Sentenza Nº 46445 della Corte Suprema di Cassazione, 15-11-2019

Data di Resoluzione:15 Novembre 2019
 
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SENTENZA
sul ricorso proposto da:
MANCUSO COSMO nato a LIMBADI il 25/08/1949
avverso l'ordinanza del 28/05/2019 del TRIB. LIBERTA' di CATANZARO
udita la relazione svolta dal Consigliere FRANCESCO ALIFFI;
sentite le conclusioni del PG, ROBERTA MARIA BARBERINI, che ha concluso
chiedendo l'inammissibilità del ricorso.
uditi i difensori: sono presenti gli avvocati D'OTTAVIO GIUSEPPE del foro di
Reggio Calabria, quale sostituto processuale dell'avvocato D'OTTAVIO GABRIELE
del foro di REGGIO CALABRIA, come da nomina depositata in udienza e l'avvocato
BIFFA MASSIMO del foro di ROMA in difesa di MANCUSO COSMO.
L'avvocato D'OTTAVIO ha concluso chiedendo l'accoglimento del ricorso.
L'avvocato BIFFA ha concluso chiedendo l'annullamento con rinvio dell'ordinanza
impugnata.
RITENUTO IN FATTO
1. Con provvedimento reso in data 28-29 maggio 2019 il Tribunale di
Catanzaro, adito ai sensi dell'art. 309 cod. proc. pen., ha confermato l'ordinanza
Penale Sent. Sez. 1 Num. 46445 Anno 2019
Presidente: SIANI VINCENZO
Relatore: ALIFFI FRANCESCO
Data Udienza: 16/10/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
con cui il Giudice per le indagini preliminari del medesimo Tribunale aveva
applicato a Mancuso Cosmo la misura cautelare della custodia in carcere per i
delitti di omicidio ai danni di Fiamingo Raffaele e di tentato omicidio ai danni di
Mancuso Francesco, detto Tabacco, nonché per gli strumentali reati in materia
di armi, tutti commessi, nel medesimo contesto, il 9 luglio 2003 nel comune di
Spilinga e tutti aggravati ai sensi dell'art. 416 bis 1 cod. pen.
Secondo i giudici della cautela sussistono a carico di Mancuso Cosmo gravi
indizi di colpevolezza.
Dagli elementi raccolti era stato possibile, innazitutto, inquadrare l'episodio
omicidiario in un più ampio contesto di lotte e dissapori tra due distinti gruppi
'ndranghetisti, inizialmente inseriti nell'unica articolazione, a matrice familiare,
meglio conosciuta con il nome di cosca Mancuso di Limbadi. Più precisamente,
diverse operazioni di polizia ed i successivi provvedimenti giudiziari susseguitisi
nel tempo (richiamati a pag. 2 dell'ordinanza impugnata) avevano permesso di
accertare come detto sodalizio si era disgregato dando vita a più «sotto
articolazioni» che ben presto erano entrate in conflitto; lo scontro armato era
stato costellato da ripetute vicende violente che avevano colpito, in rapida
successione, più componenti della famiglia Mancuso. Tra gli episodi della faida
interna alla famiglia Mancuso si inseriva, per l'appunto, l'episodio omicidiario
oggetto del procedimento che aveva tra le sue vittime Mancuso Francesco,
nipote di Mancuso Cosmo indicato
dall'accusa come mandante (pagg. da 1 a
3).
Riguardo alla dinamica, secondo la ricostruzione accusatoria condivisa dai
giudici della cautela, entrambe le vittime nelle ore precedenti all'agguato
avevano avanzato richieste estorsive a Pata Francesco, gestore del panificio nei
pressi del quale si era verificato il delitto risultato di proprietà di una società di
cui era socio accomandatario un fratello dell'indagato Prenesti Antonio, Prenesti
Francesco; il Pata dopo avere chiesto al Fiamingo ed al Mancuso di ritornare più
tardi aveva sollecitato telefonicamente il socio, Prenesti Francesco, di
intervenire in suo favore; il Prenesti si era attivato chiedendo al boss Mancuso
Cosmo la necessaria autorizzazione. Al ritorno nel panificio, il Fiamingo e
Mancuso Francesco avevano trovato ad attenderli due uomini armati che
avevano repentinamente iniziato a sparare nella loro direzione riuscendo a
colpire mortalmente il Fiamingo e a ferire il Mancuso che era comunque riuscito
a darsi alla fuga a bordo dell'autovettura. Subito dopo l'agguato i carabinieri
intervenuti, eseguendo i rilievi, avevano rivenuto bossoli esplosi val. 7,65 e cal.
9. Era, infine emerso che l'auto, provento di furto, utilizzata dagli esecutori
materiale era stata custodita da Cicerone Orazio, vicino al gruppo capeggiato da
Mancuso Cosmo (pagg. 3 e 4).
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