Sentenza Nº 45414 della Corte Suprema di Cassazione, 07-11-2019

Data di Resoluzione:07 Novembre 2019
 
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SENTENZA
sui ricorsi proposti nell'interesse di:
Aloisi Olimpio, nato a Pescara il 23.1.1965,
Giammarco Roberto, nato a Pescara 1'8.11.1972,
Bocchia Claudio, nato a Savona il 26.3.1962,
Fideuram spa, in persona del legale rappresentante,
contro la sentenza di Tribunale di Busto Arsizio del 9.5.2019;:
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed i ricorsi;
udita la relazione svolta dal consigliere dott. Pierluigi Cianfrocca.
RITENUTO IN FATTO
1. Con decreto di giudizio immediato emesso dal GIP presso li Tribunale di
Busto Arsizio, Domenico Giannini, Olimpio Aloisi, Roberto Giamnnarco e Claudio
Bocchia erano stati citati a giudizio per rispondere, tutti, del reato di associazione
a delinquere di cui al capo a) della rubrica, dei fatti di truffa aggravata di cui al
capo b) della rubrica, del reato di esercizio abusivo di attività finanziaria e
sollecitazione del risparmio di cui al capo f) della rubrica, del reato di ostacolo
alle funzioni ed alle attività delle autorità di vigilanza, di cui al capo h), reati tutti
aggravati ai sensi dell'art. 3 della legge 146 del 2006; il solo Giammarco, inoltre,
del delitto di cui all'art. 643 cod. pen., di cui al capo c), commesso in danno di
Venanzio Colaiocco; il solo Giannini del reato di riciclaggio di cui al capo d) e,
unitamente ad altri coimputati, dei fatti di appropriazione indebita di cui al capo
e) e di autoriclaggio di cui al capo i), tutti sempre aggravati dalla
transnazionalità; unitamente all'Aloisi ed al Giammarco (e ad altro imputato), dei
fatti di esercizio abusivo dell'attività bancaria di cui al capo g) della rubrica;
Penale Sent. Sez. 2 Num. 45414 Anno 2019
Presidente: DE CRESCIENZO UGO
Relatore: CIANFROCCA PIERLUIGI
Data Udienza: 25/09/2019
Corte di Cassazione - copia non ufficiale
unitamente ed in concorso con il Bocchia, dei fatti di riciclaggio di cui al capo I),
ancora una volta aggravati ai sensi del già più volte menzionato art. 3 della
legge 146 del 2006;
2.
costituitesi le parti civili e, previa autorizzazione, citati in giudizio i
responsabili civili, all'udienza del 28.3.2018 Domenico Giannini, presente
personalmente, aveva rinnovato la richiesta di applicazione della pena ai sensi
dell'art. 448 cod. proc. pen. nei termini già in precedenza esposti per iscritto;
all'udienza dell'11.4.2018 altrettanto avevano fatto il Giannmarco, l'Aloisi ed il
Bocchia articolando i relativi progetti di pena sui quali il PM aveva prestato il suo
consenso;
3.
il Tribunale, pertanto, all'udienza del 9.5.2018, passati in rassegna gli
elementi acquisiti nel corso delle indagini aveva in primo luogo escluso la
possibilità di addivenire ad una sentenza di proscioglimento ai sensi dell'art. 129
cod. proc. pen. sostenendo che l'esame degli atti consentiva di desumere la
esistenza, tra gli imputati, di un vincolo associativo nel quale spiccava la figura di
Giannini quale ideatore e collettore di un sodalizio criminale dedito alla
realizzazione di molteplici reati, tra cui una serie di truffe perpetrate mediante la
raccolta di denaro e la creazione di conti "sponda" in stati esteri al fine di elidere
l'operato delle autorità amministrative e di vigilanza e di riciclare il profitto della
attività delittuosa così posta in essere; giudicata corretta la qualificazione delle
condotte ascritte agli imputati, ritenute inoltre condivisibili le valutazioni operate
dalle parti in merito sia alla comparazione tra le circostanze di opposto segno che
alla entità delle pene in relazione al disvalore complessivo dei fatti ed alla
personalità degli imputati, ha applicato a Domenico Giannini la pena di anni 4 e
mesi 2 di reclusione ed Euro 11.000 di multa; a Roberto Giamnnarco la pena anni
3 di reclusione; ad Olimpio Aloisi la pena di anni 3 di reclusione; a Claudio
Bocchia la pena di anni 3 e mesi 4 di reclusione ed Euro 6.000 di multa; ha
condannato gli imputati, in solido tra loro, al pagamento delle spese processuali
e di custodia cautelare applicando, altresì, le pene accessorie della interdizione
dai pubblici uffici per la durata di anni cinque e della interdizione degli imputati
dalla professione di intermediario finanziario per la durata della pena; in forza
dell'art. 11 della legge 146 del 2006 e dell'art. 648quater cod. pen., ha infine
disposto la confisca del denaro e dei beni in giudizile sequestro, oltre che del
denaro e degli altri beni degli imputati sino a concorrenza del profitto dei reati di
cui ai capi b), c), e), f), g), d), i), I), nella misura indicata come pari ad Euro
18.039.793,45; ha da ultimo condannato gli imputati al pagamento delle spese
processuali in favore delle costituite parti civili per ciascuna di esse liquidata in
dispositivo;
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