Sentenza Nº 46752 della Corte Suprema di Cassazione, 22-11-2013

Data di Resoluzione:22 Novembre 2013
 
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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
Cappabianca Ferdinando n. il 13.7.1968; Carnevale Donato n. il
30.12.1970; Carnevale Maria n. il 22.7.1968; Di Felice Domenico n. il
29.1.1961; Di Palma Lorenzo n. il 10.2.1965; Filippelli Antonio n. il
26.12.1962; Ianniello Maria Addolorata n. il 28.11.1981; Iuliano Paolo
n. il 27.11.1988; Mastroianni Mario n. il 16.11.1972; Modena Mara n.
il
22.6.1954;
Musone Eremigio n. il 23.7.1978; Nocera Andrea n. il
19.2.1981; Nocera Antonio n. il 30.1.1986; Olivo Anna n. il 22.1.1960;
Ruocchio Laura n. il 20.3.1992; Zanillo Antonio n. il 30.11.1968
avverso la sentenza n. 2173/2011 pronunciata dalla Corte d'appello di
Napoli il
22.5.2012;
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita nell'udienza pubblica del 15.10.2013 la relazione fatta dal Cons.
dott. Marco Dell'Utri;
udito il Procuratore Generale, in persona del dott. R. Aniello, che ha
concluso per il rigetto di tutti i ricorsi ad eccezione di quelli di
Filippelli, Ianniello, Nocera Antonio e Zarrillo Antonio in relazione ai
quali ha concluso per la dichiarazione d'inammissibilità;
uditi i difensori, avv.to
N. Garofalo, per Olivo; avv.to
F. Simoncelli,
per Di Palma, Filippelli e Modena; avv.to
A. Sorbo, per Di Felice; tutti
del foro di S. Maria Capua Vetere; nonché avv.to
E. Spinelli, del foro
di Roma, per Mastroianni, che hanno concluso per l'accoglimento dei
rispettivi ricorsi.
Penale Sent. Sez. 4 Num. 46752 Anno 2013
Presidente: BRUSCO CARLO GIUSEPPE
Relatore: DELL'UTRI MARCO
Data Udienza: 15/10/2013
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
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Ritenuto in fatto
i.
— Con sentenza resa in data 3.9.2010, il tribunale di Santa
Maria Capua Vetere ha condannato Ferdinando Cappabianca, Donato
Carnevale, Maria Carnevale, Paolo Iuliano, Andrea Nocera, Laura
Ruocchio, Domenico Di Felice, Maria Addolorata Ianniello, Antonio
Nocera, Mara Modena, Eremigio Musone, Lorenzo Di Palma e Mario
Mastroianni alle pene rispettivamente loro inflitte in relazione a una
serie di reati concernenti il traffico di sostanze stupefacenti, nonché,
unitamente ad Antonio Zarrillo e ad Anna Olivo - e con esclusione di
Maria Addolorata Ianniello e Mara Modena - al reato di associazione
per delinquere finalizzata al compimento di detto traffico, commessi,
nei territori della provincia di Caserta, nei luoghi e nei periodi di
tempo specificamente indicati nei capi d'imputazione ascritti a cia-
scun imputato.
Con la stessa sentenza, il giudice di primo grado, assolto Anto-
nio Filippelli dalle imputazioni contestategli, ha applicato allo stesso
la misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di un anno.
Con sentenza in data
22.5.2012,
la corte d'appello di Napoli,
confermate integralmente le restanti statuizioni, ha rideterminato la
pena nei confronti del solo Domenico Di Felice, applicando in suo fa-
vore la continuazione tra i reati allo stesso ascritti e quello già prece-
dentemente giudicato con sentenza della medesima corte d'appello
del 23.9.2008, divenuta irrevocabile in data 14.5.2009.
Avverso la sentenza d'appello, hanno proposto ricorso per cas-
sazione tutti gli imputati.
2.1. -
Ferdinando Cappabianca censura la sentenza impugnata
per violazione di legge in relazione agli artt. 34, co.
2,
e 36, co. 1, lett.
h), c.p.p., per avere la corte territoriale emesso il proprio giudizio no-
nostante due membri del collegio (Anna Di Mauro e Patrizia Cappiel-
lo) avessero già manifestato il proprio convincimento in ordine alla
responsabilità penale di numerosi imputati del medesimo reato
ascritto al Cappabianca, ritenendo di separare le posizioni dei diversi
imputati sull'erroneo presupposto dell'autonoma considerabilità del-
le diverse condotte ascrivibili a ciascuno dei concorrenti nel medesi-
mo reato.
A giudizio del ricorrente, viceversa, la natura necessaria del
concorso nel reato associativo avrebbe imposto di ritenere insuffi-
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ciente il riferimento all'autonomia delle singole posizioni al fine di
escludere l'inevitabile condizionamento derivante dall'awenuta
emissione del precedente giudizio.
In particolare, tale condizionamento emergerebbe con eviden-
za nella valutazione dello stretto e inscindibile rapporto tra il Cappa-
bianca e Francesco Zarrillo (separatamente giudicato), ritenuto il
promotore dell'associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti
contestata al Cappabianca, per come emerso sulla base delle dichia-
razioni degli stessi collaboratori di giustizia (richiamati nella motiva-
zione della sentenza impugnata e valutati come attendibili nel prece-
dente processo) concordi nell'indicare il Cappabianca quale stretto e
diretto collaboratore di Francesco Zamillo.
Sotto altro profilo, il ricorrente censura la sentenza impugnata
per violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 73
e 74 d.p.r. n. 309/90, 192 c.p.p.
62-bis
e 133 c.p..
In particolare, si duole il ricorrente dell'assoluta insufficienza
della motivazione relativa all'accertamento del reato associativo
ascritto al Cappabianca, fondata esclusivamente sulle dichiarazioni
dei collaboratori di giustizia e sugli esiti dell'attività di captazione li-
mitati a un arco temporale di soli quattro mesi: dichiarazioni e con-
versazioni riferite a vicende estranee ai fatti oggetto del processo, del
tutto generiche e prive di adeguati riscontri obiettivi.
A tale riguardo, con particolare riferimento alla conversazione
ambientale del 15.6.2007 posta a fondamento della condanna relativa
al capo A17 della rubrica, rileva il ricorrente come la corte d'appello
abbia trascurato di operare alcuna autonoma valutazione, limitandosi
a riproporre le criticabili argomentazioni sostenute dal giudice di
primo grado; così come del tutto genericamente la corte territoriale
ha ascritto al Cappabianca un ruolo attivo all'interno del sodalizio
criminoso in assenza di idonea motivazione capace di astrarre, dalla
comprovata attività relativa alla cessione di stupefacenti, la configu-
rabilità di elementi concreti idonei ad attestare il ricorso dell'ulteriore
e diversa fattispecie associativa.
Analoga carenza motivazionale affliggerebbe, ad avviso del ri-
corrente, il riconoscimento della circostanza aggravante di cui all'art.
71. n. 203/91 in assenza di alcuna prova del dolo specifico di agevola-
zione dell'associazione di stampo mafioso, certamente non rinvenibi-
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