Sentenza Nº 47190 della Corte Suprema di Cassazione, 27-11-2015

Data di Resoluzione:27 Novembre 2015
 
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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
TARALLO CIRO STEFANO N. IL 19/02/1949
D'ANDRIA RENATO N. IL 01/01/1946
avverso la sentenza n. 6808/2009 CORTE APPELLO di ROMA, del
27/05/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 14/05/2015 la relazione fatta dal
Coir.iglierc Dott. ROSA PEZZULLO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per
Udito, per la parte civile, l'Avv
Uditi difensor Avv.
Penale Sent. Sez. 5 Num. 47190 Anno 2015
Presidente: NAPPI ANIELLO
Relatore: PEZZULLO ROSA
Data Udienza: 14/05/2015
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
-
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale,
4 Dott. Pinelli Mario Maria Stefano, che ha concluso per l'annullamento senza rinvio
per prescrizione del capo Al, previa esclusione dell'aggravante ex art. 219/1 L.
Fall., e conseguente rideterminazione della pena in anni quattro e mesi sei per
Tarallo, anni sei e mesi nove per D'Andria, con rigetto nel resto;
-udito il difensore delle parti civili, avv. Alfredo Gaito, che ha concluso per
il
rigetto del ricorso, come da conclusioni scritte depositate con nota spese;
-
udito il difensore di Tarallo Ciro Stefano, avv. Giuseppe Di Noto, che si è
riportato ai motivi di ricorso, insistendo per il loro accoglimento;
-
udito il difensore di D'Andria Alessandro, avv.to
Vitale Stefanelli, che si è
riportato ai motivi di ricorso, insistendo per il loro accoglimento;
RITENUTO IN FATTO
1.Con sentenza emessa in data 27.5.2014 la Corte d'Appello di Roma, in
riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Roma in data 4.12.2008, ha
assolto
Tarallo Ciro Stefano
e D'Andria Renato
dal reato sub
limitatamente alla distrazione di £ 13.700.000.000 ed all'ipotesi di cui all'ultimo
capoverso del capo Al) (atti in frode ai creditori), perché i fatti non sussistono,
eliminando la relativa pena e, concesse al solo Tarallo le attenuanti generiche,
equivalenti alle contestate aggravanti, ha determinato la pena, per il Tarallo, in
anni cinque di reclusione e, per il D'Andria,.in anni sette e mesi sei di reclusione,
confermando nel resto la sentenza di primo grado, anche nella parte riguardante
le statuizioni civili.
1.1.
Tarallo Ciro Stefano e D'Andria Renato, in particolare, all'esito del
giudizio di appello, sono stati ritenuti responsabili di plurimi fatti di bancarotta
fraudolenta per distrazione e documentale, in relazione a società del cd. "gruppo
D'Andria", ruotanti intorno alla holding "Investimenti Strategici s.p.a.", fatti che
avevano determinato l'instaurarsi di due diversi procedimenti, oggetto di
riunione, e specificamente, quello n. 14411/95,
-per reati: di bancarotta fraudolenta per distrazione, di cui agli artt. 110 c.p.,
223, 219 e 216 L. Fall., poiché agendo in concorso tra loro, Tarallo Ciro Stefano,
quale amministratore unico e legale rappresentante sino al 1991 e
costantemente cogestore di fatto e D'Andria Renato, quale presidente del
collegio sindacale dal 10.1.1992, socio di riferimento e gestore di fatto, sin dalla
costituzione della società "Investimenti Strategici s.p.a.", fallita il 14.07.1994,
distraevano, al solo scopo di sottrarre il bene alla garanzia dei creditori, un
complesso immobiliare sito in Castelnuovo di Porto, loc. Monte Tufello, del
valore all'epoca oscillante fra i 50 e i 62 miliardi di lire- mediante cessione in
data 10.10.1991, senza alcun reale corrispettivo- alla Ajaccio Immobiliare s.r.I.,
società anch'essa riconducibile al D'Andria, quale socio di riferimento, ed in
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violazione dell'impegno che avevano assunto verso l'I.C.C.R.I., ente finanziatore,
a non alienare l'immobile, senza il suo preventivo consenso; di bancarotta
fraudolenta documentale, perché tenevano le scritture contabili in guisa tale da
non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio (per le distrazioni delle
somme di denaro gli imputati erano stati assolti in primo grado), con le
aggravanti dell'aver commesso più fatti di bancarotta fraudolenta, con danno di
rilevante gravità per i creditori, ammontando il passivo ad £ 55.914.586.382;
quello n. 5050/97 -per i reati: capo Al), di bancarotta fraudolenta per
distrazione, il solo D'Andria, socio di riferimento e gestore di fatto, nonchè
sindaco effettivo, dal 1994 al 1996, della società "Depositi e Finanziamenti
s.p.a.", fallita in data 04.07.96, controllata dagli Investimenti Strategici s.p.a.,
già fallita il 14.7.94, di un cespite immobiliare, sito in Castelnuovo di Porto, del
valore di circa 7 miliardi di lire, mediante cessione, avvenuta nel luglio 1996,
senza alcun corrispettivo, alla Centri commerciali s.r.I.; il D'Andria ed il Tarallo,
quest'ultimo quale amministratore unico dal 21.04.1988 al 28.10.994 della
indicata società, dell'importo di £ 21.300.000.000 provenienti da un
finanziamento ICCRI nel 1991; entrambi di bancarotta fraudolenta
documentale, per aver tenuto i libri, le scritture e la contabilità, in guisa tale da
rendere impossibile la ricostruzione delle vicende patrimoniali della società,
omettendo di presentare i bilanci dal 1990 al fallimento; capo B), il Tarallo,
quale amministratore, e il D'Andria quale socio di riferimento e cogestore di
fatto, della società
Finanziaria d'Affari,
fallita il 04.07.96, di bancarotta
fraudolenta per distrazione dell'intero pacchetto di quote della controllata
Gecoim s.r.I., titolare di un complesso immobiliare sito in Capri, del valore di lire
35 miliardi di lire, mediante cessione, senza alcun corrispettivo, alla Domina
Capri s.r.I.; di bancarotta fraudolenta documentale, per aver tenuto in frode al
creditori, libri, scritture e contabilità, in guisa tale da rendere impossibile la
ricostruzione delle vicende patrimoniali della società, omettendo di presentare i
bilanci dal 1990 al fallimento, con le aggravanti dell'aver commesso più fatti di
bancarotta fraudolenta, con danno di rilevante gravità per i creditori,
ammontando il passivo ad 47 miliardi di lire.
-Avverso tale sentenza hanno proposto ricorso per cassazione entrambi gli
imputati.
2.
Il D'Andria ha proposto due ricorsi, lamentando, con quello a firma dell'avv.
Vitale Stefanelli, affidato a due motivi:
2.1.
con il primo motivo, plurimi vizi di motivazione, ai sensi dell'art. 606, primo
comma lett. e) c.p.p., in ordine a vari punti della sentenza impugnata, partendo
dalla premessa generale che quest'ultima presenta numerose lacune
argonnentative, che rendono impossibile la comprensione dell'iter argonnentativo,
2
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