Sentenza Nº 46392 della Corte Suprema di Cassazione, 12-10-2018

Data di Resoluzione:12 Ottobre 2018
 
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SENTENZA
sui ricorsi proposti dalla parte civile MEDICINA DEMOCRATICA MOVIMENTO DI LOTTA
PER LA SALUTE ONLUS e ASSOCIAZIONE ITALIANA ESPOSTI AMIANTO ONLUS -
A.I.E.A. -
nel procedimento a carico di:
BEDUSCHI PAOLO nato a CASALMAGGIORE il 05/10/1940
MAZZON VALERIANO nato a CHIARI il 29/11/1927
NEGRONI ALBERTO nato a ROMA il 14/01/1927
CHIZZOLINI PAOLO nato a REGGIO EMILIA il 25/10/1933
inoltre:
EDIPOWER SPA, responsabile civile
ENEL SPA, responsabile civile
COMUNE DI TURBIGO, parte civile
avverso la sentenza del 21/02/2017 della CORTE APPELLO di MILANO
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere CARLA MENICHETTI;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore DELIA CARDIA
che ha concluso chiedendo il rigetto dei ricorsi.
Udito il difensore Avv. Baccaredda Boy Carlo in difesa di Edipower S.p.a. anche per
l'Avv. Fontanella Maria Francesca per l'imputato Mazzon Valeriano, come da nomina a
sostituto processuale, il quale chiede il rigetto dei ricorsi
Penale Sent. Sez. 4 Num. 46392 Anno 2018
Presidente: IZZO FAUSTO
Relatore: MENICHETTI CARLA
Data Udienza: 15/05/2018
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
Udito l'Avv. Mara Laura in difesa delle parti civili ricorrenti la quale si riporta ai motivi
-,
di ricorso e deposita conclusioni e nota spese e sentenza della Corte di Cassazione
,
Udito l'Avv. Zanchi Alessandra in difesa di Beduschi Paolo, la quale si riporta alle
memorie scritte
Udito l'Avv. Murdaca Giovambattista in difesa di Negroni Alberto e Chizzolini Paolo, il
quale chiede il rigetto dei ricorsi delle parti civili
Udito l'Avv. Ravizzoli Angelo in difesa del Comune di Turbigo il quale si ossocia all'Avv.
Mara Laura e deposita conclusioni e nota spese
Udito l'Avv. Marchiolo Carla in difesa di Chizzolini Paolo, il quale chiede il rigetto del
ricorso della parte civile
Udito l'Avv. Salvaneschi Paola per Enel S.p.a., giusta nomina e procura speciale, la
quale insiste sull'eccezione di difetto di legittimazione
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Corte di Cassazione - copia non ufficiale
RITENUTO IN FATTO
1.
Con sentenza in data 28 febbraio 2015 il Tribunale di Milano assolveva Beduschi
Paolo, Mozzon Valeriano, Negroni Alberto e Chizzolini Paolo dal reato di omicidio colposo
per avere, nelle loro rispettive qualità di capo centrale (Beduschi e Mozzon), direttore di
compartimento (Chizzolini), direttore compartimentale e generale (Negroni) della
centrale termoelettrica di Turbigo, nei periodi e secondo le condotte indicati
dettagliatamente nei capi di imputazione, cagionato la morte per mesotelioma pleurico di
otto lavoratori (Marcoli Giancarlo, Orlandelli Rosolino, Misin Oscar, Bertoni Giampiero,
Stella Giancarlo, Sommariva Giulio, Ranzani Mauro e Panza Giuseppe), avendo agito con
colpa generica e con violazione della normativa specifica per la prevenzione degli
infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, ed in particolare delle disposizioni di cui
agli artt.4, 15, 19 e 21 del D.P.R.n.303/1956. Dichiarava inoltre non doversi procedere
nei confronti di Velchich Aldo e Corbellini Francesco, rispettivamente direttore di
compartimento nel periodo 17.7.1973-30.6.1980 e presidente del consiglio di
amministrazione nel periodo 1.2.1979-6.1.1987, stante l'estinzione del reato per morte
degli imputati.
2.
Il Tribunale affermava che le otto persone offese erano decedute a causa di un
mesotelioma pleurico contratto durante la loro vita lavorativa alla centrale termoelettrica
di Turbigo, ove, nel corso degli anni, non erano state adottate tutte le cautele ai tempi
rese doverose dalle conoscenze disponibili sulla pericolosità delle fibre di amianto e delle
polveri in generale; riteneva tuttavia che le attuali conoscenze scientifiche, così come
veicolate nel processo dai consulenti tecnici di tutte le parti, non fossero in grado di
risolvere fondamentali quesiti in punto di carcinogenesi e sviluppo del mesotelioma,
impedendo di individuare il periodo lavorativo nel quale le persone offese si erano
irreversibilmente ammalate e, di conseguenza, i soggetti responsabili del loro decesso.
Esponeva il Tribunale - in base a complessa ed approfondita istruttoria - che
certamente all'interno della centrale di Turbigo si era fatto nel tempo un ampio uso di
materiale contenente amianto, utilizzato per coibentare le caldaie, i macchinari, le
tubature e per realizzare gli sbarramenti anti fiamma posti ad intervalli regolari sulle
passerelle metalliche, che costituivano le vie dei cavi elettrici e si sviluppavano all'interno
della centrale. Altrettanto certo, in base alle dichiarazioni dei lavoratori, che l'Enel non
avesse tempestivamente adottato adeguate e doverose misure atte ad impedire la
dispersione delle polveri nell'ambiente, almeno fino agli inizi degli anni novanta, e che
dunque i lavoratori fossero stati ampiamente esposti, seppur in termini progressivamente
decrescenti, all'inalazione di fibre di amianto. Tale esposizione si era pacificamente
verificata anche rispetto alle otto persone offese, che avevano svolto lavori in diretto
contatto con materiale amiantifero.
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Corte di Cassazione - copia non ufficiale

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