vantato nei confronti della vittima.
Le indagini consentivano di ricostruire il contesto dei fatti di causa: imputato
e vittima avevano vissuto insieme per circa tre anni e si erano separati da poco
per iniziativa della donna; da qualche tempo la Corradino era stata fatta oggetto
di una insistita condotta intimidatoria da parte dell'ex compagno, il quale aveva,
secondo l'accusa, in almeno due occasioni, rivolto pesanti minacce di morte con
due telefonate eseguite da voce femminile non identificata all'utenza del bar del
supermercato, ove la vittima lavorava, ricevuta la prima direttamente dalla
Corradino che aveva sporto denunzia, la seconda dall'amica e collega di lavoro
Maria Carbone; nel febbraio precedente l'Intaj aveva anche fatto irruzione
nell'abitazione della donna, picchiandola e danneggiando alcuni mobili; si
accertava inoltre che il predetto era stato licenziato dall'incarico lavorativo
presso il supermercato per un suo comportamento violento, sul luogo di lavoro,
in danno sempre della Corradino.
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Corte di Cassazione - copia non ufficiale

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